Bartolomeo Di Monaco su Fate il vostro gioco

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LETTERATURA: Roberto Michilli: “Fate il vostro gioco”, Fernandel, 2008

2 Maggio 2008

di Bartolomeo Di Monaco

Questo romanzo viene dopo Desideri, pubblicato sempre da Fernandel nel 2005.
Il caso e la passione del rischio – l’azzardo – sono messi dall’autore sotto una lente di ingrandimento per cercare di capire quanto taluni cosiddetti vizi siano ingovernabili dall’uomo e quanto sulla fortuna o la sfortuna giochi molto il caso, al di là e al di sopra, perciò, della nostra volontà e della nostra intelligenza: “ Non c’è modo di evitare questa soggezione al capriccio del caso.”; “una certa dose di rischio è ineliminabile dalla nostra esperienza umana, una larga parte della quale continuerà, a dispetto dei nostri sforzi per programmarla e pianificarla, a essere governata dal caso.”
La sfida che qualcuno tenta al rischio e al caso congiuntamente, determina il “vizio”, la passione inestinguibile ed inesauribile del giocatore.
Siamo in uno scompartimento di un treno qualsiasi ed è un ex giocatore, di nome Alberto, poi diventato croupier, ispettore e dirigente, ed ora in pensione, che racconta questa sua esperienza ad un passeggero che non ha niente di meglio da fare e si presta perciò all’ascolto.
La domanda che pone è di estremo interesse: Possibile che non ci sia un modo per asservire a noi stessi il caso?
“Che non si potesse, per esempio, escogitare un sistema sicuro per vincere su quel maledetto tavolo della roulette al quale m’ero ritrovato ad appendere la mia vita intera, da giocatore prima e da schiavo asservito dopo?”
Alberto, dunque, ci fa capire che ha speso buona parte della sua vita alla ricerca del “sistema perfetto”. Ci domandiamo: L’avrà trovato? Ce lo rivelerà con il suo racconto? Ci dice pure che “dopo aver tanto letto e riflettuto, alla fine mi convinsi che era possibile mettere a punto un sistema sicuro. E infatti ci riuscii.”
Michilli, con una bella scrittura chiara e lineare, ci sta seducendo abilmente, aiutato in questo da una ambientazione, quella di Venezia, nello stesso tempo discreta e complice, e noi affondiamo i nostri occhi laddove sentiamo il profumo di un mistero che sta per svelarsi, di una conquista che ci è sempre parsa mitica e impossibile.
L’autore ricorda lui stesso il celebre racconto di Dostoevskij, “Il giocatore”, ma viene in mente anche la suspence che vibra nel romanzo di Maurensig: “La variante di Lüneburg“, del 1993.
È la sua una volontà determinata: “una volontà addirittura incrollabile”;quella cosa la volevo e la dovevo fare: dovevo batter il casinò, e attraverso il casinò dovevo sconfiggere il caso, la sorte, il mio stesso destino.” Ecco scoperta, dunque, la chiave di lettura: in realtà non si tratta di una sfida (”affondare i denti nella giugulare della roulette”) per conseguire una ricchezza materiale, bensì per tornare ad essere l’artefice della propria vita: “non pensavo affatto al lato pratico della faccenda, glielo giuro. Ero riuscito in un’impresa impossibile: questo contava.”Una sfida quindi all’imprevedibile e al mistero.
Quando il narratore comincia a spiegare al suo interlocutore le procedure seguite per giungere al risultato, ci meravigliamo di quanto la scrittura di Michilli sia leggera ed intrigante su di un argomento quale quello sulle probabilità che non è facile rendere chiaro ed accessibile. Inoltre non dobbiamo dimenticare che abbiamo di fatto un solo protagonista, che non solo racconta ma in pratica è il factotum. È lui che fa sembrare animate le roulette, è lui che traforma il lavoro di Sandro (”il giovanotto dai capelli rossi”, con “il cervello di un genio del crimine“) nel percorso ostinato e ansioso che governa la vita di ciascuno di noi; è sempre Alberto che senza dargli mai la parola, ci fa lo stesso immaginare l’interlocutore che gli sta seduto davanti in quel vagone diretto chi sa dove. È ancora lui che, attraverso Franca, dà la risposta più importante alla sua sfida. Notate, infatti, come sa rimettere in scena la ex fiamma, necessaria al suo progetto (vedrete in che modo!), ancora bella, svelta e intelligente, e non avrete dubbi che vi siete trovati fra le mani un romanzo speciale. Franca lo illumina al pari di una stella che, spuntata all’improvviso tra le parole del protagonista, rivela con la sua luce la complessa e inafferrabile realtà in cui sono immersi i nostri destini.

Pubblicato su «Parliamone – Rivista d’arte» il 2 maggio 2008.

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