Alfredo Fiorani su Fate il vostro gioco

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Roberto Michilli, Fate il vostro gioco, Fernandel, 2008, pagg. 130, Euro 12,00

Un romanzo di incredibile forza affabulatoria.

La vita spesso, si sa, riserva delle sorprese. Altrettanto accade nel lungo racconto Fate il vostro gioco di Roberto Michilli. Il finale, ovviamente, non lo sveleremo, Ma una cosa va subito detta: tutto ci saremmo aspettati dalla vicenda narrata meno che l’Autore si prendesse (bonariamente) gioco del povero lettore, avendogli consegnato un finale che, probabilmente, gli risulterà un po’ irritante – a noi un po’ meno per le metafore che ne abbiamo tratte –  da come nel corso della lettura se l’era diversamente prefigurato. Ma non è su tale aspetto che vogliamo incentrare la nostra attenzione. Il finale di un racconto, breve o lungo che sia, può piacere o non piacere. Molto dipenderà da ciò che ha concorso al suo concepimento. Nel caso di Fate il vostro gioco la conclusione è da romanzo giallo per quel colpo di scena alla Agatha Christie, solo che è ancor più repentino e sconcertante, non trattandosi di un giallo, da lasciarci con un palmo di naso. Ad ogni modo, ciò che invece ci preme sottolineare è (al di là di tutto) l’ineguagliabile potere affabulatorio dello strumento narrativo che, se ben adoperato, diventa micidiale. Come lo è diventato nel caso di Michilli/Shahrazàd. Prova tangibile della sua abilità a raccontare, così diabolicamente sottile da farci diventare burattini nelle sue mani, oltre a convincerci a bere la sua una storia fino all’ultima goccia. Ed è solo riconoscendogli questa abilità che gli perdoniamo il “finale”.

Alla stregua del malcapitato viaggiatore a cui il protagonista, Alberto, nello scompartimento di un treno confida la sua vicenda, lo abbiamo seguito nel suo intricato ed intrigante racconto anche lì dove la noia, per la specificità dell’argomento a tratti più simile ad un manuale sul gioco della roulette, stava lì lì per annientarci. Siamo andati dietro ad Alberto, incallito frequentatore di casinò poi ravvedutosi, vivendone il dramma esistenziale: le amarezze, le sventatezze, i rimorsi, le nostalgie, le sconfitte; condividendone le delusioni e i rimpianti; deplorandone gli egoismi giovanili, perdonandogli i tradimenti sentimentali. Di questo ed altro ci ha visti partecipi la storia di Alberto che in preda all’inquietudine, figlia del suo passato dissennato, quasi a perdere l’anima per ritrovarla (parafrasando Aleksandr Lurjia), escogita un sistema ingegnoso, ispirandosi a…………, allo scopo di sbancare il Casinò di Venezia presso cui svolge la sua mansione di funzionario nel tentativo di sfidare il destino e di risistemare la sua vita una volta per sempre.

In Michilli, il gusto del racconto è sorprendente, grazie a  quella capacità di manipolare a suo piacimento la materia narrata e rendendola, per la perfetta meccanica e la meticolosa tramatura dei particolari, talmente verosimile da spronarci il dubbio se la storia riguardi il protagonista o l’Autore, se insomma non sia Roberto Michilli il “giocatore” di Fate il vostro gioco. In realtà, poco importa. Ciò che, al di là della beffa finale, ci ha sedotti è l’ esserci trovati a partecipare incondizionatamente a l’intera vicenda, finendo come il viaggiatore (presumiamo) a chiedersi dove la realtà e dove la finzione, se credere e a chi credere, se la verità esiste o se tutto è illusione, incantamento, fascinazioni, se lo sconosciuto incontrato sia un demone o un angelo. Alla fine, Michilli ci ha piantato un bel chiodo nella testa. Però, stia attento anche lui, e non si faccia maestro, poiché non è escluso che gli capiti d’imbattersi strada facendo uno “spiritello maligno”, e poi a ridere saremo noi. Come si dice: “Chi la fa l’aspetti”.

Alfredo Fiorani

Luglio 2008

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