Oggetti preziosi: le valvole

Pubblicato oggi da Tiziano Scarpa sul sito della rivista

Oggetti preziosi: le valvole

di Roberto Michilli

 

La luce andava via spesso, anche quando non c’era il temporale. Accesa una candela, la prima cosa da fare era assicurarsi che non se ne fosse andata solo da noi. Se affacciandosi sul terrazzo intorno era tutto buio, si rientrava, si accendevano altre candele e si aspettava. A me piaceva la luce delle candele. Diventava tutto più bello e più misterioso. Soprattutto mi piaceva leggere e scrivere, con la candela. Se invece fuori si vedevano luci accese, bisognava scendere sotto al portone a controllare le valvole. Erano delle scatolette di ceramica bianca attaccate al muro, accanto ai contatori. Ogni famiglia aveva il suo contatore e la sua scatoletta. Dentro c’era un filo di rame stretto tra due viti. Se era rotto, la corrente non passava. Diventai presto bravissimo a cambiarlo. Mi insegnò Sandrino l’elettricista. Abitava accanto a noi. Aveva lavorato quarant’anni all’Unes e adesso era in pensione. Avevo sempre qualche pezzo di filo da parte. Il rame era il materiale più pregiato, tra quelli che raccoglievamo per il cenciaro, e me ne conservavo sempre un po’ per le valvole. Quando la luce tornava, dopo che avevo cambiato il filo, mamma mi sorrideva in un certo modo, e io mi sentivo quasi un eroe. Se la luce andava via quando eravamo a scuola, nel momento in cui le lampadine poi si riaccendevano facevamo sempre “Ooooohhhhh” tutti insieme.

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[In questi giorni sta avendo molta fortuna un dizionario di cose e situazioni che facevano parte della vita di tutti i giorni decine di anni fa. Roberto Michilli aveva già scritto da tempo una sua rassegna di cose perdute, in un libro incantevole ancora inedito. Ci era piaciuto molto, e avevamo pubblicato alcuni dei suoi “oggetti preziosi” nel numero 3 del “Primo amore” su carta. T. S.].

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Roberto Michilli (Campli, 1949) vive a Teramo. Ha pubblicato alcune raccolte di poesie, i romanzi Desideri (Fernandel 2005), Fate il vostro gioco (Fernandel 2008), La più bella del reame (Galaad 2011) e La chiarezza enigmatica. Conversazione su Giuseppe Pontiggia (con Simone Gambacorta, Galaad 2009). Il suo blog è qui.

No, non te così ardentemente amo…

Michail Jur’evič Lermontov (1814-1841). Traduzione di Roberto Michilli (versione del 14 luglio 2014).

 

No, non te così ardentemente amo,
non risplende per me la tua bellezza:
in te amo il mio antico dolore
e la perduta mia giovinezza.

E quando a volte guardo nei tuoi occhi,
immergendomi in essi a lungo con lo sguardo,
mi prende un discorso misterioso,
ma non con te il mio cuore parla.

Parlo con un’amica dei giovani giorni;
nel viso tuo io cerco un altro viso;
labbra ormai mute sulle vive tue,
negli occhi tuoi la fiamma di occhi spenti.

(1841)

 

1
Нет, не тебя так пылко я люблю,
Не для меня красы твоей блистанье:
Люблю в тебе я прошлое страданье
И молодость погибшую мою.

2
Когда порой я на тебя смотрю,
В твои глаза вникая долгим взором:
Таинственным я занят разговором,
Но не с тобой я сердцем говорю.

3
Я говорю с подругой юных дней;
В твоих чертах ищу черты другие;
В устах живых уста давно немые,
В глазах огонь угаснувших очей.

(1841)