Note per Desideri

   Alcune delle caratteristiche del libro sono abbastanza evidenti:

  Le quattro storie hanno in comune il tema: i protagonisti vogliono una cosa con tutte le loro forze e per ottenerla scoprono fin dove sono disposti a spingersi. Angelo insegue la donna che gli è stata portata via, Elio la casa dei suoi sogni, Claudia un uomo che non la vuole e infine un tale che si fa chiamare Zenith ottiene davvero ciò che più desidera, per sua sfortuna.

  Il legame che unisce le  storie è dunque il desiderio, che però assume connotazioni diverse in ciascuna di esse. In Valeria e Angelo il desiderio è l’anelito a qualcosa che si è perduto; è il desiderio nel senso etimologico del termine: non vedere più le stelle. In Elio la perdita del desiderio è vissuta come perdita della forza vitale; è l’anticamera della depressione, e il protagonista va in cerca del desiderio superstite perché capisce che se non ne trova uno morirà. In Claudia invece è il desiderio che va a cercare lei. Claudia avverte solo un senso di vuoto, di mancanza, di incompiutezza, e una disponibilità verso qualcosa che riempia tutto questo. Prova un desiderio di cui non conosce l’immagine, che è ancora senza àgalma, senza oggetto; il presente come assenza. In Deborah incontriamo la brama, l’aspetto dirompente e distruttivo del desiderio quando non conosce freni e non tollera ostacoli.

  Ho scelto di prendere a protagonisti persone normali, che non hanno alcun carattere di eccezionalità. Ho cercato di coglierle in un momento critico della loro esistenza, rifuggendo però da tragedie di ogni tipo e altri facili effetti del genere. I personaggi  arrivano a questo momento di svolta partendo da posizioni di assoluta tranquillità materiale e psicologica; sono cioè presi al meglio delle loro possibilità. Un uomo è messo davvero di fronte al proprio essere solo se ha risolto i problemi materiali dell’esistenza, solo se è libero dalla fame e dalla sete, se può vestirsi decentemente e ha un tetto sopra la testa. Per dirla con Lacan, solo se ha soddisfatto la demande, i bisogni, che attengono alla materia, e può rivolgersi al désir, ai desideri, che riguardano invece lo spirito. E’ solo da questa posizione infatti che l’uomo diventa individuo e può confrontarsi dignitosamente con se stesso e con il mondo. E se da qui vede dentro di sé e/o attorno a sé il vuoto, ebbene io penso che questo vuoto sia il più terribile degli orrori.

  Oltre a quella del desiderio, c’è un’altra nota che risuona costantemente in tutte e quattro le storie. Ha una tonalità più bassa e suona più piano, tanto che a volte sembra scomparire, ma in realtà c’è sempre, e basta fare un po’ d’attenzione per coglierla. E’ la paura, che si manifesta sotto le più svariate forme: paura di perdere ciò che per noi è più prezioso; paura del diverso e dell’ignoto; paura di ritrovarci alla fine della nostra vita senza aver vissuto; paura di affrontare le conseguenze delle nostre azioni, paura della solitudine, del dolore, della malattia, della morte. Desiderio e paura, a mio avviso, sono presenti in ogni istante della nostra giornata. Per usare una similitudine musicale, sono come un basso ostinato, come un pedale che accompagna  quella eterna fuga in avanti che è la nostra vita.

  Le storie hanno in comune anche i luoghi e l’epoca in cui si svolgono (l’arco temporale va dal 1988 al 1996 e spesso le vicende si sovrappongono).

  Ulteriori connessioni nascono dal fatto che alcuni personaggi si incrociano (Antonio e Claudia, protagonisti di Claudia, compaiono anche in tutte le altre storie; Vincenzo, personaggio di Elio, è citato anche in Valeria e Angela e Deborah; così come il geometra Zarbà, oltre che in Elio, compare anche in Claudia; Elio, protagonista della storia omonima, è citato anche in Deborah) e che alcuni luoghi ricorrono in più vicende (la città che fa da sfondo a tutte le storie; la Foto Ottica, il negozio di Claudia e Antonio). 

  Altri elementi sono forse meno scoperti. Le sparse annotazioni che seguono sono relative ad alcune delle cose che ho inserito coscientemente nel romanzo. Mi piacerebbe se qualcuno ne scoprisse altre che non indico e altre ancora che proprio non sapevo di averci messo.

  Lo schema secondo il quale le quattro storie si “intrecciano” è quello del madrigale (ABC ABC DD, il più diffuso), ripetuto per tre volte. Quindi 6 capitoli per ogni storia, 24 in tutto. Per me la struttura, in un romanzo, e un elemento essenziale al pari dello stile e della storia. Ho una idea “forte” di romanzo: lo considero una forma della conoscenza, deputata ad indagare l’esistenza concreta degli individui, un territorio lasciato libero dalla scienza e dalla filosofia. Ma credo che col lettore si possa e anzi si debba anche giocare, come facevano Sterne e Diderot già nel Settecento. “Intrecciandoli” in questo modo, speravo di alleggerire i testi e di favorirne la fruizione da parte del lettore. Il maggior impegno che a questi si richiede è (spero) compensato dall’aspetto ludico che viene ad assumere la lettura. Esistono però anche motivi più profondi che mi hanno spinto ad articolare così le storie. Per esempio la ricerca di una qualche forma di polifonia come eco della complessità del mondo; il  desiderio di far contrastare le diverse emozioni; la possibilità che ciascuna vicenda faccia da specchio alle altre, amplificandone le suggestioni.

  Ho scelto di utilizzare il madrigale per diverse ragioni. Intanto perché è una forma che ha attraversato tutta la storia della nostra letteratura, da Petrarca fino a D’Annunzio e Pasolini. Usarla è così  un modo per ricollegarsi alla tradizione e renderle omaggio. Ma il madrigale è anche una forma musicale, anzi è la forma musicale che ha storicamente consentito l’incontro di poesia (parola) e musica, e che dopo la straordinaria fioritura dei secoli XVI e XVII con i capolavori di Luca Marenzio, Gesualdo da Venosa e Claudio Monteverdi, ha aperto la strada alla grande stagione del melodramma. Desideri si può leggere come un unico madrigale a 4 voci in cui l’ultima, Deborah, è la più bassa e rappresenta la dissonanza.

  Un altro legame che compare in Desideri è dunque di tipo “musicale”, e non solo per quanto appena ricordato a proposito del madrigale. Le quattro storie hanno infatti ciascuna  un diverso tempo interno (dato dal numero delle pagine ma anche dalla diversa velocità del racconto), e si succedono in modo da richiamare i movimenti di una sinfonia classica: Valeria e Angelo è infatti un Allegro vivace,  Elio un Adagio, Claudia un Allegro ma non troppo,  Deborah un Allegro con brio. Più in dettaglio, il primo movimento (Valeria e Angelo) è una esemplificazione della forma sonata, con l’esposizione dei due temi (maschile e femminile), lo sviluppo, la ripresa e il finale; il terzo (Claudia) è un Minuetto seguito da un Trio; il secondo (Elio) e il quarto (Deborah) hanno la forma del Tema con variazioni, che nel caso di Deborah è concluso da una Fuga.

  Ho anche cercato di variare la tecnica narrativa. La prima storia è così raccontata in una lunga lettera; la seconda da un narratore onnisciente (ma con moderazione); la successiva in terza persona ristretta (alla Henry James, si parva licet…); l’ultima in prima persona. Va inoltre detto che in tutte le storie si riscontrano tratti di metaracconto più o meno estesi. Mi piacciono quelle storie in cui qualcuno racconta una storia a uno che poi la racconta a un altro che poi la racconta eccetera.

  In tre storie su quattro, la vera protagonista è una donna (Valeria; Claudia; Deborah), ma anche in Elio c’è un personaggio femminile importante: Elsa, la moglie del protagonista. Questo perché è mia ferma convinzione che sono le donne a muovere il mondo (e a mettere in moto le storie).

  Nell’indice sono riportati gli incipit dei singoli capitoli. Il loro accostamento potrebbe forse dar luogo ad ulteriori storie, anche se vagamente surreali.

  Desideri è un romanzo per tutti. Sono convinto che il lettore vada ripagato per la sua scelta con storie avvincenti e di piacevole lettura, e ho cercato di  adottare una “scrittura di servizio” lineare e diretta per favorire al massimo la leggibilità e la scorrevolezza del testo. A partire da questo “grado zero” della lettura, nulla impedisce di divertirsi a scoprire alcune particolarità strutturali e ulteriori legami tra le storie. Non amo quella pratica di scrittura definita double-coding, che è fatta di citazioni criptiche e discrimina i lettori in base alla vastità della loro enciclopedia. Quello che Desideri “nasconde” può essere scoperto da tutti.

  La storia di Valeria e Angelo è (anche) una (possibile) esemplificazione del c.d. “viaggio dell’eroe”, un archetipo narrativo fra i più classici, comune tra l’altro a molte fiabe. A qualcuno viene strappata la cosa più preziosa che possiede, e noi lo seguiamo nel viaggio che compie per ritrovarla e recuperarla. Tappe obbligate sono l’incontro con l’aiutante, il primo duello col cattivo nel quale l’eroe quasi soccombe, il definitivo scontro, stavolta vincente grazie al prezioso apporto dell’amico conquistato in precedenza. E’ una storia veloce, che si svolge tutta in superficie, ma che spero non sia superficiale. Mi piacerebbe se qualcuno alla fine si ritrovasse a pensare che forse Valeria aveva, come tutti, il diritto di scegliere la sua strada, qualunque essa fosse.

  In Elio volevo raccontare la trasformazione interiore di un uomo. L’idea era di farla avvenire lentamente e in modo impercettibile, così che fosse inavvertita sia dal personaggio sia dal lettore, che del protagonista dovrebbe sposare le ragioni fino a ritenere giusta la cosa terribile che Elio fa. Un uomo alla fine viene ucciso barbaramente e, se le cose vanno come spero, di questo non dovrebbe importargliene niente a nessuno. Su un altro piano, questa storia potrebbe forse suggerire che anche nell’anima di persone civili (magari anche colte e sensibili) sono in permanenza all’opera forze ancestrali e, soprattutto, la paura. Questa ha tante facce; la peggiore è quella che chiamo la paura della paura, la paura irrazionale e senza oggetto, pronta a somatizzarsi nel diverso o comunque in qualcuno che per un motivo o per l’altro si mette sulla nostra strada. Il vecchio con i cani potrebbe essere l’uomo nero delle favole, quello che ci terrorizzava da bambini e che continua a farlo anche adesso che siamo adulti. Naturalmente, ognuno ha il suo.

  Confesso di voler bene alla protagonista di Claudia. Come tanti di noi, ha cercato di difendersi dal mondo costruendosi una tana nella quale vivere come meglio poteva. Quanto le accade, è qualcosa che le si rovescia addosso, che va a stanarla nel buco che lei s’è scavato e nel quale se ne sta tranquilla, forse solo appena appena annoiata, dopo quindici anni di quella esistenza quieta. Lei che in vita sua non ha mai voluto niente davvero, adesso si ritrova a desiderare qualcosa con tutta se stessa. Dopo aver lottato contro questo suo desiderio, alla fine Claudia s’arrende, ed è allora che fa la scoperta più crudele: non si soffre perché si vuole, ma perché non si può avere dopo aver voluto, come ha già detto qualcuno.

  Su Deborah avrei molte cose da dire, ma me ne manca il tempo perché anche la mia porta sta per cedere… Accennerò pertanto solo al fatto che racconta, come e più delle altre storie che compongono il libro, un mondo in cui esistono solo i desideri e non esistono altri valori. In fondo è un racconto morale, che mette a nudo la nostra epoca in cui tutto è permesso e il principio etico fondamentale recita: è Bene ciò che è buono per me.

2 aprile 2005

 

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