Note di diario. 27 settembre 1982

Dopo dieci anni…
Siamo tornati a San Benedetto del Tronto per trascorrere la notte nella stessa stanza d’albergo dove ci fermammo allora. Fa un certo effetto. Perdio se passa il tempo. Il giorno dopo mini viaggio (di nozze 2?) a Urbino, suggestione improvvisa della sera precedente, nome balzato prepotentemente agli occhi che scrutavano la carta geografica alla ricerca di una possibile meta a equa distanza. Scelta felicissima, per Piero e altro ancora. (Chissà perché m’ero immaginato che la Flagellazione fosse un’opera di grandi dimensioni?). Colpita moltissimo anche O, oltre che dalle opere dall’atmosfera fatata in cui l’intera città sembra immersa. Va detto a suo merito che le impressioni di mia moglie sono quanto di più autentico e genuino è dato vedere (almeno a me) di questi tempi. Anche in questo caso pertanto era assolutamente immune da condizionamenti e suggestioni anteriori (guide, letture o altro) se si eccettua quel pochissimo che le avevo detto io. Ma lei ha occhi e cuore, e ha visto e sentito. Ritorno per Recanati, su altre carissime tracce. Siamo riusciti ad entrare in casa Leopardi solo dopo qualche insistenza. Era passato l’orario, anche se di pochi minuti. Da alcuni giorni era in vigore quello autunnale. Solita frettolosa visita, stavolta più del solito, se possibile, guastata inoltre dalla voce del custode/guida, manifestamente sulle spine per la quasi trasgressione, e dagli insulsi commenti di una coppia infilatasi con noi. Qualche vibrazione comunque c’è stata. Ho potuto dare un’occhiata ai manoscritti giovanili: che pena. Siamo stati poi sul Tabor. In occasione delle mie precedenti visite non ci ero mai arrivato. Ambiente ben vivo a dispetto della retorica celebrativa: coppiette e anche coppie di anziani a spasso. Chissà se anche ai tempi di G. ci andavano a pomiciare? Tentazione fortissima di trascorrere qualche giorno a Recanati. Chissà se la famiglia autorizzerebbe un soggiorno di qualche ora nelle stanze? Credo di sì ma le credenziali? Che gli dico? Che lo amo? Quisquilie! Titoli e patacche ci vogliono, non amore. Foratura imprevista e cambio di gomma in una piazzetta del paese. Operazione felicemente e rapidamente portata a termine tra la non dissimulata ammirazione di O. Ritorno col brivido (per via della non ruota di scorta) ma tranquillo.
PS: Solo un appunto. Riflettevo stamattina sulla violenza. Mi sembra ormai il tratto caratteristico della società contemporanea, quasi il modo normale di relazione. E si assiste ormai anche alla caduta di barriere che la civiltà ha eretto faticosamente in tanti secoli: il ritorno alla barbarie infatti asseconda troppo bene l’altro aspetto emergente/dominante: questa è la società dello spettacolo, e la violenza “tira” (cfr. anche quel film visto a San Benedetto la sera del 24, Obiettivo mortale).

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