I teatri perduti di Venezia: il San Cassiano

winckelmann in venedig

Quando Venezia era una città, era una città di teatri. Erano ovunque, quelli per l’opera e quelli per la commedia, per la farsa e persino per i burattini, alcuni costosissimi, accessibili solo a un pubblico molto selezionato, altri a buon mercato, per fare cassa.
Quasi nessuno di loro sopravvive oggi, e se anche ogni tanto succede che lo sguardo corre su un nisio’eto che ricorda un’antica presenza, pochi sanno di cosa si tratta e tirano dritto.
Prendiamo campo San Cassian, non lontano dalla Pescheria e dal mercato di Rialto:

20150401_182836Ecco, questo è il campo e sulla destra c’è la chiesa che gli dà il nome. Una chiesa senza facciata, che mostra il fianco e il retro con il campanile, lungo il quale corre una calle, questa:20150401_182829Imboccando questa calle e percorrendola verso il Canal Grande, laggiù in fondo, si trova sulla sinistra una Calle de ca’ Michiel. Imboccando questa, si…

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L’Italia a piedi

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Seume

È uscita da Longanesi nel 1973 col titolo di L’Italia a piedi, questa traduzione accuratissima di Spaziergang nach Syrakus, il libro in cui nel 1805 Johann Gottfried Seume narrò il suo viaggio di tre anni prima. Chiuso il libro, mi è venuto in mente un pensiero: che questo mondo del 1802, in cui si svolge la lunga passeggiata di Seume, è esattamente il mondo in cui, appena due anni dopo, nacque a Cortina d’Ampezzo Gaetano Ghedina, il padre del mio trisavolo materno. Cinque generazioni soltanto, dunque, mi separano da quell’Italia, e un abisso di differenza. Il libro l’ho trovato sulla bancarella di un mercatino. O meglio, lui mi ha chiamato e io l’ho comprato: e ho fatto benissimo, perché la narrazione di Seume è piacevolissima, e viaggiare con lui è un’avventura in tutti i sensi. Seume è uno spirito libero e indipendente, che nella vita ha fatto molte esperienze…

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Il concerto dei pesci

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Da un mondo povero ed epico, alla Modernità dei commerci, del profitto e della tecnologia: è questo il passaggio dell’Islanda di Halldór Laxness, che accompagna la formazione dell’io narrante nel romanzo Il concerto dei pesci (Brekkukotsannál, 1957, trad. it. di Silvia Cosimini, Iperborea 2007). Il giovane Álfgrímur vive nel casale di torba dei suoi “nonni”, in una situazione del tutto premoderna, con ospiti fissi e altri che vanno e vengono, poiché un giaciglio non viene rifiutato neppure agli sconosciuti, neppure ad una vecchia che viene dal nord per morire lontano dagli occhi dei familiari. Il “nonno” Björn fa il pescatore stagionale di lompi. E il ragazzo questo desidera essere da grande: un pescatore di lompi (brutto, sgraziato pesce che gli Islandesi catalogano in due categorie, “saltaerba” e “panciarossa”).
Si tratta evidentemente di un desiderio minimale, del tutto estraneo alla natura del desiderio moderno che si è declinato nella…

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Una mattina del sig. C

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Una mattina del sig. C

Un raccontino autistico per iniziati

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Erano quasi le nove del mattino, un giovedì di fine agosto, quando il sig. C uscì di casa. Le sue ferie stavano per finire, da due giorni era tornato dal mare, e lunedì sarebbe tornato al lavoro. Sulla porta chiese alla moglie se doveva comprare anche il pane. In quei pochi giorni che lo separavano dalla ripresa andava lui a fare la spesa quotidiana, non lontano da casa sua, prima passava al bar per un caffè  e poi dal giornalaio, anche se i giornali da poco c’erano anche al supermercato, vicino alle casse. «Ricordati di prendermi Chi!» gli gridò la Luisa dalla cucina, dove stava bevendo il suo secondo caffè. «Dovresti comprare anche due quaderni a quadretti per Roberto, ha già finito quelli della settimana scorsa» aggiunse.
Il sig. C mugugnò. Quel suo figliolo era un modello di ordine…

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Phineas Finn

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Devo l’interesse per l’opera complessiva di Anthony Trollope, che mi ha portato a leggerne l’Autobiografia e alcuni romanzi, ad un capitolo del libro di Robert Polhemus Erotic Faith. Si tratta di un capitolo intitolato The Mirror of Desire: Anthony Trollope’s Phineas Finn / Phineas Redux (1869-74) (pp. 196 – 222). Le pagine di Polhemus mi hanno indicato in Trollope un fine analista della dinamica del desiderio, e dei rapporti tra eros, società e politica. Del resto Trollope, che vide da vicino la vita politica e parlamentare inglese, vi dedicò un ciclo di romanzi, detti i romanzi Palliser dal cognome di uno dei personaggi principali (con la sua consorte). In questo ciclo, e soprattutto nei due romanzi il cui protagonista è l’irlandese Phineas Finn, un giovane affascinante, ambizioso, e anche moralmente retto, si delineano perfettamente l’idea di Trollope romanziere che il romanzo in quanto tale debba sempre avere al suo…

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Paleologo

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Bellissima edizione delle memorie di Giorgio Sfranze, col testo greco a fronte, splendidamente curata da Riccardo Maisano, questo Paleologo. Grandezza e caduta di Bisanzio, Sellerio 2008. Giorgio Sfranze ha vissuto al servizio della casata imperiale dei Paleologo gli ultimi anni di Bisanzio, in posizione di grande responsabilità diplomatica. Questo suo diario, questo commentario asciutto e tragico, si legge con un senso di stupefazione e di angoscia, come sempre quando si entra in contatto ravvicinato con uno spirito consapevole, e travolto dai tempi e dalla tragedia della storia. Sfranze, che ebbe una vita ricca di imprese e di sventure, tra le quali quella di un figlio quattordicenne fatto prigioniero e ucciso dal sultano di sua propria mano, finì i suoi giorni poveramente in un monastero, dopo aver bevuto fino all’ultima goccia l’amaro calice.
Impossibile resistere (almeno per me) ad un incipit di questo genere:

Questo racconto delle mie sventure e…

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Jean-Baptiste Faure: tre modi di passare alla storia, forse quattro

Il cavaliere della rosa

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Passare alla storia è un’impresa che riesce tutto sommato a pochi, anche se esistono molti possibili modi per farlo; non è un’esagerazione dire che il signore ritratto in questa carte de visite dell’atelier parigino Reutlinger ne ha azzeccati almeno tre, forse quattro.
Il primo: è stato, molto semplicemente, uno dei più grandi cantanti e interpreti d’opera di tutti i tempi. Nato a Moulins, più o meno nel baricentro geometrico della Francia, nel 1830 e morto a Parigi nel 1914, Jean-Baptiste Faure uscì dai ranghi del coro di voci bianche della chiesa della Madeleine per entrare studente di canto nel Conservatoire National e nel 1852 debuttò all’Opéra-Comique nella Galathée di Victor Massé. Rimase in questo teatro fino al 1860 e passò poi all’Opéra, di cui divenne per un quindicennio uno dei pilastri fondamentali. Baritono dal timbro scuro, usava la propria voce con enorme flessibilità ed eleganza, guidate da un gusto e da…

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Adelina Patti: il segreto è risparmiare

Il cavaliere della rosa

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Una deliziosa carte de visite uscita dall’atelier Earl di Worcester ritrae una giovane Adelina Patti, colta probabilmente durante un tour nella provincia inglese. Nata nel 1843, direi che la fotografia si può situare in qualche momento degli anni Sessanta dell’Ottocento, quando la Patti era già diventata, seppure giovanissima, la beniamina del Covent Garden. Doveva essere più o meno così quando, nel 1868, cantò assieme a Marietta Alboni ai funerali di Gioachino Rossini nella chiesa della Trinité a Parigi.
Molti anni dopo, nel 1905, un giornale americano pubblicava un breve articolo firmato da Adelina Patti (Baronessa Cederstrom), nel quale l’ormai stagionata diva riassumeva in poche righe il segreto della propria longevità vocale. Come sempre, a stare a sentire queste primedonne sembra che la loro grandezza sia frutto principalmente della munificenza degli dei, gestita con poche regole di buon senso e alcuni minuti di studio giornaliero. Naturalmente nessuno crederà mai che la Patti studiasse…

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Algida e postromantica, Josephine Eckhardt

Il cavaliere della rosa

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Non solo dall’assicurarsi un pregiato ritratto di Adelina Patti o di Pauline Viardot vengono le piccole gioie del collezionista. A volte altrettanta soddisfazione può arrivare dal riuscire a dare un nome e qualche piccolo connotato a personaggi non identificati e totalmente, o quasi, anonimi.
Come questa signora dall’intensa espressione, che figura sicuramente in costume di scena in una carte de visite dell’atelier fotografico Hadrup di Kjellerup.

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La fotografia era apparsa in vendita qualche tempo fa su Ebay: il venditore non era stato in grado di identificare il soggetto e il prezzo richiesto era di qualche euro appena. Che si trattasse di un ritratto teatrale non c’erano dubbi, e così visto lo scarso impegno economico richiesto ho pensato che valesse la pena acquistarla e cercare di risolvere i piccoli interrogativi che essa conteneva.
Kjellerup è una piccola città al centro della penisola danese, e questo ci dà un primo indizio per…

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