Che serà, serà

Passava per la strada di casa mia tutte le sere. Noi eravamo lì a giocare, ma ci fermavamo subito appena la vedevamo apparire dalla strada di Perlina. Era andata a prendere il vino per suo padre; la bottiglia, appesa alla mano, oscillava al ritmo del suo passo danzante. Ballava, infatti, avanzando: saltava da un piede all’altro sulle sue basse scarpe di vernice nera con il bottoncino e ogni tanto faceva anche una piroetta. La gonna blu a pieghe, allora, si alzava e le formava una ruota attorno alla vita. Anche le sue trecce si sollevavano. Quand’era più vicina, potevamo sentirla cantare. Era sempre la stessa canzone, e ogni volta ci muoveva qualcosa nel petto. Rosanna cantava: “Che serà, serà, che cosa succederà”; noi guardavamo su, verso il cielo  azzurro cupo dove cominciavano ad apparire le prime stelle, e cercavamo di leggervi il nostro futuro.

 

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