Terni e quaterne

Papà concordava sempre le giocate col suo amico Mucci, il fattorino del telegrafo, basso, magro, nervosissimo, che in ogni stagione girava infagottato in un cappotto scuro troppo grande per lui e aveva la sua stessa passione per il lotto. Tra i due era sempre un gran consultare di smorfia e un ragionar sottile sull’interpretazione che doveva essere data a un certo sogno. Non vincevano mai, anche perché miravano alto, giocando solo terni e quaterne e per di più su ruota fissa. Sostenevano entrambi che la vincita doveva essere tale da cambiare la vita, altrimenti non serviva a niente. Credo che in realtà non ci tenessero poi tanto a vincere. Erano più importanti la speranza e l’emozione che l’attesa regalava loro. Il paese non aveva il banco lotto, ma c’era sempre un conoscente che durante la settimana andava in città per qualche faccenda, e a lui veniva affidata l’incombenza. Da quando cominciai a frequentare le superiori, di quella delicata missione mi incaricai io. Cagliari era la loro ruota preferita. La giocata era da 1000 lire; 4 numeri; 800 di terno e 200 di quaterna. Tutto calcolato per non superare i 20 milioni di vincita, nel caso fossero usciti tutti. Questo perché la direzione del lotto non pagava più di quella cifra, per ogni singola giocata. Nel caso la vincita fosse stata superiore, si favoleggiava che sarebbero state date terre deserte in Sardegna.
Se non ci prendeva per sé, mio padre era però bravo a far vincere gli altri. Erano molti quelli che venivano da lui per farsi “ricacciare” i numeri da un sogno. E siccome non miravano alto come lui e Mucci e si accontentavano di un ambo, magari su tutte le ruote, pizzicavano spesso qualcosa.
Conservo ancora la smorfia che papà teneva da conto come il più prezioso degli incunaboli. Diceva che era antichissima, e ne sfogliava le pagine, alquanto rovinate, con estrema attenzione. In realtà non era antica come pensava lui, essendo stata pubblicata solo a metà dell’ottocento, ma l’ho fatta restaurare e rilegare in marocchino rosso  e la conservo tra le cose più care. Negli spazi bianchi, sono riportati spesso dei numeri scritti da lui, forse appunti presi durante le consultazioni. Ogni tanto provo a giocarli, ma non ho mai vinto. Forse dipenderà dal fatto che anche io gioco solo terni e quaterne, e per di più sempre sulla ruota di Cagliari.