Le scelte che non hai fatto

Brotture

Perosino

 Scritto alle soglie della morte, avvenuta il giorno precedente l’uscita del libro, Le scelte che non hai fatto (Einaudi 2014) non è un grande romanzo, ma merita di essere letto per la giocosa malinconia che lo pervade, per la riflessione che si traduce in storie. Storie di vite di donne: storie qualsiasi, di vite che presentano i caratteri delle vite di ogni essere umano (occidentale contemporaneo dovrei precisare). Le nostre vite come un intreccio di accidenti e di scelte. Ogni scelta esclude altre possibilità, altri sviluppi. Qui la voce narrante cerca in altre donne, nelle loro vicende (in verità non solo di donne si tratta, c’è anche qualche vita d’uomo) quello che da lei è stato abbandonato, i sentieri che sono stati interrotti. Nessuna scelta, argomenta la Perosino, è decisa dal 100 per cento di noi stessi. Ma spesso, per così dire, a maggioranza, magari solo dal 51 per cento…

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I misteri del giardino di Compton House – Peter Greenaway

Ultima Visione

I misteri del giardino di Compton HouseTorno a Greenaway e lo faccio col suo (quasi) primo film, il piu’ rappresentativo e certo tra i migliori della sua carriera.
Fine del XVII secolo, una casa, un giardino, un nobile orgoglioso e un grande disegnatore incaricato d’immortalare l’edificio e lo spazio circostante.
Il contratto tra le parti sara’ quantomeno particolare includendo tra le clausole la disposizione di genti, cose e persone, incluso il corpo della padrona di casa.
Greenaway artista visuale, prima pittore e poi cineasta e cosa meglio puo’ rappresentarlo di questo film, laddove esprime al meglio il giusto equilibro tra due passioni in apparenza simili ma molto diverse tra loro?
Greenaway dipinge il film e del resto e’ la ragione per cui si e’ fatto conoscere al mondo e cio’ che meglio lo definisce. La cinepresa raramente si muove o zooma riempendo l’immagine attraverso un occhio attentissimo alla fotografia in infiniti riferimenti pittorici ed espressivi di…

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Bernard Berenson su Carlo Crivelli

Da The italian painters of the Renaissance, traduzione di Emilio Cecchi:

L’arte ha una sostanza troppo grande e vitale, da poter tutta raccogliersi in una sola formula; e finora manca una formula la quale non deformi la nostra idea complessiva della pittura italiana nel quindicesimo secolo, e al tempo stesso renda giustizia ad un artista come Carlo Crivelli. Che si colloca tra i più genuini d’ogni epoca e paese; e non ci si stanca mai, anche quando i cosiddetti «grandi maestri» diventan tediosi. Con la libertà e lo spirito del disegno giapponese, egli esprime una divozione tenera e selvaggia come quella di Jacopone; una dolcezza d’emozione sincera ed ornata, come quella che un francese del quattordicesimo secolo avrebbe potuto mettere in un avorio della Vergine e il Figlio. La mistica beltà di Simone Martini, la pietà disperata del Giambellino giovane, nel Crivelli trovano forme che hanno il vigore lineare e la metallica lucentezza di vecchi Satsuma o delle lacche: e qualità tattili così sontuose.

Il Trittico di Montefiore dell'Aso

Il Trittico di Montefiore dell’Aso

Compleanno

Guido e l'autismo

16

Sedici anni. Ieri Guido ha compiuto sedici anni. Per una persona con autismo in Italia è una data critica, segna un passaggio difficile: un sedicenne non è più seguito dalla neuropsichiatria infantile, e se ne dovrebbero occupare altri soggetti. Dovrebbero, ma…  Guido non sa cosa sia un compleanno, ai regali non è minimamente interessato, nemmeno le torte gli piacciono. Del resto, la sua mente quanto a numeri non va al di là del 2, figurarsi il 16. Non ha nemmeno il concetto di settimana, figurarsi quello di anno.
Io invece ho anche quello di decennio, e penso agli anni futuri che attendono Guido. E mi viene da pensare a quali differenze presenti la condizione dei disabili gravi nelle differenti culture. In Occidente, all’interno di una cultura individualistica, in cui i legami familiari sono deboli, la sorte dei disabili è fortemente legata alla qualità dei servizi, che dipende moltissimo dalla prosperità…

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Come un fiume carsico

Francesca Bonafini

Casa di carne-copertinaRecensione di Casa di carne (Avagliano, 2014) pubblicata su «Il Quotidiano della Basilicata» domenica 20 luglio 2014 a firma diAntonio Celano.

“Come ha già evidenziato Nicola Vacca in un suo recente intervento, è importante chiedersi anche qui, quanto, prima di costruire la sua Casa di carne (Avagliano, 156 pp., 14.00 €), Francesca Bonafini abbia frequentato, attardandovisi, le Camere separate di Tondelli. Un debito forse ancora troppo forte sebbene, peraltro, tranquillamente riconosciuto dall’autrice fin dall’esergo, giù fino alla struttura dei capitoli ordinati per “attraversamenti” in luogo dei tondelliani “movimenti”. Pure con quella lucida attenzione per lo stile e per il ritmo della scrittura, e poi con il piacere tutto particolare di narrare e dipanare l’intima e misteriosa relazione tra vita e morte, che furono anche dello scrittore dell’emiliana Correggio.

Dunque Angela, la voce narrante del romanzo, vende la vecchia casa di campagna allo spirare della nonna, ma ancor di…

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Appunti di viaggio in treno

Il nuovo mondo di Galatea

La cosa più affascinante dei viaggi in treno sono le città per cui passi infinite volte e non scendi mai.

Gli edifici visti di culo, dai binari, sono meravigliosi. Sono muri piatti e brutti, di solito coperti di graffiti. Dall’altra parte sai che c’è la facciata, e l’hanno ripulita e tenuta in ordine. Ma il dietro no. il Dietro lo vedi solo dal treno. Ed è come sorprendere una donna elegante mentre si fuma una sigaretta di nascosto, seduta sul cesso e in vestaglia, la sera.

Adoro gli smartphone e i tablet in treno. Un tempo se prendevi appunti su un quaderno durante un viaggio ti guardavano come un pazzo. Te lo lasciavano passare solo se eri una attempata zitella inglese. Oggi tutto il vagone diteggia chattando, e tu passi inosservata. 

Un giorno scenderò a Polesella. Per vedere che c’è. Probabilmente niente, ma il niente ha infinite forme in cui…

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E l’uomo inventò i sapori

Brotture

sapor

 Un’ottima lettura estiva, questo saggetto di Rosalia Cavalieri E l’uomo inventò i sapori (il Mulino 2014). In verità, non mi convince del tutto il sottotitolo storia naturale del gusto, perché quella del formarsi del gusto umano del cibo, nella visione dell’autrice, è propriamente una storia che parte da una parziale rottura col semplice naturale, rottura che si manifesta nell’acquisizione umana del dominio del fuoco e nello sviluppo della cottura. Semiologa, la Cavalieri utilizza qui i ritrovamenti–e le teorie connesse–della paleoantropologia e di altre scienze per costruire un discorso che ha come focus le tecniche della cottura, e le ricadute che centinaia di migliaia di anni di . consumo di cibi cotti hanno avuto in termini di sviluppo cerebrale e socio-culturale. I cardini della riflessione espressa nel libro appaiono già nelle prime pagine:

«Diversamente dagli animali, che possono distinguere e tutt’al più segnalarsi reciprocamente solo sapori gradevoli e sgradevoli…

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Non ci resta che piangere

winckelmann in venedig

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Come quelle del Signore, anche le vie dell’ACTV sono infinite. Da un anno a questa parte questi cartelli gialli affiancano le entrate di tutte le fermate dei vaporetti: se non fossero l’ennesima tragica conferma che la peggiore azienda di trasporti urbani del’emisfero boreale (e forse anche dell’altro) è in mano a un branco di squilibrati, ci sarebbe da sbellicarsi dal ridere.
Premesso che nel corso di questo anno di vigore della terroristica minaccia non ho mai assistito né sentito dire di controlli o tanto meno di multe fatte all’interno dei pontoni, si multa forse in terraferma chi sta alla fermata dell’autobus senza biglietto? E se piove e semplicemente mi riparo, devo forse pagare il biglietto anche se non voglio prendere il vaporetto? Se accompagno la mamma alla fermata, se faccio chiacchiere con gli amici in attesa che loro si imbarchino, se vengo a prendere la zia Eulalia in visita da Zerobranco, devo pagare…

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