Anna Maria Farabbi su La sirena dei mari freddi

Roberto Michilli, La sirena dei mari freddi, Di Felice Edizioni, 2020

La sirena dei mari freddi

Una tessitura calibrata in tensione coinvolgente, capace di mantenere una godibile leggerezza di parola misurata fino all’ultima riga. Nessuna sbavatura. Si muovono pochissimi attori proposti in dialogo, diretto, chiaro. Nessuno di loro scavato e scoperchiato nell’intimità del proprio pensiero, ma portato alla luce per quel che basta per trarre a sé il lettore.
In questa opera narrativa regna la leggerezza, nell’accezione di Italo Calvino in Lezioni americane. Leggerezza nel modo come Michilli pizzica, sfiora, i fili della narr azione, sposta i personaggi e le loro vite sulla punta. In una casa che rappresenta di fatto il mondo, rallentato fin quasi alla sospensione. Il mondo purificato da ogni distrazione, reso colto alla bellezza e all’agio, dentro cui la quiete dell’aria entra giorno per giorno nelle narici della protagonista, nel suo corpo, in un consapevole risveglio sensoriale e identitario, uscendo da sensi di colpa per una maternità mai fino in fondo voluta e forse inconsciamente respinta. Nascendo interiormente per un processo di liberazione e di consapevolezza, verso una lievità del quotidiano tutta da godere e, forse, da musicare. E’ un vecchio, ricco, professore che le consegna, morendo, il testimone aureo e sapienziale.
Non è la trama del breve romanzo che lo qualifica, ma l’asciuttezza di una prosa magistrale che riesce a porgere intensità con parole minime. Il tacere ha un ritmo nel metronomo esistenziale del professore e della sirena dei mari freddi.
Anni di lavoro, in traduzione e saggistica, in tappeti di romanzi, nomino uno tra tutti, Atlante con figure del 2016, hanno maturato una penna che brilla.

Anna Maria Farabbi

*

Sul numero 3 (maggio 2021) di CasaMatta.

http://www.casamattablog.it