Storie sospese – 2

L’orologio sulla torre del Duomo batté la mezzanotte.   I rintocchi risuonarono cupi nei vicoli deserti della città vecchia.   Il selciato era lucido per la pioggia caduta in serata; nei punti più sconnessi l’acqua ancora ristagnava in larghe pozzanghere nelle quali si specchiavano i radi lampioni. Faceva molto freddo.
A metà d’una viuzza ripida s’aprì un portone e ne uscì una donna. Senza chiudere il battente dietro di sé s’avviò giù per la discesa.
Camminava al centro della strada. Indossava solo una camicetta bianca e una corta gonna scura.  Ai piedi calzava scarpe di vernice nera dal tacco altissimo. Non aveva borsa, né cappello. I capelli neri e lucidi le ricadevano fino a metà della schiena. Il volto era pallido, gli occhi sbarrati, le labbra aperte, il respiro affannoso.
Camminava svelta, i suoi tacchi puntuti ticchettavano veloci sui sampietrini. Teneva le braccia rigide lungo i fianchi, i pugni serrati. Si voltava spesso, come se temesse d’essere seguita.
Giunta alla fine della discesa, dove la viuzza incrociava una strada più larga,  la donna si fermò e si girò ancora una volta a guardare la strada che aveva appena percorsa. Restò per qualche istante così, assorta, lo sguardo fisso. Rabbrividì e si strinse le braccia al petto. Sembrò accorgersi solo allora del freddo e del suo abbigliamento leggero. Si strofinò le braccia, poi prese a sinistra. Il suo passo però non era più così deciso, s’era fatto incerto, anzi, esitante, sembrava non sapesse dove andare.
In lontananza apparvero delle luci. Un’auto si avvicinava. Era un taxi, si vedeva l’insegna accesa sul tetto. La donna alzò la mano e l’agitò nell’aria. Il taxi rallentò fin quasi a fermarsi. Quando fu all’altezza della donna, l’autista si chinò per guardarla dal finestrino. Qualcosa nell’aspetto di lei dovette apparirgli poco rassicurante perché si raddrizzò e subito l’auto riprese velocità.
La donna restò per qualche istante con braccio alzato a guardare il taxi che si allontanava, poi si strinse di nuovo le braccia al petto e

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