Autre éventail (de Mademoiselle Mallarmé)

Stéphane Mallarmé (1842-1898); traduzione di Roberto Michilli

O sognatrice, perché io m’immerga
Nella pura delizia irraggiungibile
Sappi, con sottile menzogna,
Tenere l’ala mia nella tua mano.

Una freschezza di crepuscolo
T’arriva ad ogni battito
E il colpo prigioniero spinge indietro
L’orizzonte delicatamente.

Vertigine! ecco che rabbrividisce
Lo spazio come un grande bacio
Che, folle di nascere per nessuno,
Non può sgorgare né placarsi.

Senti il paradiso selvaggio
Come un riso sepolto
Insinuarsi dall’angolo della tua bocca
Al fondo dell’unanime piega!

Lo scettro delle rive color rosa
Stagnanti sulle sere d’oro, è questo
Il bianco volo chiuso che tu posi
Contro la fiammata d’un braccialetto.

(1884)

Donna genovese

Dino Campana (1885-1932)

Tu mi portasti un po’ d’alga marina
nei tuoi capelli, ed un odor di vento,
che è corso di lontano e giunge grave
d’ardore, era nel tuo corpo bronzino:
– oh la divina
semplicità delle tue forme snelle –
non amore non spasimo, un fantasma,
un’ombra della necessità che vaga
serena e ineluttabile per l’anima
e la discioglie in gioia, in incanto serena
perché per l’infinito lo scirocco
se la possa portare.
Com’è piccolo il mondo e leggero nelle tue mani.