Un appunto del 1992 sui versi

L’endecasillabo appare il più splendido di tutti questi versi, sia per la sua ampiezza, sia per la capacità di accogliere concetti, costrutti e vocaboli.

[…]

Questo di cui abbiamo parlato, appare, come merita, il più rinomato di tutti i versi: tuttavia sembra splendere più chiaro e più alto quando attua una sorta di unione col settenario, purché in questa unione mantenga il primato.

[…]

Dichiariamo […] che al verso di massima rinomanza segue il settenario, dopo cui poniamo nell’ordine il quinario e il trisillabo. Il novenario pareva invece un trisillabo triplicato e perciò non fu mai in auge o venne a noia e cadde in disuso.

Quanto ai versi parisillabi non vengono usati che raramente. Per la loro rozzezza mantengono infatti la natura dei numeri pari, che sottostanno ai dispari come la materia sottostà alla forma.

Dante Alighieri, De vulgari eloquentia, libro II, V.