Il caffè Meletti

 

 

Ascoli Piceno, 21 dicembre 2011.

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Viaggio nel tempo

 

Il mio amico Beniamino Procaccini ha scattato questa fotografia nel primo pomeriggio di mercoledì 22 febbraio 2012.
Mi ha ritratto nell’androne della casa dove sono nato, in via Diana 4 a Campli, provincia di Teramo.
Non ci entravo dall’estate 1963, quando mio padre, mia madre e io andammo ad abitare da un’altra parte.

Eravamo in giro per il paese, io e Beniamino, e gli stavo indicando il portone della mia vecchia casa quando una vicina si è affacciata alla finestra soprastante, mi ha riconosciuto e ci ha invitati a entrare. Ho detto che non potevamo, che avevamo fretta, che ci stavano aspettando… Erano scuse. In realtà non mi sentivo di affrontare l’emozione violenta che sapevo mi stava aspettando lì dentro. Ma lei è scomparsa e subito dopo è scattata la serratura. Ho esitato ancora qualche secondo, poi ho tirato un profondo respiro, ho spinto il battente e siamo entrati, e in un istante sono tornato indietro nel tempo di cinquant’anni.
La vicina è apparsa in cima alle scale e ci ha invitati in casa per un caffè, ma l’ho ringraziata dicendo che non era possibile, che davvero ci aspettavano. Mi ha detto allora di salire almeno a guardare la terrazza e la porta di casa mia, ma questo proprio non mi sentivo di farlo. Il mio vecchio cuore malandato non avrebbe retto all’emozione.
E lei ha capito, e con squisita cortesia ci ha salutati ed è rientrata a casa, lasciandoci soli, e io mi sono guardato intorno, trattenendo il respiro.
Un tempo non era così come si vede nella fotografia, quel luogo di antichi incanti. Lo hanno restaurato, e bene, devo dire, ma le scale e il disegno sul pavimento sono gli stessi di allora.
Il chiarore che scende dall’alto viene sì dalla terrazza, ma anche dai luminosi anni della mia infanzia lontana, quando ero così felice e tutto doveva ancora accadere.

Sto lì in fondo alle scale e guardo lassù, dove è rimasto il mio io bambino e la parte migliore della mia vita. Non sapevo che il mio amico mi stesse fotografando, ero troppo preso dal tumulto che sentivo nel petto, ma lui, con discrezione e in silenzio, tenendosi da parte per non disturbarmi, è stato capace di cogliere il momento perfetto e di far intuire a chi guarda ciò che io stavo provando.

Kesafà. Curriculum extraletterario.

Roberto Michilli è nato nel 1949, di domenica, all’una del pomeriggio, in una vecchia casa al numero 4 di via Diana a Campli, in provincia di Teramo. Era l’otto di maggio, ma l’inverno quell’anno era stato lunghissimo e rigido e per le strade del paese c’era ancora la neve. Il parto fu difficile. Venne fuori così brutto e nero, che lo portarono subito nella vicina chiesa di san Francesco per battezzarlo, convinti che presto se ne sarebbe tornato da dove era venuto.

È nato perciò nel giorno in cui morì Flaubert, in assoluto lo scrittore che più ama e ammira. A voler credere alla trasmigrazione delle anime…

Dal 1966 al 1969 ha lavorato in fabbrica, dapprima come aiuto magazziniere, poi come contabile e infine come direttore amministrativo. In seguito ha svolto attività di consulenza per l’impostazione e la tenuta della contabilità generale, lo svolgimento delle pratiche societarie, la redazione di bilanci e situazioni patrimoniali per le richieste di finanziamenti presso gli istituti di credito e l’allora Cassa per il Mezzogiorno. Ha iniziato quando ancora frequentava le scuole superiori, e per due anni ha lavorato e studiato contemporaneamente.

Ha il diploma di ragioniere e perito commerciale, conseguito nel 1968 (prima della riforma). È laureato in Scienze Politiche (1974; tesi in Diritto Internazionale). Dal 1976 al 1985 è stato Esercitatore e poi Cultore della Materia presso le cattedre di Organizzazione e Diritto Internazionale (prof. Aldo Bernardini, Facoltà di Scienze Politiche, Università. “G. D’Annunzio”, Chieti.) Ha sostenuto 16 esami sui 21 necessari per laurearsi anche in Giurisprudenza; tra questi, è particolarmente orgoglioso del 30 e lode in Filosofia del diritto che gli ha dato il prof. Mercadante, di cui ha seguito per più anni i corsi, e dei due 30 in Storia del diritto romano e in Diritto romano (prof. Fascione).

Dopo aver fatto esperienza nel settore vendendo libri a rate per le agenzie degli editori Feltrinelli ed Einaudi, è stato per alcuni anni (1976-1979) agente della casa editrice Vallardi, specializzata in testi giuridici, di cultura generale e medicina.

Ha quindi venduto libri di medicina come Gabriel Garcia Marquez. Un segno?

Nel 1976 ha fondato e poi diretto insieme all’amico Luigi Flagelli il Centro d’arte e di cultura “Il Torchio”, che nei suoi due anni di attività ha realizzato, senza alcun contributo pubblico o di privati, una intensa serie di mostre, incontri e iniziative editoriali. Tra le più significative, vanno almeno ricordate la produzione della cartella di litografie sulla Resistenza teramana, opera del pittore Sandro Melarangelo; le conferenze di Mario Lunetta e Vito Riviello; gli omaggi ai Maestri Giovanni Melarangelo e Guido Montauti; le mostre di Irpino, quelle dello scultore Giustino Melchiorre, dei giovani artisti teramani Angelo Donnamaria e Marco Pace, e quella di arte africana, una delle sue grandi passioni.

Ha la patente di radioamatore, con relativa licenza ordinaria di terza classe (il massimo; il suo nominativo è IK6LSN). Per ottenerla, ha superato esami scritti di elettronica e prove pratiche di telegrafia.

Sa sviluppare un negativo e stampare una fotografia, e sa usare con una certa efficacia la macchina fotografica. Nel 1972 ha vinto un concorso nazionale, poi ha smesso e per vent’anni ha ripreso solo i compleanni dei figli. Ha ricominciato a fotografare nei primi anni novanta. Ha pubblicato alcune immagini, a corredo della sua prima raccolta di poesie, e nel 1996 ha esposto una selezione delle sue fotografie in due mostre personali (alla galleria “Bauta” di Montorio al Vomano (TE) e al “Teatro delle erbe” di Milano). Nell’Aprile 2000, le sue foto hanno illustrato, insieme a quelle di altri autori abruzzesi, lo stand della Provincia di Teramo, allestito all’interno del padiglione italiano alla fiera europea del turismo di Ulm, in Germania. Al momento la passione per la fotografia è di nuovo sopita. Spera che possa riaccenderla la sua nuova macchina digitale.

Ha qualche nozione di musica. Strimpella la chitarra e il pianoforte e suona l’armonica a bocca (diatonica e cromatica). Una volta suonava meglio. A cavallo tra gli anni ’60 e ’70, ha persino fatto parte di un complesso (The Spitfires, poi The Black Velvet), col quale si è anche esibito in pubblico. Si interessa fin da ragazzo di musica “classica”, con particolare predilezione per il periodo delle origini (dal gregoriano a Monteverdi) e il novecento. Ama le voci, specie quelli femminili, e pur non condividendo l’esaltazione che la nostra epoca di povertà riserva agli interpreti, ammira il grande direttore d’orchestra Carlos Kleiber, da poco scomparso. Nel tentativo di fondere i suoi due più grandi interessi, ha seguito i corsi di alta formazione dell’Istituto Italiano di Studi Filosofici dedicati alla Filosofia della musica. In collaborazione con il musicista Enrico Melozzi, ha scritto nel 1999 Il grande abete rosso, una favola musicale per voce recitante e orchestra. Eseguita dapprima in un lungo ciclo di lezioni-concerto, tenute presso l’Istituto Musicale Pareggiato “G. Braga” di Teramo e riservate agli alunni delle scuole elementari cittadine, la fiaba è stata in seguito presentata in diverse città dell’Abruzzo e delle Marche dalla Piccola Orchestra “M. Ravel”, che l’ha anche registrata su compact-disc. Il sodalizio col M° Melozzi si è rinnovato nel 2003, con i frammenti poetici alla base di 3+3 come la forma cambia ciò che esprime, suite per pianoforte preparato, sei esecutori, di cui tre di taglia piccola, orchestra d’archi e percussioni, e in seguito con i testi di Ride-Side, suite tratta dal suo romanzo Desideri, eseguita in prima assoluta a Teramo nel novembre 2005.

Ha scritto testi teatrali per bambini, portati in scena nel 1998 e 1999 dai piccoli allievi della scuola di teatro dell’Associazione culturale “Spazio Tre” di Teramo. Gli stessi, nel novembre 2000, hanno rappresentato al Teatro Comunale di Teramo, in occasione della Prima giornata provinciale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, un suo lavoro intitolato Lessico familiare.

Sa programmare un elaboratore elettronico, in più di un linguaggio. Conosce diversi sistemi operativi. Ha realizzato, da solo e in team che ha diretto, complesse procedure automatizzate; alcune di esse, a distanza di quasi trent’anni, ancora “girano” perfettamente. Nella sua lunga attività di docente, ha insegnato a molti altri come si usa un computer; a diversi, come lo si programma; ad alcuni, come lo si fa in modo efficiente e funzionale, con tecniche d’avanguardia che ha appreso con anni di studio e d’applicazione. Ha organizzato e poi diretto un Centro Elaborazione Dati e un Centro Regionale di Progettazione e Sviluppo.

Si interessa di fisica; è attratto particolarmente dalle teorie sull’origine dell’universo e sulla composizione ultima della materia.

Anche se ha smesso da molti anni per sopravvenuta resipiscenza, sa ancora giocare abbastanza bene a bridge; ha vinto e si è piazzato in numerosi tornei; ha creato, insieme al suo primo partner, un sistema licitativo originale (Quadri Micro); ha tenuto corsi per insegnare il gioco ad altri, cosa di cui non si pentirà mai abbastanza.

Come per Hemingway, il primo libro pubblicato è stato un manuale di bridge. D’accordo, Hem aveva 9 anni e Michilli 30, ma il valore del segno resta.

Sa giocare a scacchi (così così), anche se, come il suo scomparso amico Giuseppe Pontiggia, non ama incontrare avversari in carne e ossa e preferisce misurarsi con un computer dedicato. Sa giocare anche a Backgammon e a Go. Nel tentativo di farli rivivere, ha praticato, e insegnato ad altri, antichi, bellissimi e desueti giochi di carte (Ecarté; Piquet ecc.). Ha creato una colonia di giocatori di “Cucù”.

Sa di turf; sa anche andare a cavallo, anche se preferirebbe non avere mai imparato.

Sa sparare piuttosto bene, sia col fucile, sia con ogni tipo di pistola.

Ha praticato a lungo, con intensità e in anni in cui non era ancora di moda, lo yoga; è stato costretto a smettere da una frattura vertebrale che si è procurata cadendo da cavallo nel luglio 1989.

Conosce e ha praticato la forma lunga dello stile Yang del Tai Chi Chuan, appresa da autodidatta e perfezionata con la consulenza del Maestro Dante Bellini, allievo diretto del Maestro Chang Dsu Yao, che ha portato il Tai Chi in occidente. Sa qualcosa anche del Qi-Qong e del Ba-Gua.

Conosce bene il massiccio del Gran Sasso, i suoi rifugi, i sentieri d’alta quota e alcune delle sue vie di roccia; ha raggiunto, quasi sempre da solo, buona parte delle vette; ha frequentato corsi di roccia; conosce le tecniche di sicura e di discesa; ha partecipato ad alcune missioni del Soccorso Alpino.

Sa sciare, e ha praticato lo sci alpinismo, anche in solitaria (follie, follie…).

Fin quando ha potuto, ha praticato la corsa e il ciclismo. Adesso si accontenta di passeggiare lento pede per le amate stradine della vecchia Teramo, città dei giardini segreti.

Conosce discretamente l’inglese e il francese e sa qualcosa di russo; a volte s’azzarda a tradurre; poesia, soprattutto, (tradurre la prosa è un lavoro, non un piacere). Ricorda ancora qualcosa del latino fatto alle medie (di allora…); ha imparato da solo un po’ di greco e, nella sua infinita presunzione, ha osato persino tradurre Saffo.

Conosce l’omeopatia ed è capace di fare le iniezioni, misurare la pressione, cucire un bottone, rifinire l’orlo ai pantaloni, cambiare una spina, cuocere la pastasciutta, preparare il sugo a crudo, il caffè e un grande cioccolato.

(2005)