Terrazza

Vittorio Sereni (1913-1983)

Improvvisa ci coglie la sera.
                                  Più non sai
dove il lago finisca;
un murmure soltanto
sfiora la nostra vita
sotto una pensile terrazza.

Siamo tutti sospesi
a un tacito evento questa sera
entro quel raggio di torpediniera
che ci scruta poi gira se ne va.

Il tempo della quiete

Niente riesce a darmi serenità come guardare una donna che lavora a maglia. Lo fa mia figlia, ogni tanto, e io m’incanto davanti a lei come facevo un tempo con mia madre o con qualcuna delle mie vecchie zie. Ho l’impressione che attorno a queste figure intente e laboriose il tempo, come per magia, freni la sua corsa e s’acquieti. Forse è merito dei gesti, controllati e sapienti, che imbastiscono un incantesimo e riescono ad imbrigliarlo.

(1996)

Attesa

Vincenzo Cardarelli (1887-1959)

Oggi che t’aspettavo
non sei venuta.
E la tua assenza so quel che mi dice,
la tua assenza che tumultuava,
nel vuoto che hai lasciato,
come una stella.
Dice che non vuoi amarmi.
Quale un estivo temporale
s’annuncia e poi s’allontana,
così ti sei negata alla mia sete.

(1936)

Amore a prima vista

La  guardai. Lei ricambiò il mio  sguardo  per  un istante,   poi  abbassò la testa. La rialzò  subito,  però,  per cercare ancora i miei occhi. Non le fu difficile  trovarli:  non  l’avevano mai lasciata. Ero con una donna;  lei  aveva accanto un uomo. Eravamo seduti a due tavoli vicini, in  un ristorante.  “Ti amo”, le dissero i miei occhi.  “Anch’io”, risposero i suoi. Un cameriere portò il conto al suo  tavolo.  Dopo aver pagato, l’uomo  si allontanò. Prima  di  seguirlo, lei mi guardò ancora. “Ti amerò per sempre”, dissero i suoi occhi. “Anch’io”, risposero i miei.

(1998)

[Non so se è amor che hai…]

Fernando Pessoa (1888-1935); traduzione di Antonio Tabucchi

Non so se è amor che hai, o amor che fingi,
quello che mi dai. Dammelo. Così mi basta.
  Giacché per tempo giovane non sono,
  che lo sia almeno per errore.
Poco gli dei ci danno, e il poco è falso.
Però, se ce lo danno, sebbene falso, l’offerta
  è vera. Accetto.
Chiudo gli occhi: è sufficiente.
            Cosa voglio di più?

(1930)

Come farsi pubblicare un libro

Uno “scrittore segreto” progetta ed esegue una serie di   efferati omicidi  per attirare su di sé l’attenzione  dei  mezzi di comunicazione  di massa e sfruttare poi la popolarità così raggiunta  per  far finalmente visionare e pubblicare i  suoi  manoscritti. Giacché c’è, si toglie di torno un bel po’ di gente che gli  stava  sullo stomaco. La manovra riesce in  pieno.  I  libri vengono pubblicati e vendono milioni di copie. Lo scrittore,  non più  segreto, riceve lettere d’amore da legioni  di  ammiratrici. Molte vanno anche a trovarlo in carcere.

(1997)