Note di diario. 15 luglio 1998.

Come sono innamorato, Dio mio, che bellezza, che bellezza stare a casa di Maddalena. Sono tanto innamorato che se anche lei avesse cento amanti io starei sotto le sue finestre accovacciato. Le direi: “Mia cara, fai quel che credi, ma fai i bambini solo per me che son tuo sposo. E se anche non sai fare ciò che desidero più al mondo, a me che importa se non mi ami dato che ti lasci guardare e toccare quando mi pare e piace? Io conosco il tuo indirizzo e ho in tasca la chiave della tua porta. O Maddalena io vorrei morire adesso, poiché tu senza di me sarai sempre felice, ma io senza di te sarei uno scemo solitario di paese”.

Antonio Delfini, Il ricordo della Basca.

Note di diario. 11 agosto 1994, Alba Adriatica.

Sentita in TV stasera (da Romano Battaglia)

Gabriele d’Annunzio, in Versilia, andava tutte le mattine a cavallo nudo. Passava sulla spiaggia alle sette. Una volta fu vittima di uno scherzo preparato da alcuni pescatori e che non era destinato a lui ma a un ufficiale della finanza rompicoglioni che aveva pure lui un cavallo bianco.

I pescatori scavarono una grande buca sulla sabbia, la riempirono di letame e la nascosero con delle frasche. Inutile dire che il vate ci cascò in pieno.

Ancora: lui e la Duse si facevano legare a due pini vicini. Colui che aveva più amore per l’altro, in qualche modo sarebbe riuscito a sciogliersi e a raggiungerlo. A scogliersi, o a sradicare il pino, al limite, con la forza dell’amore.