Dell’inizio, della fine

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Dalla questione De Initio non si uscirà mai. Penso che abbia ragione Eric Gans nel definire la religione cattiva cosmologia e buona antropologia. La religione infatti non illumina affatto il cos’è del mondo fisico, della sua costituzione non può dire nulla, ma illumina benissimo il significato profondo dei rapporti umani, soprattutto di quelli sociali, per i quali è nata. La questione principale è oggi quella della nascita dell’umano in quanto differente dall’animale. E in quanto segnato fin dall’inizio dalla violenza intraspecifica.
Si pensi a questo: la morte, l’argomento per eccellenza della riflessione e del dialogo (”tota philosophia commentatio mortis est”, scrive Cicerone, ovvero la filosofia è essenzialmente una meditazione della morte), oggi è evitata nel discorso di tutti, massime in Italia. Nascosta in un angolo, sottoposta a tabù. In Occidente essa è relegata nella fiction cinetelevisiva (dove per compensazione abbonda, insieme alla violenza) e negli ospedali, dove è amministrata tecnicamente…

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Eroi e vittime

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Non si può essere un eroe se non si è una vittima.  Da sempre esiste questa dialettica: lo status di eroe si conquista con grandi fatiche e patimenti. L’eroe è colui che mediante la sofferenza infrange le barriere della propria condizione. Per questo per i Greci antichi era un essere semidivino. Giornata internazionale delle persone con disabilità, oggi 3 dicembre. Mentre torno a casa in auto dopo aver accompagnato a scuola il mio Guido, la cui disabilità intellettiva è radicale, e lo tiene fuori dalla sfera linguistica e concettuale, ascolto la radio. Parlano di un grande disabile, il pianista Michel Petrucciani, del quale hanno appena trasmesso una mirabile interpretazione. La disabilità fisica di Petrucciani, spaventosa, lo ha portato ad una morte precoce, ma la sua breve vita è stata una grande fiammata luminosa: il suo genio si è imposto al corpo, per così dire, volgendone le debolezze in…

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Due cavalieri nella tempesta

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giont«Prima che arrivi la vecchiaia, ci s’immagina che ci saranno ancora una gioia o due. Invece no, non una. Per tutta la vita si fa quel che si deve per diventare vecchi e, quando lo siamo, ci si accorge che si è fatto di tutto per diventare un’assoluta nullità. Se uno muore a quarant’anni, tutti lo piangono; se uno continua a vivere fino a settanta, si pensa che sia una bella cosa. E lui è più infelice che se fosse morto. Quando si è morti, se non altro, non si vede più, non si sa più, non si parla più. Si pensa agli affari propri, non si ha più bisogno di immischiarsi in quelli degli altri. Tutto quel che può succedere, succede: non c’è più bisogno di occuparsene. Ma chi diventa vecchio in mezzo a una famiglia continua ad aver sempre bisogno di fare tutto; è come un asino che…

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Il primo

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Il romanzo di Gaetano Cappelli Il primo (Marsilio, Venezia 2005) è stato scritto per un certo ambiente anzitutto, e ad esso parla in un certo modo, e questo parlare è lo strato più superficiale e immediatamente leggibile del testo. L’ambiente è quello intellettuale cui Cappelli appartiene e che ben conosce (case editrici, salotti, artisti, editors, gente di spettacolo e di televisione, e la folla immensa degli aspiranti scrittori—gente spesso meschina, ignorante e sanza lettere—che premono insistono si fanno in quattro per poter ottenere ciò che tutto il loro essere brama: la pubblicazione).
Ma il libro nel sistema del mercato è un oggetto che potenzialmente si rivolge ad ogni ambiente, ad ogni lettore. E io, che sono un estraneo a quell’ambiente, non mi sono chiesto quali scrittori italiani siano presenti nella storia sotto (parzialmente) mentite spoglie. Mi sono chiesto, invece, quale sia il senso complessivo di questo romanzo…

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Il canto dell’essere e dell’apparire

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 Ne Il canto dell’essere e dell’apparire (Een lied van schjin en wezen, 1981, trad. it. di F. Ferrari, Iperborea, Milano 1991, 5ª ed. 2000) Cees Nooteboom svolge il tema del rapporto tra la scrittura narrativa e la realtà che vi è rappresentata (che spesso si chiama vita, e sono due termini vaghi, sovrapposti, definire i quali è ardua impresa). Metaletteratura, ma aggraziata direi, e lieve, e breve nella misura delle novanta pagine. La storia è doppia: v’è da un lato una coppia di scrittori, senza nome, uno dei quali concepisce una storia ambientata un secolo prima in un paese a lui del tutto sconosciuto, la Bulgaria, e destinata a concludersi a Roma.
Perché in Bulgaria, perché un secolo prima? Lo scrittore non sa spiegarselo, i personaggi gli sono inspiegabilmente apparsi, e sembrano vivere una vita indipendente, e nello stesso tempo sono senza dubbio sue creature. Sono due…

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Le due paci

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La soglia dell’umano. Il passaggio originale dalla bestia all’umano. Quel piccolo ma abissale gradino che pone la differenza tra lo scimpanzé e l’umano nonostante un patrimonio genetico quasi identico. Migliaia e migliaia di anni di crisi mimetiche, di infiniti atti di soppressione violenta di appartenenti a gruppi proto-umani, col conseguente senso di sollievo collettivo, fino ad arrivare al momento in cui (quando?) il benessere collettivo del gruppo, che di volta in volta esso prova dopo aver linciato un proprio membro, viene attribuito alla vittima stessa come agente, ed ecco la sua divinizzazione.
Il mito e il rito. Il religioso violento nasce insieme all’umano, per René Girard, e non è distinguibile dal processo di ominizzazione. Questo è uno dei nodi oscuri del sistema girardiano. Questa divinizzazione della vittima che all’improvviso avviene dopo non essere avvenuta per un tempo lunghissimo mi è sempre apparsa come un inspiegato deus ex machina teorico. L’attribuzione…

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Le anime forti

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GionFIl romanzo Le anime forti (Les âmes fortes, 1949, trad. it. di R. Fedriga, Neri Pozza editore 2011) è il più spietato che Jean Giono abbia scritto. Ed è anche quello in cui lo scrittore scende più in profondità nell’analisi dei meccanismi rivalitari che funestano la vita degli umani. Sebbene la narrazione sia a più voci, il senso della vicenda è trasparente: si intreccia la storia della vita di due coppie, l’una benestante e anziana, l’altra povera e giovane. La prima appare governata da un’idea di magnanima generosità, l’altra da una brama di arricchimento e di possesso. In entrambe l’elemento forte è quello femminile, la signora Numance e la popolana Thérèse, mentre i due uomini—il ricco e benevolo signor Numance e il povero e a tratti bestiale Firmin—subiscono in diverso modo la supremazia delle rispettive mogli, le anime forti. La relazione tra le due donne, che a tratti…

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Za5. (fine)

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Era ancora buio nella caverna. Martin Martynič, cieco, freddo, argilloso, sbatteva ottusamente contro gli oggetti della caverna, scompigliati dal diluvio. Sobbalzò: una voce, somigliava a quella di Maša, a quella di prima…

«Di che parlavi di là con Selichov? Cosa? Tessere di razionamento? Io invece sono stata tutto il tempo a letto e pensavo: e se ci facessimo forza, se andassimo da qualche parte, così il sole… Ah, che fracasso! Sembra che tu lo faccia apposta. Eppure lo sai che non lo sopporto, non lo sopporto, non lo sopporto!»

Un coltello sul vetro. Ma ormai fa lo stesso. Gambe e braccia meccaniche. Ci volevano delle catene, un argano, per alzarle e abbassarle, come i verricelli delle navi; e per girare l’argano non basta un uomo solo: ce ne vogliono tre. Martin Martynič, tendendo con fatica le catene, mise la teiera e la casseruola sul fuoco, e vi…

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