L’Orma lieve

Nota critica di Ubaldo Giacomucci

Libro suggestivo e coinvolgente, questo edito da “Le Voci della Luna”, non solo per la qualità dei testi poetici di quattro autori di evidente forza espressiva e notevole efficacia formale, ma anche per la perfetta interazione con la grafica dell’artista Fausto Cheng, che attraversa e valorizza la scrittura poetica di questi autori.

La prefazione di Loredana Magazzeni inquadra perfettamente la dimensione stilistica dei nostri quattro poeti, il cui riferimento al territorio (della provincia di Teramo) è senz’altro casuale, dato che questi testi potrebbero essere tranquillamente proposti come emblematici delle tendenze espressive della ricerca poetica contemporanea nazionale e internazionale.

Antonio Alleva, nella sua sezione “Altri congedi nel moto perpetuo”, delinea la possibilità di far interagire le tematiche esistenziali con quella dimensione linguistica massmediologica con cui si è quasi da sempre confrontato nella propria ricerca poetica, e con esiti sempre felicissimi.
In quest’ultima silloge sembra trovar spazio in particolare una ricerca filosofico-esistenziale sulle domande “ultime”, quelle sul senso della vita e dell’essere, quella del confronto dell’essere umano con una dimensione ontologico-religiosa che sembra essere a tratti quasi deludente più che sfuggente o assente, o addirittura quasi inquietante nella sua lontananza dalla dimensione umana e terrena. Ne emerge una scrittura espressionistica e di grande attualità stilistico-espressiva.

La scrittura poetica di Raymond André si proietta lungo le diverse traiettorie psicologiche dell’introspezione per recuperare uno spazio simbolico ancor più esteso che nella lirica tradizionale. Da questo punto di vista la ricerca poetica non prevale sul testo, secondo un’impostazione moderna, libera da rigidi schemi formali e basata su un lessico quotidiano ricontestualizzato ai fini della dimensione espressiva e della struttura simbolica. La poetica dell’Autore punta anche sull’icasticità dell’espressione e sulla concettualizzazione del messaggio, per assumere pienamente la finalità esistenziale del testo, nell’esigenza di andare oltre gli idoli di un mondo dominato dalla dimensione materiale e consumistica e recuperare una dimensione di autenticità. In questo senso la fenomenologia delle emozioni definisce una poesia dal linguaggio vivo e palpitante, che si confronta con una forma comunicativa ma personale.

Leandro Di Donato ci offre una silloge di poesie incisiva e dal ritmo cadenzato, che concede al lettore versi misurati ma ricchi di senso e di significati. I contenuti legati all’impegno civile si integrano sempre più con una lirica che, pur cercando l’essenzialità del dettato, ha una sua autonomia dall’ormai inflazionato filone ermetico e postermetico, e suggerisce al lettore squarci surreali e motivi di riflessione, simboli intensi e scritture aperte all’interpretazione del lettore. Una poesia, dunque, di particolare maturità espressiva, grazie soprattutto a una cifra stilistica originale, in cui prevale la densità metaforica del testo e i riferimenti a un paesaggio inquieto e alla dimensione sociologica.

Roberto Michilli, in questa sezione “La fine degli incanti”, concilia la lirica con la narrazione in versi, per una forma poetica originale e ricca di sfumature espressive, che sfocia in riflessioni acute e spesso argute (“L’esistenza è una forma / di ostinato cinismo.”) L’autore suggerisce, grazie a questa novità espressiva, la possibilità di ricorrere a una sorta di dimensione concettuale della scrittura poetica, quella Logopea di cui scriveva Ezra Pound in relazione alle forme di poesia (la Melopea, legata alla musicalità, la Fanopea, legata all’immagine, e la Logopea, la più rara, legata alla concettualità, alla riflessione). Così la narrazione in versi si concede alla forza dell’idea e si fa riflessione attiva, al di là del mondo delle opinioni, nella ricerca di una verità parziale ma autentica, garantita dalla ricerca poetica.

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