Il coraggio di vivere

Lei è bellissima e lui ogni sera,  incontrandola  durante  il passeggio, la guarda come uno sperso da tre giorni nel deserto guarderebbe una bottiglia di birra gelata. Lei lo nota,  ma  è abituata all’ammirazione degli uomini,  è  cosciente  del  desiderio che la sua apparizione  suscita  in loro: le arriva addosso come un’altissima onda calda, sulla quale  lei scivola con eleganza, regale e  irraggiungibile. Poi  lei   si ammala di una terribile  malattia  e  diventa brutta. Nessuno la guarda più con ammirazione e  desiderio, nessuno  tranne  lui. Lei, per  qualche   tempo,  passeggia ancora  la sera. E’ la speranza di incontrare il suo sguardo  a darle la forza per farlo. E lui ancora  la  guarda assetato, e le dà così il coraggio di continuare a vivere.

(1997)

Aprile e silenzio

Tomas Tranströmer (1931); traduzione di Gianna Chiesa Isnardi

La primavera giace deserta.
Il fossato di velluto scuro
serpeggia al mio fianco
senza riflessi.

L’unica cosa che splende
sono fiori gialli.

Son trasportato dentro la mia ombra
come un violino
nella sua custodia nera.

L’unica cosa che voglio dire
scintilla irraggiungibile
come l’argento
al banco dei pegni.
(1996)