Dedica

Per il mio amico Don Fabio Brotto, che come me porta un gaucho nel cuore.

 

          A lei, Don Segundo.

          Alla memoria dei defunti Don Rufino Galván, Don Nicasio Cano e Don José Hernández.

          Ai miei amici domatori e mandriani: Don Victor Taboada, Ramón Cisneros, Pedro Brandán, Ciriaco Díaz, Dolores Juárez, Pedro Falcón, Gregorio López, Esteban Pereyra, Pablo Ojeda, Victorino Nogueira e Mariano Ortega.

          Alla gente dei miei paesi.

          A quelli che non conosco e che stanno nell’anima di questo libro.

          Al gaucho che porto in me, con devozione, come l’ostia nel suo ciborio.

                                                                                                                                         R. G.

 

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Anagrammi

Ritrovato in un file del 2002:

Roberto Michilli:

– O mirto che brilli!

– Che? Morir bolliti?!

– Che ti miri, bollor?

– Chi meritò, brillò.

– To, chi brillò: Meri!

– Tirolbo Chimerli

– Illi Chimer Tobor

– Michel Biortorly

– Michel Brito-Orly

– Michel Ribot-Orly (Orly-Ribot)

Micronote 67

Brotture

gufin

  1. LA. Al cognome di una donna io continuerò a premettere l’articolo la. Lo so che questo mi fa apparire arretrato e protervo, ma tant’è. E, per addurre un esempio, dichiaro che nulla, né uomini né dèi, né demoni né eroi né ninfe, mi porterà a leggere un libro della Ferrante.
  2. AMORE. La distinzione tradizionale tra amore e innamoramento è necessaria, ma insufficiente: oggi la cultura occidentale tende a pensare l’amore tra due persone nei termini di un innamoramento prolungato, senza fine, ovvero come passione permanente – anche nel matrimonio – ed è questo il punto critico e paradossale.
  3. PACE. Questo so, che pensare una pace perpetua garantita per sempre ad una parte di mondo (L’Europa Occidentale) è mera insensatezza.
  4. MACELLAI. Macellai intellettuali fanno a pezzi i problemi complessi e danno le frattaglie in pasto alla massa furente.
  5. MITI. I miti e i sogni sono il carburante per le macchine del consenso.
  6. ENTI…

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Luca Ragazzini su Atlante con figure

venerdì 15 dicembre 2017

“Atlante con figure” di Roberto Michilli

Atlante con figure (Edizioni Galaad, 2016) è un romanzo dal sapore antico, in cui la scrittura è strumento di ricomposizione e ricapitolazione. Strutturato come una narrazione unica, senza capitoli, il testo consta di fitti paragrafi disposti cronologicamente (dagli anni ’50 ai primi anni ’70), dove il ricordo si fa descrizione, e la descrizione si fa a sua volta pensiero. Sullo sfondo delle vicende di quei decenni (il boom economico, l’introduzione della penicillina, la morte di Kennedy, il primo trapianto di cuore), il protagonista ripercorre i momenti salienti della sua vita: l’infanzia, il gioco, la scuola, la scoperta della sessualità, dell’amore, della malattia, della morte, il mondo della politica e del lavoro, e lo fa avvalendosi di un vocabolario sterminato, ricco di termini desueti e nomi di oggetti e strumenti da lavoro ormai dimenticati. Ogni situazione si pone all’attenzione del lettore alla stregua di un rito di passaggio, con i suoi percorsi di crescita e i suoi margini di mistero, ed esemplari risultano in tal senso i paragrafi Il disco del cuore, dove il protagonista ricorda il turbamento provato nell’ascolto di un vinile contenente il solo battito cardiaco, e Atlante con figure, il paragrafo che dà il titolo al romanzo, in cui un vecchio atlante di seconda mano, nato per scatenare voli di fantasia verso luoghi lontani, diverrà monito d’incompletezza, di limite, d’inaccessibilità, a causa di una pagina strappata che celerà per sempre il nome del primo proprietario del libro. Semplice e sontuoso allo stesso tempo.

 

https://vocidellapiccolaeditoria.blogspot.it/2017/12/atlante-con-figure-di-roberto-michilli.html