Fame

Brotture

Fin dai miei primi anni ho amato la pesca. Il mio primo fiume è stato quello che scorre attraverso il paese in cui sono nato, un paese dal nome strano: Zero Branco. Il fiume si chiama Zero. Le sue acque non sono più pulite come un tempo, quando i ragazzini del luogo vi facevano il bagno, e sono anche meno profonde, ma continua ad ospitare una numerosa popolazione di pesci. A parte qualche luccio, si tratta di pesci non particolarmente nobili: alborelle, triotti, scardole, cavedani, rare carpe. Io amo la pesca con l’esca artificiale, la caccia ai pesci predatori, la pesca di movimento: un lancio qui, uno lì, con lunghe scarpinate sulle rive. Qualche volta, però, mi piace ritornare all’infanzia, e allora canna lunga, ametto, galleggiantino, larvette, e pesca per ore fermo in un punto, tirando su un pesce dopo l’altro. Quasi tutte alborelle, buone da friggere e da mangiare…

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La casa del gelsomino

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La casa del gelsomino (Bayt al-Yasmin, 1986, trad. it. di F. De Angelis, Jouvence 2006) è un romanzo di Ibrahim ‘Abd al-Magid dalla struttura abbastanza singolare. Ognuno dei 10 capitoli è preceduto da un brevissimo testo che è quasi un sintetico racconto: e sono testi differenti per stile e senso e collegamento al flusso narrativo principale. Questo espone le vicende di un personaggio, il mariuolo Shagara, che ad Alessandria conduce una vita eticamente bassa, vivendo di furberie su di un incerto confine tra sindacato e malavita. Interessante, tra le altre cose, per un lettore occidentale, è l’immagine di un Egitto sostanzialmente laico. Sembra qui che la pervasiva e sotterranea presenza dei Fratelli Musulmani non sia neppure avvertita. Ho l’impressione che molti intellettuali e scrittori egiziani se la cavino semplicemente rimuovendo l’Islam radicale dal loro mondo intellettuale e narrativo.
Mi piace citare un passo che rimanda al dibattito…

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Curia

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imagesLa Curia romana, cui il papa ha rivolto un discorso di inaudita durezza, porta su di sé lo stigma della sua origine: potere romano, non Vangelo. Questo discorso di Bergoglio è direttamente legato ad un altro inauditum: le dimissioni di Benedetto XVI, che solo uno sprovveduto può pensare motivate ingravescente aetate. Oggi mi capita di trovarmi d’accordo con Vito Mancuso, cosa che non avviene spesso: la Curia è un parto del papato, l’inevitabile creazione dei papi pontefici (pontifex, altra parola del linguaggio religioso-politico della Roma pagana). Mancuso oggi si chiede, e me lo chiedo anch’io, dove siano stati tutti questi papi santi dell’ultimo secolo, così vicini a Dio in quanto santi, mentre intorno a loro si diffondeva, si insinuava, formicolava tutto questo. Non vedevano? Non capivano? Erano santi ingenui o papi politici? O non avevano forze sufficienti per affrontare il drago nella sua caverna? Infine è vero:…

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The Big Lebowski and me

Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

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Ho visto la prima volta The Big Lebowski il 6 marzo 1998.

Lo so perché c’è scritto su Wikipedia.

Cioè, su Wikipedia c’è scritto che quel giorno il film ha aperto negli Stati Uniti, e così sono certo della mia data. Era un venerdì, sarei partito il giorno dopo da New York per l’Italia, e la sera, fatte le valigie, sono sceso al cinema sotto casa. Il cartellone annunciava l’arrivo dell’ultimo film dei fratelli Coen. Non ne sapevo niente. E’ stato un colpo di fulmine.

Nei mesi successivi, in Italia e Spagna, mi capitò di trascinare con troppo entusiasmo vari amici a vederlo. In tutti i casi: zero reazioni, sguardi interrogativi, dubbi sulla mia sanità mentale. So che è andata così anche nei grandi numeri. Il film all’inizio non ha avuto successo di pubblico, non è piaciuto ai critici, solo con gli anni è cresciuto in maniera sotterranea fino a…

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Guantanamera, cubana e yankee

Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

jose_marti_central_park_01Il refrain (Guantanamera, guajira, Guantanamera) ha molto a che vedere con una ragazza, o meglio con una giovane contadina (guajira), della città di Guantánamo. E niente a che vedere con la base navale degli Stati Uniti che da più di un secolo occupa una parte della vicina Bahía de Guantánamo. Eppure la storia della canzone e della sua diffusione nel mondo, dei suoi cambiamenti, dei versi che alla fine sono diventati standard, ha parecchio a che vedere con le complicate relazioni fra Cuba e e l’ingombrante potenza del nord.

La melodia, con le due parole del refrain, è di origine popolare, ottocentesca, probabilmente della provincia di Oriente. Si cristallizza nel Novecento negli anni fra le due guerre, quando trova anche un autore pretendente, poi riconosciuto con una sentenza della Corte Suprema cubana. C’è una lite, sul copyright. Il vincitore è il celebre bandleader Joseíto Fernández, che la esegue spesso a una radio…

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Sognando un Natale laico e commercializzato

Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Schermata 2014-12-22 a 16.17.47La più popolare canzone americana di Natale, White Christmas, è una sorta di inno secolare, laico, non religioso. E’ stata scritta dall’immigrato ebreo Irving Berlin, nato Israel Isidore Baline nel 1888 in Russia, figlio di un cantore di sinagoga, diventato grande songwriter negli Stati Uniti (vedi qui il post su God Bless America). E non parla della nascita di Gesù. Parla piuttosto di nostalgia per un luogo e un tempo lontano, di alberi sempreverdi, di neve e slitte con i campanelli, di christmas cards e bambini. Evoca le pulsioni emotive della stagione festiva in chiave sentimentale (casa e famiglia) e sottilmente patriottica (il desiderio di un mitico passato in stile New England). La nostalgia contribuì a rendere la canzone popolarissima, appena uscì nel 1941-42, fra i soldati che partivano per il fronte, verso l’Europa e il Pacifico. Il tono sentimentale contribuì a farne un momento d’evasione dagli affanni…

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Belomor4.

annonudo

DETENUTI

Convogli in marcia

Lungo la vecchia strada di Murmansk, con quel suo profilo brutto e aspro che in seguito avrebbe subito tanti mutamenti, con le sue curve brusche e i suoi pendii, con i suoi malinconici stornelli di ruote, come non se ne sentono per le strade regolari, lungo questa strada passano i convogli.
Nel vagone ci sono le donne deportate al nord. Nel vagone esse provano le loro ultime impressioni “libere”. Ancora regolano i conti, ricordano le bisbocce, i precedenti penali, i furti; ricordano i giovanotti biondi con la scriminatura laterale. In un angolo balena chissà che “Grand Hotel”, un uomo di nome Kolja, il topo d’appartamento Griša, soprannominato “Scarabeo”. Le monache si scambiano bisbigli riguardo alla cupola della chiesa che stava giusto per venire restaurata da un momento all’altro, ma il potere sovietico non aveva lasciato che il miracolo si realizzasse e quello si era inceppato a…

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Roz1.

annonudo

I miei articoli dal titolo “La crittografia giudaica”, pubblicati alla fine del 1911, non furono terminati, come notarono la stampa e la società del tempo.
È stato penoso per me che la gente si sia agitata a proposito di questo argomento e che gli articoli abbiano provocato l’irritazione di alcuni (tra di noi) e il tormento di altri (tra di loro)… Ma gli eventi si sono succeduti impetuosamente… il dolore è giunto da un’altra parte ed in contorni talmente terribili che tutti sono trasaliti.
La Russia ha cominciato a tremare, sembra, e anche l’Europa… L’urlo di dolore di Andrej Jušinskij arriva fino al cielo. Quando la società e novantanove su cento delle cose stampate si sono scagliate contro se stesse e contro i propri amici, — per quale motivo non permettiamo agli ebrei di fare con noi quello che vogliono? — L’anima tormentata dello scrittore vuole gridare.
Gli articoli…

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