Ipazia, scena XV

Brotture

91eZc+mnoCL._SL1500_Lungo la corrente del Nilo scende Filemone coi suoi nuovi compagni, i goti. Una dopo l’altra, lungo le rive, appaiono antichissime città, ora ridotte a villaggi. Anche i campi sembrano aver perso la fertilità, oppressi dallo sfruttamento romano e dal malgoverno. È sera quando imboccano il grande canale di Alessandria. Scivolano tutta la notte tra le ombre stellate del lago Mareotide, e all’alba si trovano tra le innumerevoli alberature e i rumorosi moli del più grande porto del mondo.

Questo per il giovane monaco è il primo volto del mondo. Folla variopinta di stranieri, frastuono di lingue diverse, dalla Spagna alla Crimea, immense pile di mercanzia, mucchi di grano, massicce sagome di navi granarie dalle alte murate. Vedendo queste cose, e molte altre, Filemone pensa che il mondo a prima vista non sembra meritare solo disprezzo, come gli avevano insegnato i fratelli del deserto. Gruppi di schiavi neri davanti a…

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