Le bambine

Da piccoli giocavamo con loro a Nascondino,  Mosca  cieca,  Palla  prigioniera,  Campana, Un, due, tre, stella! e Cerchietti. Saltavamo anche la corda, insieme. Mentre due la facevano girare sempre più velocemente, un maschietto e una femminuccia saltavano tenendosi per mano e dicendo ad alta voce: “Mele, arance, susine e limone; mele, arance, susine e limone…”. Poi crescemmo, e le dimenticammo, troppo presi dalla guerra e da altre mille avventure vissute tra soli maschi. Ci accorgemmo nuovamente delle bambine intorno ai quindici anni. Ma non erano più bambine, adesso. Mentre noi combattevamo le nostre battaglie per le strade, correvamo per i fossi e nuotavamo nel fiume, infatti, le nostre amiche erano cresciute, e s’erano trasformate in creature affascinanti munite di grandi occhi, lunghe ciglia e capelli di seta.   All’improvviso ci accorgemmo di preferire la loro compagnia a quella dei più cari amici. Come avevamo potuto perdere tanto tempo a correre di qua e di là, quando in giro c’erano quegli esseri meravigliosi?
Fu allora che cominciò per noi la stagione delle feste da ballo. Ballavamo nelle case. L’occasione era data da un compleanno, oppure da un onomastico. Il tavolo della sala da pranzo veniva accostato al muro e serviva per ospitare i complimenti: aranciate, amarene e biscotti secchi. Negli spazi così ricavati, al suono dei 45 giri infilati in un mangiadischi blu, ballavamo, sorvegliati a vista dalle mamme o da qualche vecchia zia. Eravamo tutti timidi e impacciati, maschi e femmine, ma era bello stare così vicini, guardarsi negli occhi, sognare dolci sogni confusi. C’era sempre un momento in cui le luci si abbassavano e i parenti si allontanavano. Le coppie allora si stringevano, i corpi si toccavano, i sogni si facevano meno confusi e più dolci. Da una festa all’altra, le coppie si formavano e si rompevano di nuovo, per tornare a ricomporsi in combinazioni diverse, alcune delle quali sarebbero poi durate per sempre. I membri di altre coppie, sciolte troppo in fretta per un capriccio, un’incomprensione o un silenzio dovuto alla timidezza, avrebbero avuto in regalo da quella breve stagione felice uno struggente rimpianto, che li avrebbe accompagnati per tutta la vita.

(2003)