Il nostro mondo – Diario della caduta del Muro (di Guido Carpi*)

I Dispacci | Rapporti da luoghi lontani

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Introduzione

Ho scritto quel diario a vent’anni: ero reduce da un anno di borsa di studio a Mosca, dove avevo imparato il russo, e mi ero trasferito in Germania Est per imparare il tedesco (i paesi dell’Est erano prodighi di borse per stranieri, misere ma sufficienti a vivere dati i bassi prezzi al consumo). I ventenni di oggi faranno fatica a seguire la mia logica di allora: quelli di noi che si dedicavano all’impegno politico (e io non ero nemmeno uno dei più impegnati), lo vivevano come militanza totalizzante, manichea. Io ero comunista, dell’ala più ortodossa, e pensavo sinceramente che il comunismo sovietico, seppur non esente da storture, fosse il futuro dell’umanità: sembrerà strano a molti, dato che oggi quell’esperienza è presentata come una delle forme di male assoluto…

Assistere al crollo del muro fu per me un’esperienza lacerante: non perchè mi piacesse il muro in sé, ma perché il…

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Micronote 41

Brotture

zab1. Purtroppo non esiste la coscienza in sé, uguale per tutti gli individui in ogni tempo e luogo. Le coscienze si formano fin dall’infanzia, nella famiglia, nella scuola, e nelle relazioni. Le coscienze non producono spontaneamente etica come le api secernono il miele. E in una società in cui tutti i punti di riferimento stanno crollando è inevitabile che venga a mancare un’etica comune di riferimento. In altre parole, siamo spacciati.

2. Un postulato: qualsiasi terapia dell’autismo venga offerta alle famiglie, per quanto bislacca e priva di evidenza scientifica e di seri fondamenti sperimentali, troverà sempre un certo numero di sostenitori convinti, appassionati, e talvolta fanatici. Vale per tutte le terapie, per tutte le ricette, per tutte le fedi.

3. La verità fondamentale del Cristianesimo è questa: il fatto di amare quelli che stanno per crocifiggerti non gli impedirà di crocifiggerti. Il Cristianesimo consiste nell’amare quelli che ti crocifiggono, e nel perdonarli perché…

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La gamba del Felice

Brotture

bia.jpgSono molti i motivi che rendono interessante e degno di ragionamento il breve ma succoso libro La gamba del Felice di Sergio Bianchi (Sellerio, Palermo 2005): dalla narrazione costruita per piccoli quadri alla mimesi dell’italiano semplice di un narrante popolare. Ma sono due gli aspetti della realtà che si evidenziano e che mi colpiscono in quest’opera: la rapidità del mutamento sociale e ambientale in Italia dagli anni Cinquanta ai Settanta, e la sparizione della cultura contadina, col mutamento antropologico corrispondente.
Ricordo bene, dal canto mio, la campagna veneta della fine degli anni Cinquanta, i contadini veneti poveri, la miseria di molte abitazioni rurali, quel tipo di vita che mi impressionava quando dalla mia Venezia andavo a trovare i parenti di campagna. Quel mondo, quel tipo di rapporto alle piante e agli animali, quella radicale alterità rispetto alla vita urbana, sono scomparsi, cancellati. Nel libro di Bianchi questo evento è reso…

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Milioni di piccoli Churchill

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Poi ci sono i giapponesi, sempre in gruppo e sempre di corsa, sempre attaccati a qualcosa in grado di fotografare o filmare, sempre sorridenti a mostrare all’obiettivo le dita a V, milioni di piccoli Churchill del Sol Levante. Cosa faranno una volta tornati a casa dai loro viaggi massacranti, cosa faranno di quelle migliaia di scatti nei quali i luoghi sono relegati a fare da sfondo ai loro ammiccamenti e alle loro enigmatiche manifestazioni di vittoria?
Alcuni sono particolarmente creativi: l’altra mattina una giovane Midori o Noriko stava appollaiata su una passerella per l’acqua alta, immobile in una posa da cartone animato a fingere una corsa, con la faccia girata all’indietro a sorridere secondo copione verso l’obiettivo, gestito a quanto pareva da un morosetto molto paziente. Questa qui sopra, in gita a Murano, era invece assai più sobria: non solo rinunciava al sorriso da manga e al segno di Churchill ma sembrava addirittura…

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