Visite gratuite al giardino dell’Istituto giapponese di cultura nell’autunno 2014

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Riprendono le visite guidate gratuite al giardino dell’Istituto giapponese di cultura nell’autunno 2014.

  • Dal 25 settembre al 31 ottobre 2014
  • ogni giovedì e venerdì pomeriggio 15.00-15.30-16.00-16.30
  • sabato mattina 10.00-10.30-11.00-11.30-12.00

Prenotazione telefonica allo 06 3224794 (gruppi superiori a 15 persone via e-mail a prenotazioni@jfroma.it)
La visita guidata – sospesa in caso di pioggia – si svolge a turni di 30 minuti in gruppi di 25 persone al massimo.

Prenotazione obbligatoria, visita gratuita

Il giardino è stato realizzato, su terreno in concessione dal Comune di Roma secondo accordi diplomatici, dal noto architetto Ken Nakajima, responsabile anche del progetto per l’area giapponese presso l’Orto Botanico di Roma.
Nel giardino, il primo realizzato in Italia da un architetto giapponese, compaiono tutti gli elementi essenziali e tradizionali del giardino di stile sen’en (giardino con laghetto), che ha raggiunto l’attuale splendore perfezionandosi attraverso i periodi Heian, Muromachi (XVI-XVII sec.) e Momoyama (fine XVII sec.): il…

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40 poesie – seconda edizione ampliata

È in corso di stampa

 

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coptotale40poesieSE Aletta 2

 

La nota del curatore alla seconda edizione:

Ho inserito nell’antologia altre quattordici poesie:

Узник (Il prigioniero), 1837;
− «Когда волнуется желтеющая нива…» («Quando s’agita il campo di grano biondeggiante…»), 1837;
Дума (Meditazione), 1838;
− «Не верь, не верь себе, мечтатель молодой…» («Non credere, non credere a te stesso, giovane sognatore…»), 1839;
Дары Терека (I doni del Térek), 1839;
И скучно и грустно (E mi annoio e mi rattristo), 1840;
Пленный рыцарь (Il cavaliere prigioniero), 1840;
Сон (Il sogno), 1841;
Договор (Il patto), 1841;
Тамара (Tamara), 1841
Морская царевна (La principessa del mare), 1841;
Пророк (Il profeta), 1841;
− «Нет, я не Байрон, я другой…» («No, non sono Byron, io sono un altro…»), 1832;
Русалка (La Rusalka), 1832.

Sono tutte già tradotte in italiano, per questo le avevo tralasciate, salvo «Quando s’agita il campo di grano…», Il prigioniero e Meditazione inserite tra le note nella versione di Tommaso Landolfi. Però anche le altre sono liriche im­portanti, e mi è sembrato che senza di esse il ritratto di Lér­montov fosse incompleto. Certo, il lettore di buona volontà avrebbe potuto reperirle altrove, benché non sia sempli­cissimo, ma non mi è sembrato giusto costringerlo anche a questo sacrificio. Ho fatto pertanto un ulteriore sforzo, spe­rando che il libro così arricchito possa disegnare un’imma­gi­ne più compiuta di un grandissimo poeta.

Per questa nuova edizione ho tradotto anche due liriche di Púškin: Prorok (Il profeta), che si può leggere nelle note a Il profeta di Lérmontov; e «Я вас любил, любовь еще, быть может…» (Vi ho amata, l’amore ancora, forse…) inserita tra le note a «Ci siamo lasciati; ma il tuo ritratto…».

Ringrazio per il suo prezioso aiuto Chiara Munerato, мой ангел-хранитель.

Roberto Michilli

 

(Le poesie tradotte sono ora sessanta. Le bonus track salgono così a venti.)

 

 

Riapre la Casa di Augusto al Palatino, dal 18 settembre al 31 ottobre 2014

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Casa di Augusto al PalatinoLa Casa di Augusto (in latino Domus Augusti), talvolta indicata anche come Domus Augustea (da non confondere con la Domus Augustana di epoca flavia), era l’abitazione privata dell’imperatore Augusto, situata nel versante sud-ovest del colle Palatino.

La Casa di Augusto al Palatino rappresenta non solo un luogo denso di significato storico, ma costituisce anche uno degli esempi più raffinati ed eleganti delle pitture che decoravano gli ambienti delle abitazioni patrizie. Le stanze che oggi possono essere visitate sono precedute da un ambiente coperto da una volta a botte ed occupato da una rampa: nonostante si trattasse di un ambiente di passaggio, la volta è decorata da affreschi riproducenti un motivo a cassettoni, mentre le pareti presentano decorazioni ispirate ad elementi geometrici. Le due piccole stanze a fianco della rampa erano probabilmente riservate agli ospiti, mentre l’ultima stanza, al piano superiore, era dedicata all’uso privato ed esclusivo dell’imperatore. Gli affreschi datano…

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Tristesse d’été

Stéphane Mallarmé (Parigi, 18 marzo 1842 – Valvins, 9 settembre 1898). Traduzione di Roberto Michilli.

 

Il sole, sulla sabbia, lottatrice dormiente,
Nell’oro dei capelli scalda un languido bagno
E, bruciando l’incenso sulla guancia nemica,
Mescola con le lacrime la pozione amorosa.

Del bianco fiammeggiare la calma imperturbabile
T’ha fatto dire, triste, o miei baci impauriti,
“Noi non saremo mai una mummia sola
Sotto il deserto antico e le palme felici!”

Ma la tua chioma è come un tiepido fiume,
Vi annega senza brividi l’anima che ci affligge
E lì trova quel Nulla che certo non conosci!

Gusterò il belletto pianto dalle tue palpebre,
Vedrò se sa donare al cuore che colpisti
L’insensibilità dell’azzurro e dei sassi.

(1897)

 

Le soleil, sur le sable, ô lutteuse endormie,
En l’or de tes cheveux chauffe un bain langoureux
Et, consumant l’encens sur ta joue ennemie,
Il mêle avec les pleurs un breuvage amoureux.

De ce blanc flamboiement l’immuable accalmie
T’a fait dire, attristée, ô mes baisers peureux
” Nous ne serons jamais une seule momie
Sous l’antique désert et les palmiers heureux ! ”

Mais la chevelure est une rivière tiède,
Où noyer sans frissons l’âme qui nous obsède
Et trouver ce Néant que tu ne connais pas.

Je goûterai le fard pleuré par tes paupières,
Pour voir s’il sait donner au coeur que tu frappas
L’insensibilité de l’azur et des pierres.

(1897)