Il migliore dei mondi possibili

 

In uno stato dittatoriale, il capo carismatico e indiscusso del paese invita ogni settimana un cittadino qualunque a pranzare da solo  con  lui. Pensa di avere così l’occasione per tastare  il polso al “paese reale”. L’invitato è davvero libero di dire ciò che pensa: potrebbe denunciare, senza subire conseguenze di sorta ma anzi con la gratitudine del tiranno,  soprusi, abusi,  disonestà  dei superiori, incapacità, corruzione. Nessuno, però,  lo  fa. Finiscono sempre  per dire che va tutto bene, e che  vivono  nel migliore dei mondi possibili.

(1997)

Alle parche

Friedrich Hölderlin (1770-1843); traduzione di Enzo Mandruzzato

Un’estate donatemi, o possenti!
E un solo autunno al mio canto maturo,
perché il cuore, saziato
di dolce gioco, muoia persuaso.

L’anima che non ebbe in vita il suo diritto
divino non avrà pace neppure
laggiù tra i morti. Ma se mi sarà dato
ciò che mi è santo in cuore, la poesia,

sii benvenuta, pace delle ombre!
Anche se non mi seguirà la cetra
sarò appagato. Avrò vissuto un giorno
come gli Dei, e più non chiederò.