Flora capitolina

La scultura nota come Flora Capitolina fu rinvenuta in villa Adriana a Tivoli, nell’area delle Cento Camerelle, a seguito di alcuni scavi promossi da Liborio Michilli a partire dal 1739. Nel 1744 il proprietario la donò a Papa Benedetto XIV che la fece sistemare nelle Sala del Galata del Museo Capitolino; il marmo venne inoltre fatto restaurare da Carlo Monaldi che ne riscolpì la corona, la mano destra e la sinistra con i fiori.

Ne esiste una copia in terracotta opera di Bartolomeo Cavaceppi (1717-1799) conservata a Roma nel Museo Nazionale di Palazzo Venezia:

La terracotta di Cavaceppi è una libera interpretazione del dettato antico dal momento che la mano destra presenta una soluzione alternativa rispetto al restauro Monaldi e anche la testa originale è stata sostituita con il ritratto di Faustina Minore. Su tutta la superficie si notano poi numerose crocette di riporto che sarebbero servite ai vari assistenti del maestro per tradurre nel marmo le proporzioni del modello.

 

da Scavi al Pantanello: proposta per una ricontestualizzazione delle antichità negli ambienti di Villa Adriana
di Francesca Granieri:

Tra il 1739 e il 1744, in seguito ad alcuni rinvenimenti occasionali, Liborio Michilli diede inizio ad alcune fruttuose campagne di scavo nei terreni di sua proprietà presso il Pecile nell’area detta delle Cento Camerelle. In questi anni il Michilli ricopriva a Tivoli la carica di “locotenente del Governo” in quanto era già stato nominato “giudice criminale del Governo di Roma”. Gli scavi alle Cento Camerelle restituirono diverse sculture di gran pregio tutte donate al pontefice Benedetto XIV che le sistemò nelle sale dei Musei Capitolini dove, fatta eccezione per l’Antinoo-Osiride, ancora oggi si trovano [91]. Si tratta di una statua di Hermes cd. Pancraziaste (rinvenuta tra il 1739 e il 1741) [92]; di una statua di Antinoo-Osiride (rinvenuta tra il 1739 e il 1741) [93]  (fig. 22); di una statua di Arpocrate (rinvenuta tra il 1739 e il 1741) [94]; di una statua femminile detta di Flora (rinvenuta tra il 1743 e il 1744) [95].
Alcuni materiali di minore importanza, invece, vennero donati dal Michilli al cardinale Passionei oppure acquistati da Pier Leone Ghezzi.

Liborio Michilli era stato “lettor pubblico di legge criminale molto celebrato ed auditore di rota” a Bologna, dove si legò di fraterna amicizia con il pittore Giovan Gioseffo Dal Sole (1654-1719). Nel 1716 Liborio lo ospitò per alcuni mesi a Roma. Qui il Dal Sole dipinse il ritratto di una nipote del “cortese su’ ospite” che “riuscì mirabilmente”. In seguito, i due furono insieme anche a Venezia, dove il Dal Sole “molto vi si spassò e godé rivedendo le insigni, e maravigliose pitture di quella gran scuola, comechè molte altre fiate le avesse vedute, e studiate”.  (Le citazioni sono tratte da Giampietro Zanotti, Storia Dell’Accademia Clementina Di Bologna Aggregata All’Instituto Delle Scienze E Dell’Arti, Lelio dalla Volpe, Bologna MDCCXXXIX, vol. I, pp. 307-309).

La palazzina del “Museo Didattico” di Villa Adriana, a ridosso del complesso monumentale del “Pecile”, costruita agli inizi del ‘700, è nota come “Casino Liborio Michilli”.

 

Note:

[91] Come ricompensa il pontefice offrì al fratello di Liborio Michilli l’appalto della vendita del tabacco per il prezzo di centomila scudi e per la durata di 9 anni. PARIBENI 1994, p. 31.
[92] Roma. Musei Capitolini, Salone (inv. 639). STUART JONES 1912, p. 288, n. 21, tav. 70; BALDASSARRI 1989, p. 155, n. 70.
[93] Roma. Musei Vaticani. Museo Gregoriano Egizio (inv. 22795). Si tratta di una scultura colossale la cui altezza misura 2,41 m. BOTTI-ROMANELLI 1951, p. 95, n. 143, tav. 72; BALDASSARRI 1989, pp. 184-185, n. 84.
[94] Roma. Musei Capitolini, Salone (inv. 646). STUART JONES 1912, p. 292, n. 28, tav. 71; BALDASSARRI 1989, p. 189, n. 86.
[95] Roma. Musei Capitolini, Stanza del Galata morente (inv. 743). La scultura fu trasportata in Francia nel 1797 dove, dal 1800 al 1815 venne sistemata nel Museo del Louvre (allora Musée Central des Arts). Nel 1816 fece ritorno in Italia e sistemata, nuovamente, nei Musei Capitolini. STUART JONES 1912, p. 353, n. 14, tav. 87; BALDASSARRI 1989, pp. 111-112, n. 50.

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