Storie sospese – 5

   

Non ce la facevo a starmene in casa, avevo troppo caldo. Le mura si sono surriscaldate con il clima africano che ci ha perseguitato nelle ultime due settimane, e mentre fuori l’aria è già cambiata, all’interno ancora si soffoca. Forse non era solo per il caldo, ad ogni modo di scrivere nemmeno a parlarne e di leggere non me la sentivo, che potevo fare allora? Dovevo ridurmi a guardare la televisione fin dalla mattina come un vecchio rincoglionito? Così mi sono deciso a uscire. Non che mi facessi illusioni. Sapevo che avrei dovuto affrontare il traffico e poi girare a lungo per trovare un parcheggio e poi il sole mi avrebbe dato fastidio e poi avrei dovuto fare pipì e trovare un bar e poi, magari, avrei anche incontrato qualcuno che non mi andava di vedere ecc. ecc. Comunque sono uscito. Mi stavo immalinconendo, a starmene in casa da solo, mi veniva voglia di piangere e non è certo un buon segno.

C’era il sole, sì, ma l’aria era fresca, e anche in macchina si respirava. La luce, poi, era magnifica: sembrava una di quelle mattine d’estate di trent’anni fa, quando l’aria era sempre trasparente e i desideri abitavano ancora il cuore.

Mi sono ricordato che da tempo dovevo comprare delle lampadine e mi sono diretto verso il negozio dove mi servo di solito. Il traffico era scorrevole, e ho trovato subito un parcheggio, regolare, gratuito e all’ombra, per di più. Ai pessimisti che non s’aspettano mai niente di buono da lei, la vita a volte si diverte a fare una bella sorpresa.

Quando sono sceso dall’auto ero fresco come appena uscito di casa, nemmeno una stilla di bagnato fra le mammelle, il primo punto in cui comincio a sudare. Per sottolineare quel raro stato di grazia, ho deciso di concedermi un altro caffè. Reso baldanzoso dal momento favorevole, ho voluto arrischiarmi a prenderlo in un locale aperto da poco, molto alla moda fra i giovani e di cui si dice un gran bene. Il locale era fresco, pulito e accogliente, il barista gentile e il caffè superbo. Sono uscito con la convinzione d’essere incappato in una di quelle giornate magiche in cui tutto è destinato ad andar bene. Non me ne sono capitate tante nella vita, ma pure qualche esperienza di questo tipo l’ho fatta. Hai la sensazione che tutto giri per il verso giusto, che le cose si incastrino una nell’altra con dolcezza e fluidità, senza scosse e senza urti.

Ricordandomi dell’acquisto che dovevo fare e che m’aveva portato in quella zona, mi sono diretto verso il negozio. E’ su una strada parallela a quella che stavo percorrendo, e c’è una galleria a unirle. Ci sono belle vetrine lì sotto, e m’ero fermato a guardare quella di una libreria

(1998)