Auguri da panda a panda

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Si sa che noi derelitti che ci ostiniamo a vivere nel gran carrozzone lagunare siamo ormai più rari del panda pervinca del Perù. Cosa vogliamo dirci alla fine dell’anno che ha visto, fra le altre cose, anche l’andata in galera – pardon, ai domiciliari – di un sindaco che (mi faccio portavoce non autorizzato) in molti avevamo votato semplicemente per non favorire il candidato dell’altra parte? Cosa vediamo all’orizzonte se non il cantiere monco del Mose da una parte, fabbrica conclamata di tangenti e mazzette, e quello del canale Contorta dall’altra, che Sua Eccellenza Paolo Costa fortemente auspica?
In mezzo ci vediamo le piccolezze, le sciocchezzuole che giorno dopo giorno ci fanno sorridere ma dovrebbero pesarci come macigni perché non fanno altro che provare la tragica inadeguatezza di chi ci governa: l’uovo di Calatrava, costato non si sa quanto e mandato pare definitivamente in pensione dopo poche…

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Il libro dell’orologio a polvere

Brotture

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Il libro dell’orologio a polvere (Das Sanduhrbuch, 1954, trad. it. di A. La Rocca e G. Russo, Adelphi, Milano 1994) è senz’altro uno dei più suggestivi libri di Ernst Jünger. Richiede lettori meditativi, portati alla contemplazione e ad una certa, moderata, dose di melanconia. In ogni caso, lettori disposti a rileggere le pagine e le singole frasi, perché in Jünger c’è sempre qualcosa che sfugge al primo passaggio, e il lettore veloce non può apprezzare la scrittura di questo tedesco dalla lunga vita.
Molte riproduzioni di stampe e immagini varie costellano questo testo, che segue le trasformazioni della misura del tempo nel passare delle civiltà e delle culture e dei variati modi di segnare e concepire il trascorrere. (Nell’iconografia non manca la Melancholia di Dürer, icona del mio sito Bibliosofia). L’orologio a polvere è un misuratore del tempo che ha una grande forza di rappresentazione ed una…

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Analisi del 2014

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Ecco un estratto:

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 15.000 volte in 2014. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 6 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Belomor5.

annonudo

Sono arrivati a Samara. Le barriere sono state posizionate contro gli slittamenti. Il ponte sulla Volga, la sbarra macchiata dai passeri, il carro coperto di una kolchoziana tedesca. La figlia dello scambista, con una piccola pelliccia rovesciata, agita le mani dietro al treno che passa.
Ad una delle stazioni Musaev e Kurdov vanno con la scorta a prendere l’acqua calda. Il vento piega il filo di vapore che esce dal bollitore.
È cominciato il bosco. Passa un tagliaboschi dai grandi occhi chiari, quasi bianchicci, con un’ascia ficcata nel gambale. Si ferma e, allargando le braccia, lascia che il treno gli passi vicino.

Il bosco è finito. È iniziata la steppa.

Nel vagone per i detenuti parlavano i tadžiki. Erano cinque persone.

– Che tempi disgraziati. Giusto! La notte è senza luna. Viviamo nelle tenebre, come dice Piri – Šo – Nasyr.

– Che altro dice?

– Dice che bisogna aspettare…

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Za8.

annonudo

La nave N. 40 era tutta una corda tesa, in punta di piedi, sottovoce. Le finestre scintillano febbrilmente nell’oscuro oceano di strade, e al quarto, al primo, al secondo piano una tenda si muove, un’ombra nera sulla finestra splendente. No, niente. Tanto, là in cortile sono in due, e quando inizia lo faranno sapere…
Le due passate. In cortile, silenzio. Sopra i portoni, mosche bianche intorno ai lampioni: infinite, innumerevoli, cadevano, turbinavano in sciami, cadevano, si bruciavano, cadevano giù.
Sotto, con gli occhiali sulla punta del naso, il cittadino Malafeev filosofeggiava:

«Sono un uomo tranquillo, io, alla buona. Non son mica capace a far le cose con malizia, a vivere così. Una volta ho pensato: ora torno a casa mia, a Ostaškov. Quando ci sono arrivato la situazione internazionale era proprio impossibile: uno contro l’altro, delle bestie sono. Ma io non ce la faccio mica, sono un uomo tranquillo… »

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Economy and the Future

Brotture

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Economy and the Future, di Jean-Pierre Dupuy, è la traduzione in inglese (Michigan State University 2014) di un libro uscito in Francia nel 2012 col titolo L’Avenir de l’économie e con un sottotitolo eloquentissimo: Sortir de l’économystification. Anche il sottotitolo inglese è eloquente: A Crisis of Faith. Questo è un libro apocalittico, per esplicita dichiarazione dell’autore, che parla di un profetico enlightened doomsaying  (Pour un catastrophisme éclairé è il titolo di una sua opera del 2002) come unico modo per infrangere la cappa di piombo imposta globalmente da una visione radicalmente distorta del rapporto tra l’economico e il politico, l’economistificazione regnante oggi di cui il libro tratta ampiamente.  Alcune citazioni dalla prima parte sono sufficienti a far comprendere come si muova l’argomentazione di Dupuy, che ha tra i suoi punti di riferimento Ivan Illich e René Girard. Nemico del liberismo globale, Dupuy vede nell’Economia (con…

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Fame

Brotture

Fin dai miei primi anni ho amato la pesca. Il mio primo fiume è stato quello che scorre attraverso il paese in cui sono nato, un paese dal nome strano: Zero Branco. Il fiume si chiama Zero. Le sue acque non sono più pulite come un tempo, quando i ragazzini del luogo vi facevano il bagno, e sono anche meno profonde, ma continua ad ospitare una numerosa popolazione di pesci. A parte qualche luccio, si tratta di pesci non particolarmente nobili: alborelle, triotti, scardole, cavedani, rare carpe. Io amo la pesca con l’esca artificiale, la caccia ai pesci predatori, la pesca di movimento: un lancio qui, uno lì, con lunghe scarpinate sulle rive. Qualche volta, però, mi piace ritornare all’infanzia, e allora canna lunga, ametto, galleggiantino, larvette, e pesca per ore fermo in un punto, tirando su un pesce dopo l’altro. Quasi tutte alborelle, buone da friggere e da mangiare…

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La casa del gelsomino

Brotture

La casa del gelsomino (Bayt al-Yasmin, 1986, trad. it. di F. De Angelis, Jouvence 2006) è un romanzo di Ibrahim ‘Abd al-Magid dalla struttura abbastanza singolare. Ognuno dei 10 capitoli è preceduto da un brevissimo testo che è quasi un sintetico racconto: e sono testi differenti per stile e senso e collegamento al flusso narrativo principale. Questo espone le vicende di un personaggio, il mariuolo Shagara, che ad Alessandria conduce una vita eticamente bassa, vivendo di furberie su di un incerto confine tra sindacato e malavita. Interessante, tra le altre cose, per un lettore occidentale, è l’immagine di un Egitto sostanzialmente laico. Sembra qui che la pervasiva e sotterranea presenza dei Fratelli Musulmani non sia neppure avvertita. Ho l’impressione che molti intellettuali e scrittori egiziani se la cavino semplicemente rimuovendo l’Islam radicale dal loro mondo intellettuale e narrativo.
Mi piace citare un passo che rimanda al dibattito…

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Curia

Brotture

imagesLa Curia romana, cui il papa ha rivolto un discorso di inaudita durezza, porta su di sé lo stigma della sua origine: potere romano, non Vangelo. Questo discorso di Bergoglio è direttamente legato ad un altro inauditum: le dimissioni di Benedetto XVI, che solo uno sprovveduto può pensare motivate ingravescente aetate. Oggi mi capita di trovarmi d’accordo con Vito Mancuso, cosa che non avviene spesso: la Curia è un parto del papato, l’inevitabile creazione dei papi pontefici (pontifex, altra parola del linguaggio religioso-politico della Roma pagana). Mancuso oggi si chiede, e me lo chiedo anch’io, dove siano stati tutti questi papi santi dell’ultimo secolo, così vicini a Dio in quanto santi, mentre intorno a loro si diffondeva, si insinuava, formicolava tutto questo. Non vedevano? Non capivano? Erano santi ingenui o papi politici? O non avevano forze sufficienti per affrontare il drago nella sua caverna? Infine è vero:…

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