Anni cinquanta

Pubblicato da Tiziano Scarpa il 27 aprile 2012 sul sito della rivista

Oggetti preziosi: anni cinquanta

di Roberto Michilli

 

Il televisore era ospitato nella stanza più bella. Aveva una cassa di legno scuro, grande e profonda. Per ripararlo dalla polvere, quando non era in uso veniva ricoperto con un panno ricamato. Due erano gli accessori indispensabili: una piccola lampada a cono, che proiettava la luce verso l’alto e serviva a non far stancare troppo gli occhi, e lo stabilizzatore, un ronzante parallelepipedo con una spia rossa, necessario per proteggere l’apparecchio dai frequenti sbalzi di corrente.

Lo avevano in pochi, all’inizio. Per alcuni anni, il televisore fu un simbolo di stato. Quelli che lo possedevano, però, erano ben lieti di ospitare i vicini meno fortunati per vedere Il Musichiere e Lascia o raddoppia. Predisponevano per loro sedie, panchette e complimenti: caffè, liquori, pastarelle. Forse è stato quello l’ultimo momento in cui le persone si sono ritrovate ancora le une accanto alle altre, come un tempo intorno al camino. Poi arrivò il boom, e ognuno la televisione cominciò a guardarla a casa propria, da solo.

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[In questi giorni sta avendo molta fortuna un dizionario di cose e situazioni che facevano parte della vita di tutti i giorni decine di anni fa. Roberto Michilli aveva già scritto da tempo una sua rassegna di cose perdute, in un libro incantevole ancora inedito. Ci era piaciuto molto, e avevamo pubblicato alcuni dei suoi “oggetti preziosi” nel numero 3 del “Primo amore” su carta. T. S.].

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Roberto Michilli (Campli, 1949) vive a Teramo. Ha pubblicato alcune raccolte di poesie, i romanzi Desideri (Fernandel 2005), Fate il vostro gioco (Fernandel 2008), La più bella del reame (Galaad 2011) e La chiarezza enigmatica. Conversazione su Giuseppe Pontiggia(con Simone Gambacorta, Galaad 2009).

A une passante

Charles Baudelaire (1821-1867)

 

La rue assourdissante autour de moi hurlait,
Longue, mince, en grand deuil, douleur majestueuse,
une femme passa, d’une main fastueuse
soulevant, balançant le feston et l’ourlet;

agile et noble, avec sa jambe de statue.
Moi, je buvais, crispé comme une extravagant,
dans son oeil, ciel livide où germe l’ouragan,
la douceur qui fascine et le plaisir qui tue.

Un éclair… puis la nuit! – Fugitive beauté
dont le regard m’a fait soudainement renaître,
ne te verrai-je plus que dans l’éternité?

Ailleurs, bien loin d’ici! Trop tard! Jamais peut-être!
Car j’ignore où tu fuis, tu ne sais où je vais,
ô toi que j’eusse aimée, ô toi qui le savais!

Invito

per Tonino, Giuliano, Domenico, Adamo, Claudio e Mino.

 

All’ombra luminosa
del pergolato
un bicchiere di fresco vino bianco
ci toglierà la sete.
Venite, amici, mentre il cielo è chiaro
finché il sole risplende
e paure e misteri
se ne stanno nascosti.
Sedete, ricordiamo
il tempo dei sorrisi e dell’attesa,
dei giorni lenti, della lunga estate,
del primo amore.

 

da Nuovi versi, LietoColle 2004.

2-t1

Giuliano Mesa (1957-2011).

 

e poi (e poi) –
e poi è tutto nel ridursi?
dopo, nel dopo,
a poco, poco dopo?

non rosso d’anguria
(di globuli increspati d’ossigeno)
non questo giallo d’aria stinta
(eppure tinta, ancora, come se tingessimo)
non questo azzurro e il bianco
che fanno le nubi lassù,
che fanno, ancora, anche paura
(e ancora dire, e ancora – pensa – un tremito)

(e poi il nero, il nero –
e poi il nero che non finirà)

(una tua mano, nel tuo sonno, ti stava accarezzando –
non moriremo più)