La letteratura francese

Giuseppe Tomasi, principe di Lampedusa, duca di Palma, barone di Montechiaro e Grande di Spagna (1896-1957). Da Letteratura francese.

 

In tutto il corso della letteratura francese si nota con stupefacente chiarezza una alternanza dialettica fra due tipi di opere: quelle asciutte, discorsive, scettiche e quelle emozionali, estroverse e quindi cariche di ornamentazione. La preferenza per una corrente o per l’altra è quistione personale.

Alla prima maniera appartengono Montaigne, Pascal, La Bruyère, Saint-Evremond, Fontenelle, Prévost, Voltaire, Chénier, Constant, Courier, Mérimée e giù giù sino ad Anatole France e Camus.

L’altra stirpe si inizia con Rabelais e prosegue con Corneille, Aubigné, Rotrou, Bossuet, Saint-Simon, Diderot, Rousseau, Chateaubriand, Hugo, Zola ed ha il suo più recente fiore in Marcel Proust, dopo essere passata per Balzac e Gautier.

Vi sono poi i due miracoli: due scrittori che hanno costretto il temperamento incandescente e l’animo sfrenato nella veste più rigida: Racine e Stendhal; e congiungendo nelle loro opere le opposte tendenze francesi, hanno prodotto quel che hanno prodotto.

E vi è Flaubert, l’unico scrittore che abbia saputo alternare le due maniere.

Poi vi sono gli anti-Racine, coloro che hanno espresso un temperamento frigido mediante l’abbondanza delle immagini e la ricchezza delle parole. E questi non sono eccezione: sono tutti i cattivi scrittori.

 

 

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