The Big Lebowski and me

Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

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Ho visto la prima volta The Big Lebowski il 6 marzo 1998.

Lo so perché c’è scritto su Wikipedia.

Cioè, su Wikipedia c’è scritto che quel giorno il film ha aperto negli Stati Uniti, e così sono certo della mia data. Era un venerdì, sarei partito il giorno dopo da New York per l’Italia, e la sera, fatte le valigie, sono sceso al cinema sotto casa. Il cartellone annunciava l’arrivo dell’ultimo film dei fratelli Coen. Non ne sapevo niente. E’ stato un colpo di fulmine.

Nei mesi successivi, in Italia e Spagna, mi capitò di trascinare con troppo entusiasmo vari amici a vederlo. In tutti i casi: zero reazioni, sguardi interrogativi, dubbi sulla mia sanità mentale. So che è andata così anche nei grandi numeri. Il film all’inizio non ha avuto successo di pubblico, non è piaciuto ai critici, solo con gli anni è cresciuto in maniera sotterranea fino a…

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Guantanamera, cubana e yankee

Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

jose_marti_central_park_01Il refrain (Guantanamera, guajira, Guantanamera) ha molto a che vedere con una ragazza, o meglio con una giovane contadina (guajira), della città di Guantánamo. E niente a che vedere con la base navale degli Stati Uniti che da più di un secolo occupa una parte della vicina Bahía de Guantánamo. Eppure la storia della canzone e della sua diffusione nel mondo, dei suoi cambiamenti, dei versi che alla fine sono diventati standard, ha parecchio a che vedere con le complicate relazioni fra Cuba e e l’ingombrante potenza del nord.

La melodia, con le due parole del refrain, è di origine popolare, ottocentesca, probabilmente della provincia di Oriente. Si cristallizza nel Novecento negli anni fra le due guerre, quando trova anche un autore pretendente, poi riconosciuto con una sentenza della Corte Suprema cubana. C’è una lite, sul copyright. Il vincitore è il celebre bandleader Joseíto Fernández, che la esegue spesso a una radio…

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Sognando un Natale laico e commercializzato

Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Schermata 2014-12-22 a 16.17.47La più popolare canzone americana di Natale, White Christmas, è una sorta di inno secolare, laico, non religioso. E’ stata scritta dall’immigrato ebreo Irving Berlin, nato Israel Isidore Baline nel 1888 in Russia, figlio di un cantore di sinagoga, diventato grande songwriter negli Stati Uniti (vedi qui il post su God Bless America). E non parla della nascita di Gesù. Parla piuttosto di nostalgia per un luogo e un tempo lontano, di alberi sempreverdi, di neve e slitte con i campanelli, di christmas cards e bambini. Evoca le pulsioni emotive della stagione festiva in chiave sentimentale (casa e famiglia) e sottilmente patriottica (il desiderio di un mitico passato in stile New England). La nostalgia contribuì a rendere la canzone popolarissima, appena uscì nel 1941-42, fra i soldati che partivano per il fronte, verso l’Europa e il Pacifico. Il tono sentimentale contribuì a farne un momento d’evasione dagli affanni…

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Belomor4.

annonudo

DETENUTI

Convogli in marcia

Lungo la vecchia strada di Murmansk, con quel suo profilo brutto e aspro che in seguito avrebbe subito tanti mutamenti, con le sue curve brusche e i suoi pendii, con i suoi malinconici stornelli di ruote, come non se ne sentono per le strade regolari, lungo questa strada passano i convogli.
Nel vagone ci sono le donne deportate al nord. Nel vagone esse provano le loro ultime impressioni “libere”. Ancora regolano i conti, ricordano le bisbocce, i precedenti penali, i furti; ricordano i giovanotti biondi con la scriminatura laterale. In un angolo balena chissà che “Grand Hotel”, un uomo di nome Kolja, il topo d’appartamento Griša, soprannominato “Scarabeo”. Le monache si scambiano bisbigli riguardo alla cupola della chiesa che stava giusto per venire restaurata da un momento all’altro, ma il potere sovietico non aveva lasciato che il miracolo si realizzasse e quello si era inceppato a…

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Roz1.

annonudo

I miei articoli dal titolo “La crittografia giudaica”, pubblicati alla fine del 1911, non furono terminati, come notarono la stampa e la società del tempo.
È stato penoso per me che la gente si sia agitata a proposito di questo argomento e che gli articoli abbiano provocato l’irritazione di alcuni (tra di noi) e il tormento di altri (tra di loro)… Ma gli eventi si sono succeduti impetuosamente… il dolore è giunto da un’altra parte ed in contorni talmente terribili che tutti sono trasaliti.
La Russia ha cominciato a tremare, sembra, e anche l’Europa… L’urlo di dolore di Andrej Jušinskij arriva fino al cielo. Quando la società e novantanove su cento delle cose stampate si sono scagliate contro se stesse e contro i propri amici, — per quale motivo non permettiamo agli ebrei di fare con noi quello che vogliono? — L’anima tormentata dello scrittore vuole gridare.
Gli articoli…

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Zo5.

annonudo

Incidente nuziale

Volod’ka Zabituškin aveva avuto un po’ fretta. L’aveva combinata bella.
Come dire, Volod’ka non aveva guardato bene la sua fidanzata. A dirla tutta, non l’aveva proprio mai vista senza cappello e paltò, perché tutti i loro incontri si erano svolti per strada.
E anche se prima delle nozze Volod’ka Zabituškin era andato con la fidanzata a presentarsi dalla sua vecchia, comunque l’aveva fatto senza togliersi il cappotto, in anticamera. Come dire, di corsa.
Volod’ka Zabituškin aveva conosciuto la sua fidanzata in tram, un cinque giorni prima del matrimonio.
Stava seduto sul tram e di colpo vide profilarsi davanti a lui cotanta signorina. Non era niente male, carina. Indossava un paltò invernale.
E così stava lì davanti a Volod’ka questa signorina nel suo paltò invernale e si reggeva all’anello del tram per evitare che gli altri passeggeri la facessero cadere.
Con l’altra mano si premeva contro il petto un…

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Za7.

annonudo

Pëtr Petrovič Mamaj mangiava la zuppa. O meglio, gliela faceva mangiare sua moglie con la massima severità. Troneggiando sulla poltrona, maestosa, benevola, giunonica, simile a Buddha, faceva mangiare a quell’ometto insignificante la zuppa fatta con le sue mani.
«Più svelto Peten’ka, la zuppa si fredda. Te l’ho detto tante volte, non mi piace che si mangi leggendo un libro»
«Certo Alen’ka, subito, io... io… Ma la sesta edizione! Ci pensi, la sesta edizione di Dushen’ka di Bogdanovič! Nel ´12, quando c’erano i francesi, era andato tutto bruciato e si pensava che se ne fossero salvati solo tre esemplari. E invece ecco il quarto, ci pensi? L’ho trovato ieri, sullo Zagorodnyj... »
Il Mamaj del 1917 conquistava libri. Ragazzino di dieci anni coi cappelli arruffati, studiava dottrina, gioiva per le penne e mangiava quello che gli dava la mamma; ragazzino di quarant’anni, pelato, lavorava in…

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