Sonetto 33

William Shakespeare (1564-1616). Traduzione di Roberto Michilli.

 

L’ho visto in molte fulgide mattine
accarezzare le cime dei monti,
baciando i prati col suo viso d’oro,
dorando l’acqua con magia divina;
ma ben presto permettere alle nubi
di torturare il suo celeste volto,
e nasconderlo al mondo abbandonato,
fuggendo vergognoso verso sera:
così sul far del giorno il sole mio
brillò trionfante sopra la mia fronte;
ma, ahimé, fu mio soltanto per un’ora,
una nube l’ha tolto ora al mio sguardo.
Ma per questo il mio amore non si sdegna;
non si vela a volte anche il sole in cielo?

 

Full many a glorious morning have I seen
Flatter the mountain tops with sovereign eye,
Kissing with golden face the meadows green,
Gilding pale streams with heavenly alchemy;
Anon permit the basest clouds to ride
With ugly rack on his celestial face,
And from the forlorn world his visage hide,
Stealing unseen to west with this disgrace:
Even so my sun one early morn did shine
With all-triumphant splendor on my brow;
But, out alack, he was but one hour mine,
The region cloud hath masked him from me now.
Yet him for this my love no white disdaineth;
Suns of the world may stain when heaven’s sun staineth.

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