Come un fiume carsico

Francesca Bonafini

Casa di carne-copertinaRecensione di Casa di carne (Avagliano, 2014) pubblicata su «Il Quotidiano della Basilicata» domenica 20 luglio 2014 a firma diAntonio Celano.

“Come ha già evidenziato Nicola Vacca in un suo recente intervento, è importante chiedersi anche qui, quanto, prima di costruire la sua Casa di carne (Avagliano, 156 pp., 14.00 €), Francesca Bonafini abbia frequentato, attardandovisi, le Camere separate di Tondelli. Un debito forse ancora troppo forte sebbene, peraltro, tranquillamente riconosciuto dall’autrice fin dall’esergo, giù fino alla struttura dei capitoli ordinati per “attraversamenti” in luogo dei tondelliani “movimenti”. Pure con quella lucida attenzione per lo stile e per il ritmo della scrittura, e poi con il piacere tutto particolare di narrare e dipanare l’intima e misteriosa relazione tra vita e morte, che furono anche dello scrittore dell’emiliana Correggio.

Dunque Angela, la voce narrante del romanzo, vende la vecchia casa di campagna allo spirare della nonna, ma ancor di…

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Appunti di viaggio in treno

Il nuovo mondo di Galatea

La cosa più affascinante dei viaggi in treno sono le città per cui passi infinite volte e non scendi mai.

Gli edifici visti di culo, dai binari, sono meravigliosi. Sono muri piatti e brutti, di solito coperti di graffiti. Dall’altra parte sai che c’è la facciata, e l’hanno ripulita e tenuta in ordine. Ma il dietro no. il Dietro lo vedi solo dal treno. Ed è come sorprendere una donna elegante mentre si fuma una sigaretta di nascosto, seduta sul cesso e in vestaglia, la sera.

Adoro gli smartphone e i tablet in treno. Un tempo se prendevi appunti su un quaderno durante un viaggio ti guardavano come un pazzo. Te lo lasciavano passare solo se eri una attempata zitella inglese. Oggi tutto il vagone diteggia chattando, e tu passi inosservata. 

Un giorno scenderò a Polesella. Per vedere che c’è. Probabilmente niente, ma il niente ha infinite forme in cui…

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E l’uomo inventò i sapori

Brotture

sapor

 Un’ottima lettura estiva, questo saggetto di Rosalia Cavalieri E l’uomo inventò i sapori (il Mulino 2014). In verità, non mi convince del tutto il sottotitolo storia naturale del gusto, perché quella del formarsi del gusto umano del cibo, nella visione dell’autrice, è propriamente una storia che parte da una parziale rottura col semplice naturale, rottura che si manifesta nell’acquisizione umana del dominio del fuoco e nello sviluppo della cottura. Semiologa, la Cavalieri utilizza qui i ritrovamenti–e le teorie connesse–della paleoantropologia e di altre scienze per costruire un discorso che ha come focus le tecniche della cottura, e le ricadute che centinaia di migliaia di anni di . consumo di cibi cotti hanno avuto in termini di sviluppo cerebrale e socio-culturale. I cardini della riflessione espressa nel libro appaiono già nelle prime pagine:

«Diversamente dagli animali, che possono distinguere e tutt’al più segnalarsi reciprocamente solo sapori gradevoli e sgradevoli…

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Non ci resta che piangere

winckelmann in venedig

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Come quelle del Signore, anche le vie dell’ACTV sono infinite. Da un anno a questa parte questi cartelli gialli affiancano le entrate di tutte le fermate dei vaporetti: se non fossero l’ennesima tragica conferma che la peggiore azienda di trasporti urbani del’emisfero boreale (e forse anche dell’altro) è in mano a un branco di squilibrati, ci sarebbe da sbellicarsi dal ridere.
Premesso che nel corso di questo anno di vigore della terroristica minaccia non ho mai assistito né sentito dire di controlli o tanto meno di multe fatte all’interno dei pontoni, si multa forse in terraferma chi sta alla fermata dell’autobus senza biglietto? E se piove e semplicemente mi riparo, devo forse pagare il biglietto anche se non voglio prendere il vaporetto? Se accompagno la mamma alla fermata, se faccio chiacchiere con gli amici in attesa che loro si imbarchino, se vengo a prendere la zia Eulalia in visita da Zerobranco, devo pagare…

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La casa del silenzio

Brotture

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All’inizio del Novecento i Turchi non avevano il cognome, come era ed è costume degli Occidentali. Nel suo sforzo di modernizzazione della Turchia, Kemal Atatürk impose a tutti di scegliersi un cognome e di registrarlo all’anagrafe. Anche il protagonista principale del romanzo di Orhan Pamuk La casa del silenzio (Sessiz Ev, 1996, trad. it. di F. Bruno, Einaudi, Torino 2007) se ne sceglie uno: Darvinoğlu, da Charles Darwin, emblema della cultura europea e della Modernità, che egli adora e vorrebbe portare in Turchia.

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