L’Occidente e gli altri

Brotture

È un testo del 2002, uscito in Italia nel 2004, nella traduzione di R. Caruso per Vita e Pensiero, L’Occidente e gli altri (The West and the Rest) di Roger Scruton.  È un testo che fa pensare, e si discosta dalle tendenze semplificatrici che si sono manifestate nell’intellighenzia occidentale, sovente animata da forme di risentimento parossistiche.
Lo sforzo di Scruton è quello di comprendere la differenza, di individuare i punti in cui l’Islam e l’Occidente sono reciprocamente irriducibili. Questo punto è la natura dello Stato e la relativa nozione di cittadinanza. Una dottrina dello Stato sovrano e dotato di personalità nell’Islam non c’è mai stata, e nessun musulmano può pronunciare qualcosa di analogo al paolino “Civis Romanus sum”. Poiché l’unica fonte di sovranità è Allah, il governo pienamente legittimo può essere solo quello religioso, ma quello religioso tanto più sarà religioso tanto più tenderà al nichilismo. Questo apre…

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Lucio Piccolo. Il fascino di un genio dimenticato

Carteggi Letterari - critica e dintorni

Agli albori del secolo scorso, in una Palermo trasognata e pomposa dominata dai Florio, nasceva negli agi nobiliari Lucio Piccolo (27 ottobre 1901), figlio di Giuseppe, grande possidente terriero nell’area nebroidea (con antenati crociati) e della contessa Teresa Mastrogiovanni Tasca Filangieri di Cutò (il ramo materno è più blasonato del paterno, annoverava ben tre vicerè di Sicilia ed era arrivato nell’isola al seguito dei Normanni; Teresa era la più giovane di cinque sorelle, tra le quali spiccava per cultura Beatrice, madre del futuro scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa). Sin da ragazzino, Lucio assorbe tutta quella congerie già gattopardesca ormai immersa nel terribile sfacelo iniziato con l’unità d’Italia e la definitiva cacciata dei Borboni dal meridione.

Timidissimo e, a detta di molte testimonianze, eccessivamente attaccato alle gonne dell’autoritaria madre, cresce nell’enorme palazzo di famiglia in via Libertà – poi raso al suolo dalle bombe alleate durante la seconda guerra mondiale –…

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“The imitation game” di Morten Tyldum

Carteggi Letterari - critica e dintorni

THE IMITATION GAME

Regia di Morten Tyldum. Con Benedict Cumberbatch (Alan Turing), Keira Knightley (Joan Clarke), Matthew Goode (Hugh Alexander), Charles Dance (Denniston).

GB/Usa 2014, 113’.

Distribuzione: Videa – CDE.

1939. Alan Turing prende un treno, attraversa città, campagne, cammina. La sua meta è Bletchley Park, il sito dell’unità principale di crittoanalisi del Regno Unito, e la mdp pedina l’uomo – perlopiù alle spalle e con carrellate a seguire – fino alla sua entrata nello studio del Generale Denniston, laddove si terrà il colloquio di lavoro che cambierà il destino della Seconda Guerra Mondiale.
Fin qui lo sguardo del regista norvegese Morten Tyldum su una delle figure più enigmatiche del Novecento sembra riverente e curioso. Brevi filmati di repertorio contestualizzano l’azione, il tema musicale di Desplat introduce con pathos motivi di audacia, mistero e destino, e la cornice strutturale della vicenda con la voce fuori campo del protagonista (1951, Manchester…

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La nascita del Novecento – Guido Salvetti

Ultima Visione

La nascita del NovecentoParliamo innanzitutto dell’oggetto libro. Cercando informazioni troverete un numero 10 ed in effetti e’ il decimo capitolo della collana “Storia della Musica”, opera in dodici volumi pubblicata per la prima volta negli anni ’70, rieditata negli anni ’90 e che ritrova una nuova veste e una ulteriore revisione nel nuovo millennio.
Se come nel mio caso, interessa la storia del XX secolo, si puo’ iniziare col numero 10 e proseguire con gli altri due libri che concludono il capitolo e la collana. Come spiega l’autore nella prefazione, il libro ha subito diverse revisioni ma le ultime due sono gia’ aggiornate, percio’ quella con la copertina bianca e rossa come da immagine, va benissimo.
L’impostazione voluta da Salvetti e’ decisamente accademica, non per iniziati ma nemmeno totalmente a digiuno sull’argomento anche perche’, cronologicamente prosegue un discorso cominciato coi libri precedenti e comunque non si puo’ prescindere nulla senza la cognizione del…

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Mizzi Günther, regina dell’operetta

Il cavaliere della rosa

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Centonove anni e qualche giorno sono passati da quel 30 dicembre 1905 che, comunque la si pensi, ha segnato una tappa fondamentale nella storia del teatro in musica del Novecento. Al Theater an der Wien dovevano essere tutti nervosetti, e per vari motivi. Per cominciare, l’ultimo debutto in quel teatro, giusto un anno prima, di un lavoro di Franz Lehár, la sfortunata Die Juxheirat (Il finto matrimonio), era andato proprio male. Poi, la preparazione del nuovo spettacolo era proceduta un po’ a scossoni, con problemi per l’allestimento e una forte preoccupazione dell’amministrazione del teatro, che negli ultimi due mesi aveva dovuto assistere alla caduta di due produzioni. La prima si avvicinava e invano i protagonisti tentarono di persuadere la direzione a cancellare una recita della Geisha di Sidney Jones, spettacolo di successo messo lì a tentare di risollevare le sorti economiche del teatro, a favore di una prova di scena del nuovo…

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