Lei lavora

vibrisse, bollettino

Sono sull’autobus numero 3. Vado in stazione. Mi arriva una telefonata. Rispondo cercando di non dar noia.
Nel corso della conversazione uso una quantità di parole, tra le quali: agente, termine ultimo, Einaudi, anticipo, London Book Fair, novemila copie, risoluzione di contratto, Marsilio, editing, percentuale.
Quando chiudo la conversazione (mancano due fermate alla stazione ferroviaria) mi si avvicina un ragazzo massiccio.
“Mi scusi”, dice il ragazzo massiccio.
Ha una vocetta gentile, da uccellino.
“Mi dica”, dico.
“Lei lavora nell’editoria?”, dice il ragazzo massiccio.
“Li ha scritto un romanzo?”, dico.
“No”, dice il ragazzo massiccio.
“Bene”, dico.
“Ne ho scritti tre”, dice il ragazzo massiccio.
“Una trilogia fantasy?”, dico.
“Sì”, dice il ragazzo massiccio. E sorride.
Allora noto l’accento modenese. Allora mi frulla in mente un nome.
“Riccardo”, dico.
“Sì”, dice il ragazzo massiccio. Ha un mezzo sorriso, poi fa un passo indietro: quasi spaventato.
In quel momento arriviamo in stazione…

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