Ragione, desiderio

Brotture

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L’uomo che vive secondo il dettame della sola ragione è una mera astrazione. In ogni caso bisognerebbe stabilire prima di quale ragione si parli. La sapienza filosofica greca ha sempre pensato che il vivere secondo ragione consista nell’adeguarsi all’ordine del mondo e al movimento circolare dei cieli: nell’intendersi parte di un tutto razionale e divino l’uomo trova realizzazione e felicità. La sapienza tragica degli stessi Greci, di contro, vede nel mondo umano il trionfo dell’ingiustizia e della violenza, che solo il sacrificio può placare. Anche qui vi è una ragione: non vedere che alla base dell’umano sta la violenza è infatti obnubilamento e follia. Se tutti gli umani morissero “sazi di giorni” di morte naturale in tarda età, forse la morte non sarebbe un problema. Ma basta volgersi intorno e si vede che non è così, e così non è mai stato: muoiono i bambini, e la violenza miete vittime innocenti.
Il…

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Zo1.

annonudo

Di quanto abbisogna un uomo

E’ naturale, la paga limita un po’ l’uomo nelle sue fantasie. Fa a botte con gli eccessi, col manifestarsi dei vari lati oscuri del carattere. In questo senso, essa ha i suoi lati positivi: imbelletta la vita.
Ecco, pensate un po’, se da domani il tram fosse gratis, senza dubbio molti cittadini non avrebbero accesso a un mezzo così economico. Certo, anche oggi non è tanto bello andare in tram, per usare un eufemismo, ma a gratis sarebbe proprio assurdo. Mi si scusi, ci sarebbe gente non solo sui gradini esterni ma anche sul gancio elettrico.
A qualcun altro magari non serve nemmeno andare in tram: deve solo fare due passi. Gli sarebbe anche utile per fare del moto, ma, senz’altro, salta su. Sicuro, vuole sublimare la sua ambizione frustrata. Si pigia nella calca di corpi e si fa la sua corsa in tram, possano…

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Belomor 1.

annonudo

CAPITOLO 1

Cap. 1

Maksim Gor’kij

LA VERITA’ DEL SOCIALISMO

Sono già dieci anni che il partito dei bolscevichi, incarnazione della ragione e della volontà del proletariato dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, si trova a compiere senza Vladimir Il’ic Lenin il proprio lavoro potente e meravigliosamente produttivo. Se ne è andato il geniale evocatore dell’autocoscienza rivoluzionaria della classe lavoratrice, ma col passare degli anni il lavoro rivoluzionario svolto del partito di Lenin nel campo dell’economia e della cultura arricchisce con i grandiosi risultati della sua guida un paese in passato semiselvaggio e contadino; con il passare degli anni si manifesta in guisa sempre più vivida l’ampiezza e il significato del lavoro organizzativo di Il’ic, il meraviglioso coraggio del suo pensiero, l’esattezza dei calcoli e il raro dono di prevedere il futuro.

Il grande uomo che i nani chiamavano “sognatore” e, mossi dall’odio, coprivano di scherno volgare, questo grande uomo diventa…

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Cantare Wagner a mezza voce

Il cavaliere della rosa

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Di Amalie Materna, grandissima fra le più grandi, monumento nella storia del canto wagneriano e non solo, ho scritto abbastanza recentemente mostrando una superba cabinet card di Fritz Luckhardt nella quale appare come Fides nel meyerbeeriano Profeta.
Questo è invece un ritratto di più modeste pretese, un’albumina incollata su un cartoncino anonimo che la raffigura con un costume orientaleggiante assai difficile da identificare. Avevo pensato che potesse essere quello della Regina di Saba protagonista dell’opera omonima di Karl Goldmark, ruolo che la Materna creò nella prima assoluta a Vienna il 10 marzo 1875: sue foto certe in quel ruolo la ritraggono però con addosso un diverso addobbo, di perle e terribilmente complicato, che non è l’apparato di gioielleria che si vede qui. Il problema resta aperto, sono benvenuti i suggerimenti.
Pubblico questa piccola foto, su cui non ho poi molto da dire, in preda alla contentezza per aver recentemente trovato un articolo che…

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Amneris e la sua modista

Il cavaliere della rosa

Fra le tremila persone accalcate, ieri sera, la maggioranza era d’uomini illustri, o celebri, o per lo meno noti, come per esempio l’oste Brébant, che non manca mai ad una prima rappresentazione. I sovrani dell’attuale Repubblica c’erano tutti. Grévy, Gambetta, Clémenceau… il Ministero in massa, la Camera e il Senato largamente rappresentati.
Le dame alto locate c’erano tutte, anche le devote, ad onta della settimana santa: di belle parecchie, quasi tutte scollate, e veri fiumi di diamanti e di perle che serpeggiavano sulle eburnee spalle. Dei giornali non mancava né un direttore, né un critico più o meno autorevole. Letterati, artisti e musicisti specialmente, a iosa. Ho veduti, nel Foyer, Gounod solenne, mistico, pontificale; Massenet nervoso, ciarliero, complimentoso; Joncières importante come tutti i maestri foderati di critici; Reyer di malumore mi disse: au Caire, vous savez, c’etait beaucop mieux, ed aveva torto.
Fra le personalità celebri femminili noterò…

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Conturbante Kundry

Il cavaliere della rosa

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Ancora Anna Bahr von Mildenburg, artista amatissima di cui, per quella che appare una odiosa maledizione del collezionista, continuo a non trovare che misere cartoline. Qui è Kundry a Bayreuth, nel festival del 1911. Sulla verde collina aveva debuttato nel ruolo della selvaggia seduttrice di Parsifal nel 1897: essendo nata nel 1872 aveva allora solamente venticinque anni ma già due anni prima, ad Amburgo con Gustav Mahler sul podio, aveva affrontato il ruolo di Brünnhilde. Non credo che esistano immagini della Kundry del 1897, mentre oltre a questo sono ben noti alcuni ritratti nel ruolo legati alle recite dei festival del 1911, 1912 e 1914. Per questa cartolina si è utilizzato uno scatto del fotografo Viktor Angerer, forse il fratello e collaboratore di Ludwig Angerer, fondatore nel 1872 dell’atelier che fino al 1914 avrebbe occupato una posizione di primo piano nel panorama fotografico viennese; oppure Viktor nipote di Ludwig, figlio di sua figlia; o…

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Paul Mounet e la Fredegonda sbagliata

Il cavaliere della rosa

Già altra volta ho scritto di quanto sia impagabile per un collezionista il momento in cui riesce a mettere assieme due tessere di quel mosaico che comunque sa che non vedrà mai completo. Trovare e acquistare una bella fotografia è già una soddisfazione; trovarne un’altra magari a distanza di molto tempo che a quella si collega strettamente dona al povero maniaco raccoglitore una gioia imparagonabile ad altre. Riuscire a contestualizzarle, poi, scoprendo dettagli anche minimi ma fondamentali che si nascondono dietro le immagini ti fa toccare il cielo con un dito.
Questo fervorino serve ad introdurre una coppia di cabinet card dello studio parigino Chalot & C.ie che ho trovato e acquistato a distanza di un anno e mezzo una dall’altra. Ecco la prima:

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Che è anche la prima che ho acquistato e, delle due, quella nello stato di conservazione meno bello. L’atletico signore che indossa questo costume gallico è, come attesta…

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