Conversazione sul male

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her1.jpgL’ancora del mediterraneo ha pubblicato, nel 2000, un dialogo tra Gustaw Herling ed Édith de la Héronnière, dal titolo Variazioni sulle tenebre. Conversazione sul male. Ne riporto l’inizio.

Come intende cominciare?

Vorrei cominciare da un racconto. Durante l’estate dello scorso anno è venuto da me un giovane studente del seminario religioso superiore della città polacca di Pelplin, per una breve intervista. Avendo letto alcuni miei libri, era interessato al mio atteggiamento in rapporto al Male. Secondo lui, giovane seminarista, il Male può essere definito come l’assenza del Bene. Questo punto di vista è estremamente diffuso tra i cattolici, per i quali il Male è semplicemente mancanza del Bene, una specie di disordine causato da rapporti non corretti, non precisi tra gli elementi del Bene. Il Male, cioè, ha origine da una disposizione irregolare degli elementi del Bene.
Il mio punto di vista a tal proposito è profondamente diverso. Sono…

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Echi di un’autobiografia

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«Il tempo e il luogo non hanno stabilità; il desiderio lascia solo melanconia: le ultime parole di uno dei brevi brani che costituiscono gli Echi di un’autobiografia di Naghib Mahfuz ( trad. A. Lamarra, con un’intensa prefazione di Nadine Gordimer, Tullio Pironti Editore, Napoli 1999) potrebbero rappresentare l’essenza di questo libro. Abbiamo qui il distillato di Mahfuz, giunto alla vecchiaia e ad una sapienza che presenta, nella diversità, molti punti di contatto con quella di un altro grande, prolifico vecchio della letteratura, Julien Green. Ad entrambi la vita è stata generosa di anni, di anni pieni, ed essi li hanno saputi usare per giungere alla saggezza: intensamente, drammaticamente cristiana in Green, come mostra il suo Journal, sufica o quasi-sufica in Mahfuz. Ciò che li unisce è la saggezza come accettazione delle contraddizioni dell’esistenza umana. Così, in Mahfuz come in Green la sensualità, ad esempio, non è negata ma compresa e…

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tartaruga palustre

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Emys orbicularis, la tartaruga palustre, un tempo molto diffusa nelle zone umide, nelle paludi e nei fossi dell’Italia del Nord. Da non confondersi con quelle tartarughine esotiche, terrapin dalle orecchie rosse, che negli ultimi anni sono state abbondantemente acquistate da molti per essere tenute negli acquari, e spesso poi liberate negli stagni, nei laghetti, ecc.
Negli anni Cinquanta, a Venezia, a Rialto o presso il Ponte dell’Accademia, un vecchio con un grande mastello di ferro pieno di tartarughe palustri le vendeva per pochi soldi. La gente le comprava per i bambini. Ma pochi sapevano che si trattava di tartarughe palustri carnivore, e i più cercavano di alimentarle con pane e latte e frutta e insalata, e le tenevano all’asciutto, come tartarughe terrestri. Finivano per morire quasi tutte, disidratate e affamate. Andò così per la prima che ebbi. Ma poi, nel 1962, grazie all’enciclopedia sugli animali Natura viva, compresi…

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