Pos vezem de novel florir…

Guglielmo d’Aquitania (vissuto tra il 1071 e il 1126). Traduzione di Costanzo di Girolamo.

I
Pos vezem de novel florir
pratz, e vergiers reverdezir,
rius e fontanas esclarzir,
auras e vens,
ben deu chascus lo joi jauzir
don es jauzens.

II
D’amor no dei dire mas be.
Quar no•n ai ni petit ni re?
Quar ben leu plus no m’en cove!
Pero leumens
dona gran joi qui be•n mante
los aizimens.

III
A totz jorns m’es pres enaisi
c’anc d’aquo c’amiei no•m jauzi,
ni o farai, ni anc non o fi;
c’az essiens
fauc maintas res que•l cor me ditz:
«Tot es niens.»

IV
Per tal n’ai meins de bon saber
Quar vueill so que non puesc aver.
E si•l reprovers me ditz ver
certanamens:
«A bon coratge bon poder,
qui•s ben sufrens.»

V
Ja no sera nuils hom ben fis
contr’amor, si non l’es aclis,
et als estranhs et als vezis
non es consens,
et a totz sels d’aicels aizis
obediens.

VI
Obediensa deu portar
a maintas gens, qui vol amar;
e cove li que sapcha far
faitz avinens
e que•s gart en cort de parlar
vilanamens.

VII
Del vers vos dic que mais ne vau
qui be l’enten, e n’a plus lau,
que•ls motz son faitz tug per egau
comunalmens,
e•l son, et ieu meteus m’en lau,
bo•s e valens.

VIII
A Narbona, mas ieu no•i vau,
sia•l prezens
mos vers, e vueill que d’aquest lau
me sia guirens.

IX
Mon Esteve, mas ieu no•i vau,
sia•l prezens
mos vers, e vueill que d’aquest lau
me sia guirens.

 

I
Poiché vediamo di nuovo fiorire prati e rinverdire giardini, illimpidirsi fiumi e sorgenti, aure e venti, ben deve ciascuno gioire della gioia di cui è gioioso.

II
D’amore non devo dire se non bene. Perché non ne ho né poco né molto? Forse perché non me ne tocca di più. Però facilmente dà grande gioia a chi ne osserva bene i precetti.

III
Sempre mi è accaduto così, di non gioire mai di ciò che amavo, né lo farò, né mai lo feci; perché in fede mia faccio molte cose che il cuore mi dice: «Tutto è niente.»

IV
Per questo ne ho meno piacere, perché voglio ciò che non posso avere. E tuttavia il proverbio mi dice sicuramente il vero: «A buon animo buon potere, se si sa bene sopportare.»

V
Nessuno sarà veramente fedele ad amore se non gli si è sottomesso, e non è compiacente con estranei e con vicini e obbediente a tutti quelli della cerchia.

VI
Obbedienza deve avere nei confronti di molte persone chi vuole amare, ed è necessario che sappia fare belle imprese e si guardi dal parlare villanamente a corte.

VII
Del mio vers vi dico che vale di più e ne riceve più lode se lo si intende bene, perché le parole si corrispondono tutte esattamente, e la melodia, di cui io stesso mi vanto, è bella e ben fatta.

VIII
A Narbona, perché io non ci vado, le sia dono il mio vers, e voglio che di questa lode mi sia testimone.

IX
Mio Esteve, perché io non ci vado, le sia dono il mio vers, e voglio che di questa lode mi sia testimone.

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