Vatel, il Masterchef del Re Sole

Il nuovo mondo di Galatea

C’era questo cuoco qui, Vatel. E attorno c’era il Seicento e la Francia. E soprattutto c’era lui, Luigi XIV, il Re Sole, lo Stato sono io, la grandeur fatta persona come non capiterà mai più nella storia, perché persino Napoleone, al confronto di Luigi, era un omettino dalle ambizioni limitate.

Li sottovalutano sempre, i cuochi. E invece non c’è regime e non c’è impero che sia davvero fastoso se non ci sono loro. Sì, certo, noi ricordiamo gli artisti, e gli scultori, e i pittori e gli architetti o i poeti. Ma quella è gente che lavora per l’eternità, o per lo meno avendo in testa un ragionevole numero di secoli di durata per le loro creazioni. I cuochi, invece, sono il volto immediato del potere. Tangibile, come sono tangibili i loro pasticci, i loro sformati, gli arrosti per i banchetti, le torte lussureggianti di panne e di creme, le…

View original post 704 altre parole

L’ intervista impossibile a Paolina Bonaparte

 

paolina1

Portoferraio, Isola d’Elba, ottobre 1814

     E’ una giornata mite, di quelle in cui sembra che la natura stenti a prendere definitivo commiato dall’estate indugiando in un languore morbido nei toni e nei colori, lontano dalle intemperanze dei mesi trascorsi.

Il sole è piacevolmente caldo, il cielo velato da nubi bianche sfilacciate, vuoto di voli e di schiamazzi.. Sotto di noi, oltre il muro di cinta del giardino, protezione dal dirupo scosceso che precipita, irto di fichi d’India e di rovi, verso il mare, s’apre la vastità del Canale di Piombino, d’un celeste tenue, quest’oggi, e solcato da vascelli con le vele dispiegate alla brezza del maestrale, mentre la costa toscana disegna all’orizzonte una fuga di colli e promontori che sembrano azzurrognoli per la lontananza.

Lo sguardo spazia intorno, grato di tanta bellezza, e si sofferma, a destra, sul faro di Forte Stella, imponente e magnifico nella sua pietra…

View original post 6.044 altre parole

Evelyn Rydz. Fenomenologia del residuo

Themadjack

rydz_studio

Evelyn Rydz è un’artista statunitense, nata a Miami e Master alla Scuola del Museum of fine arts di Boston, che, a partire da sue fotografie, crea disegni di oggetti e luoghi che hanno vissuto variazioni significative o sono dentro processi di trasformazione.

Negli ultimi anni ha visitato, in particolare,  luoghi costieri rilevando e documentando i molti oggetti di scarto disseminati sul terreno. L’interesse per le storie degli oggetti si coniuga con la ricerca sui processi di delocalizzazione umana e così facendo ne viene fuori un racconto visivo in cui è minutamente descritto il destino di oggetti utili nel recente passato divenuti presto residui del presente e pezzi involontari di paesaggi lontani.

“Ho camminato per giorni attraverso enormi quantità di detriti e sabbie di plastica sentendomi come un archeologo che rinviene i residui della storia contemporanea.”

La ricerca di Evelyn Rydz ricorda fortemente il paradosso dell’eccesso decritto da Georges Bataille, cioè il…

View original post 454 altre parole

Casa sul mare

Eugenio Montale (1896-1981)

 

Il viaggio finisce qui:
nelle cure meschine che dividono
l’anima che non sa più dare un grido.
Ora i minuti sono uguali e fissi
come i giri di ruota della pompa.
Un giro: un salir d’acqua che rimbomba.
Un altro, altr’acqua, a tratti un cigolio.

Il viaggio finisce a questa spiaggia
che tentano gli assidui e lenti flussi.
Nulla disvela se non pigri fumi
la marina che tramano di conche
i soffi leni: ed è raro che appaia
nella bonaccia muta
tra l’isole dell’aria migrabonde
la Corsica dorsuta o la Capraia.

Tu chiedi se così tutto vanisce
in questa poca nebbia di memorie;
se nell’ora che torpe o nel sospiro
del frangente si compie ogni destino.
Vorrei dirti che no, che ti s’appressa
l’ora che passerai di là dal tempo;
forse solo chi vuole s’infinita,
e questo tu potrai, chissà, non io.
Penso che per i più non sia salvezza,
ma taluno sovverta ogni disegno,
passi il varco, qual volle si ritrovi.
Vorrei prima di cedere segnarti
codesta via di fuga
labile come nei sommossi campi
del mare spuma o ruga.
Ti dono anche l’avara mia speranza.
A’ nuovi giorni, stanco, non so crescerla:
l’offro in pegno al tuo fato, che ti scampi.

Il cammino finisce a queste prode
che rode la marea col moto alterno.
Il tuo cuore vicino che non m’ode
salpa già forse per l’eterno.

Boskov e le questioni di stile letterario

Il nuovo mondo di Galatea

In fondo, è sempre una questione di stile letterario, perché a chi piace scrivere il mondo lo misura così, con la scrittura. E quindi c’è una certa logica, per una che ha sempre amato i periodi secchi di Giulio Cesare, non sentire tutto questo afflato e questo vuoto infinito alla morte di Marquez, perché sì, certo, Marquez l’ho letto, e sarà stato anche premio Nobel, ma non mi ci sono mai troppo ritrovata, e invece avvertire un senso di profonda tristezza quando sento che è morto Boskov, per me immortale autore di aforismi fulminanti sul mondo del calcio in una nazione che il calcio lo prende troppo seriamente per saperlo poi descrivere come si deve.

E che devo dire? Ti sia lieve la terra, Vujadin.

View original post

Fenomenologia del complotto misterioso: come inventare un mistero sul web (con l’aiuto dei mass media)

Il nuovo mondo di Galatea

Spesso una si domanda come nascano alcune bislacche teorie complottistiche che si ritrovano in rete e vengono poi ricicciate su Voyager e Mistero. Ieri, per puro caso, passeggiando su Fb, mi è capitato di assistere alla nascita di una di queste storie, e confesso che mi sono sentita un po’ come un astrofisico che per puro caso assista alla nascita di una stella.

Partiamo dall’inizio: su Repubblica cultura esce un articolo di Gino Castaldo intitolato Il Dilemma di Benedetto XVI: la copertina profetica di Urania. Si racconta la trama di un romanzo di fantascienza edito nella collana Mondadori Urania nel 1978 e scritto da Herbie Brennan: un papa in carica, Benedetto XVI, comincia a soffrire di allucinazioni e queste portano a delle “rivelazioni” che potrebbero scatenare lo scoppio di una nuova guerra mondiale, quindi si chiede se di debba dimettere perché non sa se le voci che sente siano…

View original post 1.108 altre parole

La leggenda del sesto uomo

Brotture

La leggenda del sesto uomo

Una buona idea narrativa, un risultato decente. L’idea buona di Monika Kristensen, esploratrice polare datasi alla narrativa, ne La leggenda del sesto uomo (Kullungen, 2008, trad. it. di M. V. D’Avino, Iperborea 2013) è questa: un asilo infantile a Longyearbyen nelle isole Svalbard, durante l’inverno artico in cui non sorge il sole, e una miniera di carbone gigantesca e attiva nel cuore della montagna. Dall’asilo sparisce una bambina, e la sua affannosa ricerca si intreccia col vissuto di molte persone, tra cui i suoi genitori, tra le fragilità dei rapporti coniugali e amorosi, il lavoro dei minatori, le attività illecite sul mare gelato, tra orsi bianchi, minatori-bracconieri a caccia di renne e pescatori-contrabbandieri, e le profondità della terra da cui l’inesausta opera umana estrae il carbone pagando un alto prezzo di vite.  L’idea narrativa è buona, ma i numerosi personaggi sono appena abbozzati, e i loro moventi non…

View original post 19 altre parole