Za8.

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La nave N. 40 era tutta una corda tesa, in punta di piedi, sottovoce. Le finestre scintillano febbrilmente nell’oscuro oceano di strade, e al quarto, al primo, al secondo piano una tenda si muove, un’ombra nera sulla finestra splendente. No, niente. Tanto, là in cortile sono in due, e quando inizia lo faranno sapere…
Le due passate. In cortile, silenzio. Sopra i portoni, mosche bianche intorno ai lampioni: infinite, innumerevoli, cadevano, turbinavano in sciami, cadevano, si bruciavano, cadevano giù.
Sotto, con gli occhiali sulla punta del naso, il cittadino Malafeev filosofeggiava:

«Sono un uomo tranquillo, io, alla buona. Non son mica capace a far le cose con malizia, a vivere così. Una volta ho pensato: ora torno a casa mia, a Ostaškov. Quando ci sono arrivato la situazione internazionale era proprio impossibile: uno contro l’altro, delle bestie sono. Ma io non ce la faccio mica, sono un uomo tranquillo… »

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