La nobile arte del buon leggere

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Nel poemetto del persiano Quminardi (X secolo) La nobile arte del buon leggere ho trovato questi versi:
«Come in una foresta tu ti addentri,
seguendo la tua strada di parole.
Dove vada non sai, ma la tua anima
gode di un Compagno inaspettato.
Non solo il Corano Lui dettò
ma si compiace dei libri degli uomini.
Il più grande Lettore è Lui che vede
le miriadi dei libri giammai scritti.
E tu disprezza i demoni ignoranti
e unisciti al riso dell’Eterno!»

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Il segreto di Luca

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segretodiluca.jpgLa trama del romanzo Il segreto di Luca (1956) di Ignazio Silone si intesse attorno ad alcuni temi che sono istanze profonde della narrazione: il tema della verità, della sua frequente inverosimiglianza; il tema del segreto, del suo ingrandire a dismisura tutto quello che nasconde nel cuore di chi lo porta, e del suo distorcerlo agli occhi di chi non sa; il tema della comunicazione, che richiede un’apertura reciproca, che di solito manca.
Il piccolo Andrea Cipriani, aiutando segretamente la madre analfabeta di un ergastolano nella corrispondenza col carcere, vive un’esperienza fondamentale che segnerà l’intero corso della sua esistenza. Nella certezza materna dell’innocenza del figlio, che tutti giudicano colpevole, il ragazzo si fa a sua volta certo di quell’innocenza di cui pure non gli è data alcuna prova. È la prima esperienza della comunicabilità delle anime, tramite la quale si rivelano a lui–con forza tale da farne per sempre un diverso–la…

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Adrienne Mesurat

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La vita, la propria, come valore zero è l’esperienza di un personaggio che non ha vissuto e non ha visto il mondo. È una vita allo stato iniziale, larvale, quella asfissiata di Adrienne Mesurat, la protagonista dell’omonimo romanzo di Julien Green (1927 – ho letto la traduzione di A. Tofanelli, Corbaccio 1998), che non riesce a vivere una vita pienamente umana, cioè fondata su relazioni significative, su una reale comunicazione con altri esseri umani.
Ennesimo romanzo di formazione fallita, in cui la frequentemente denunciata oppressione genitoriale non è quella solita di un padre sul figlio maschio, ma di un padre sulle due figlie. La maggiore è tisica, la minore, l’adolescente Adrienne, ha un pessimo non-rapporto anche con lei. La solitudine domina i tre personaggi che compongono la famiglia, in cui il vedovo abitudinario e compiaciuto della propria vita, Mesurat, impone un regime claustrale. Nessun altrove però, per Adrienne, nessun mondo di…

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Venne, cantò, vinse: Rosa Ponselle

Il cavaliere della rosa

Ponselle0125GR Rosa Ponselle amava farsi fotografare, e da vera e grandissima diva di un’epoca che abbandonate le sinuosità del liberty aveva abbracciato i non meno decorativi calligrafismi dell’Art déco prediligeva i gesti ampi, i panneggi, gli strascichi, i veli sapientemente disposti. Flessuosa ed elegante come fosse uscita dalla penna di Erté, appare in questa fotografia del White Studio di New York, proveniente dall’archivio di una agenzia giornalistica americana, nelle vesti di un personaggio per la cui identificazione possediamo informazioni contrastanti. La prima viene dal verso della fotografia stessa, sul quale appare scritta a macchina questa didascalia: Rosa Ponselle in part she created this season in “Le Roi d’Ys”. Apr. 21, 1922. In effetti la Ponselle debuttò nell’opera di Edouard Lalo al Metropolitan il 5 gennaio 1922, in una produzione nella quale cantavano con lei Frances Alda, Beniamino Gigli e Giuseppe Danise. Non avremmo motivo di dubitare di quanto la…

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Meyriane Héglon

Il cavaliere della rosa

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Se, come auspicato e da più parti richiesto, dobbiamo tornare a parlare di maliarde regine della scena melodrammatica, mi sembra che con questo ritratto dell’opulenta Meyriane Héglon, di veli vestita e sontuosamente addobbata di gioielleria longobarda, lo facciamo nel migliore dei modi.
A cavallo dei due secoli i palcoscenici di Francia traboccavano di decoratissime vamp, languide e perverse, ora crudeli assassine ora vittime celestiali, consunte dalla tisi, dal peccato, dal mal d’amore. In ogni caso, fossero imperatrici romane, principesse merovingie o regine burgunde, sempre lasciavano all’acconciatura e ai più inverosimili copricapi il compito di dimostrare il proprio essere creature in tutto e per tutto fuori della norma. La più celebre, anche se non la più folle, di queste incredibili cofane è senza dubbio quella disegnata da Lalique per Sarah Bernhardt, che la indossò nella Theodora di Sardou, uno dei suoi più clamorosi trionfi. Il personaggio interpretato in questa fotografia dalla Héglon, o…

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