Giugno

papagiu

Ciliegiaio e pratile

      

Il giorno

1

il sole si leva alle

4.27

e tramonta alle

19.29

11

4.24

19.36

21

4.25

19.39

Dal 1° al 21 la durata del giorno aumenta di 12 minuti; dal 21  a fine mese diminuisce di 3 minuti.

Alle 3.48 del giorno 21 il sole esce dalla costellazione dei Gemelli  ed entra in quella del Cancro.

Nei campi inizia la mietitura, prima dell’orzo e poi del grano. Se il terreno viene subito arato in superficie e poi innaffiato, lo si può utilizzare per le “seconde colture”: soia e mais. Nell’orto vengono seminati gli ortaggi estivi, intercalati qua e là a semi di tagete che servono a tenere lontani i coleotteri parassiti. Nel frutteto, per evitare la competizione idrica con le piante da frutto, si falcia l’erba. Si controllano afidi, oidio  e carpocapsa. Nel vigneto si asportano le cime dei germogli, e con esse le ultime quattro-cinque foglie di ogni tralcio per favorire lo sviluppo dei grappoli che si sono già formati. Si effettua il trattamento contro la peronospera, se necessario.

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Dal “Trattatello agrario-igienico

 DELLE METEORE ACQUEE (Capo  quinto):

231. Le meteore acquee sono que’ fenomeni, ne’ quali  il calore e, soprattutto, l’acqua sia sotto  forma di vapore che di liquido e di ghiaccio esercita un’azione qualunque,

232. Le meteore che hanno maggiore influenza in agricoltura, sono: la pioggia, la rugiada, la brina, la neve, il ghiaccio, la grandine.

DELLA PIOGGIA (Capo quinto; § 1):

233. La pioggia è la caduta in gocciole, di moltiforme grossezza, del vapore acqueo nuotante nell’aria, già condensato per decremento di calore.

234. Le gocce di pioggia sono tanto più grosse, quanto maggiore è la distanza dalle nuvole alla terra.

235. E’ causa della pioggia il raffreddamento della massa nuvolosa o vapore acqueo, il quale restringendosi in gocce grosse e spesse, cade sulla terra, tosto che diviene più greve dell’atmosfera.

236. I precipui effetti della pioggia, in agricoltura, sono: 1° la fertilità maggiore delle terre; 2° la vegetazione più vigorosa delle piante; 3° la friabilità del suolo.

240. A’ terreni cui la pioggia ristora dopo parecchi giorni di caldo, si aggiungono sempre di molte particelle di sostanze organiche e minerali, ch’essa trae seco dall’alto, tra le quali il limo atmosferico, il sale nitro, l’acido fosforico e l’azotato d’ammoniaca.

241. Il limo atmosferico è un composto di sostanze minerali e organiche volatilizzate da’ corpi e nuotanti nell’aria. E’ visibile in forma di piissimi atometti a chi guarda attraverso un raggio di sole, ch’entra in una stanza o in un altro luogo oscuro.

245. L’acqua piovana, che cade a rovesci sopra di una pianta in fioritura, disperde il  polline fecondatore, ch’è ne’ suoi fiori, e pochi ne fa allegare, sopratutto nelle spighe di grano e ne’ grappoli d’uva.

246. Dessa è pur dannosa a’ terreni ogni volta vi si rovescia in gran quantità: 1° perchè indurandoli e imbevendoli di soverchio umido, ne fa scemar l’aria e il calore; 2° perchè da quelli in pendio asportano, bene spesso, molte sostanze fertilizzanti, e qualche volta anche lo strato produttivo.

249. La pioggia è necessaria tutte le volte, che, pel difetto di umidità, comincia nelle terre a ristare la formazione della linfa, o è mestieri averle men dure affine di poterle più facilmente arare, vangare ecc.

DELL’UMIDO (Capo sesto):

365. L’acqua ch’è tra le molecole della terra, delle piante e dell’atmosfera, si dice umido o umidità.

366. Le cose già esposte intorno all’acqua sotto forma di vapore (Nebbia), di liquido (Pioggia, Rugiada), e di solido(Brina, Neve, Ghiaccio), manifestano quanto grande sia la sua influenza in agricoltura.

384. L’acqua che vuolsi usare per l’irrigamento, può essere ancora migliorata con l’acciottolare qua e là alla rifusa il letto della corrente e col frastagliarlo con cascate, arbusti o gambioncelli riempiuti di sassi ecc; imperocché col dare del continuo contro di essi, si mescola con l’aria, la travolge seco, e la introduce nel terreno.

385. Diventa però l’acqua pesante e poco digeribile, quando se ne separa quasi del tutto l’ara che contiene. Tal è l’acqua stagnante delle paludi e spesso anche quella raccolta nelle cisterne ecc, se fu in queste lungamente in riposo.

386. Le acque stagnanti in cui cadono e, soventi volte, marciscono degli avanzi vegeto-animali, sono pure nocevoli alla salute, sopratutto nell’estiva stagione; onde non è buona cosa aver de’ pantàni in vicinanza delle abitazioni.

387. Si conservano, o tornano salubri le acque di cisterna, con l’agitarle di tanto in tanto con un’asta di ferro lucido; perciocché per l’ossidazione del ferro se ne impedisce la putrefazione, e pel movimento si restituisce loro dell’aria in gran copia.

388. L’acqua chiara, limpida, leggiera, fresca, inodora e senza sapore conferisce grandemente alla nostra salute; tuttavia, se bevuta in troppa quantità, cagiona disturbi gastrici, inappetenze, nausee, vomito, diarrea e altri mali ancora.

389. Lo Smith afferma che se i gottosi, i pletorici e i calcolosi facessero uso di una maggiore quantità d’acqua (e però d’una minore di vino), sarebbero meno esposti ai tremiti, alle paralisi, alle apoplesie, alla gotta, ai calcoli, all’idropesia, ai reumatismi, alle morroidi, alle malinconie ipocontriache, ai raffreddori; e però, migliorata d’assai la loro salute, vivrebbero un maggior numero d’anni.

Maggio

ventomaggio

Fragolaio e fiorile

Il giorno

1

il sole si leva alle

4.56

e tramonta alle

18.59

11

4.44

19.10

21

4.34

19.20

Dal 1° al 31 la durata del giorno aumenta di 58 minuti.

Alle 19.49 del giorno 20 il sole esce dalla costellazione del Toro ed entra in quella dei Gemelli.

Nei campi continuano i diradamenti, le nitrature, le fresature del mais, delle bietole e anche delle patate. Si effettua il primo taglio dell’erba medica e degli erbai primaverili. Per garantire un foraggio di buona qualità, gli erbai vengono tagliati quando le graminacee sono in spigatura e le leguminose in fioritura. Nell’orto si esegue la sfemminellatura dei pomodori, eliminando i germogli che si formano alla biforcatura dei rami.

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Dal “Trattatello agrario-igienico

 DEL CALORE SOLARE (Capo terzo)

127. Il calore penetra tutti i corpi, e negli esseri animati cagiona la sensazione del caldo.

128. Il sole è la sorgente principale, da cui proviene il calore. La combustione, fermentazione e scomposizione di sostanze organiche ne dànno pure una gran quantità; e le legna che ardono, i liquidi che fermentano, i concimi o corpi vegeto-animali in decomposizione, ne fanno ovunque testimonianza.

129. Il rinomato economista inglese Roberto Cobden, additando a Massimo d’Azeglio il sole, disse: «Ecco il motore unico, superiore a qualunque forza di altra nazione, il quale rende maravigliosa la potenza produttiva d’Italia: sole e suolo sono i privilegi naturali del vostro bel paese».

130. Il calore non riscalda egualmente tutti i corpi: esso penetra facilmente i duri, compatti e densi, non così gli altri, cioè i molto leggieri, porosi o liquidi.

134. Sono cattivi conduttori l’ aria, l’ acqua, la neve, il ghiaccio, la terra finamente sminuzzata, il legno e tutto ciò che ha un color bianco od è poco duro.

135. Due termometri esposti al sole, ma coperti, uno da uno strato oscuro e l’ altro da uno bianco, potrebbero far toccare con mano la poca conduttibilità de’ corpi bianchi.

136. Il celebre Frànklin mettendo due pezze di panno sopra la neve; una bianca e l’ altra nera riuscì a mostrare la medesima verità; dappoichè la neve si squagliò più presto là dov’ era la pezza nera.

141. Il calore non fertilizza la terra come l’ aria; però al pari di essa la feconda, fa germinare i semi, trasforma le sostanze minerali e organiche in sali e in linfa, e questa in succo nutritivo.

143. È pur desso il calore che fa riaprire gli organi delle radici e de’ fusti al succiamento e alla circolazione della linfa; e quelli delle foglie all’ assorbimento de’ gas aerei e alla traspirazione degli elementi linfatici superflui.

144. Nè pure può aver luogo la scomposizione de’ corpi organici, cui venuta meno la vita, se il calore in essi è nullo. Alla carne infatti si toglie il calore col gelo affine di conservarla.

160. L’ acido carbonico, traspirato da piante in vegetazione dal tramontare al sorgere del sole (86), si riacquista da esse con lo stare una mezz’ora sotto l’azione diretta de’ suoi benefici raggi.

161. È indizio che il calore atmosferico non è più sufficiente alla vegetazione di piante d’ una data specie, quand’esse incominciano a perdere il naturale vigore, mostrano squallide e vizze le frondi, e fanno vedere; languenti sul fusto o caduti sul terreno i fiori o i frutti non ancora maturi.

162. Sul volgere dell’autunno poi e sui primi giorni del verno, perchè il calore solare viene scemando di giorno in giorno, quasi tutte le piante lasciano cadere le loro foglie, e, mancata la nutrizione, cessano di vegetare: il che è detto: riposo delle piante.

163. Questo riposo, per un periodo di tempo più o meno breve, succede ne’ vegetali di ogni specie: ma non tutti, al cominciar di esso, si spogliano delle loro foglie, le quali in parecchi cadono in primavera alla nuova foliazione, in altri all’ ingrossarsi della pianta.

164. È indizio, che il calore ha riaperto gli organi delle piante dopo il freddo invernale, allorquando le loro gemme ingrossano, sbocciano i fiori, e le altre pianticelle erbacee cominciano a muoversi e a riprendere il perduto vigore.

175. Mostrano che il calore comincia ad essere soverchio alla vegetazione, ìl ristare, nel crescere, degli alberi, l’avvizzire delle foglie e degli steli delle piante erbacee e il maturare, innanzi tempo, de’ frutti in specie delle cereali.

176. L’ esperienza adunque n’ammaestra che il terreno è esposto a subire ora il difetto del caldo (161-162 ), ed ora il difetto dell’umido (169) e dell’ aria (172); onde quel coltivatore è a lodarsi, che in ogni tempo sa conservare nel terreno sì necessari elementi della vita vegetale.

177. Con dei mezzi che respingono o conservano il calore (183-184-185), debb’egli, ne’ giorni, in cui abbonda, farne cessare l’eccesso dalla terra e dalle piante, e in esse conservarlo in quelle stagioni, in cui suolsene patire difetto.

178. In sullo scorcio di novembre deve porre ogni studio nel far ristare, con opere che respingono il calore (183), la vegetazione di quelle piante che avendo la corteccia poco solida o mucilagginosa, anche con picciol grado di calore, continuano a vegetare, come gli ulivi, gli agrumi, i gelsi, i peschi ecc., affinchè ne’ loro organi cessi poco a poco la circolazione de’ succhi (339).

179. Nel verno poi tornano vantaggiose tutte quelle opere che fanno introdurre dell’aria atmosferica nel terreno; perocchè essa, qual cattivo conduttore del calorico, non facendolo disperdere per irradiazione, nè pure lascia gelare il terreno quanto la terra dura, nè venir meno del tutto la formazione della 1infa.

180. In sulla fine del verno e su i primi giorni di primavera sono assai commendevoli quelle opere che, impedendo al calore di di penetrare in quantità soverchia negli organi delle piante e ‘tra le molecole della terra, le fanno continuare nello stato di riposo, sinchè la stagione non siasi ben riscaldata.

181. Se riaperti gli organi delle piante e cominciato a circolare in essi il succo terrestre sopraggiungono dei geli, corrono pericolo di rimaner ghiacciate le gemme, i fiori, le stesse piante (339).

182. Nella state poi sono sommamente vantaggiose tutte le opere, che respingono il calore, perchè per esse la terra e gli alberi, specialmente a corteccia poco solida, sono poco o punto esposti ai danni della siccità (171).

183. Sono opere che respingono il calore e da usarsi in sul volgere di novembre, lo sfrondare gli alberi, il triturare attorno ai loro piedi la terra, l’ intonacarne il tronco e i rami con una mano di gesso o calce (134-135-.177), in cui si disciolse un po’ di sterco di bue, il coprirli con paglia letame paglioso ecc.

184. Verso la fine del verno e quando si avvicinano i grandi calori estivi, è pur cosa vantaggiosa l’ intonacare, come sopra, gli alberi a corteccia tenera o poco solida.

185 La triturazione della terra ogni quindici o venti giorni, alla profondità forse di una spanna, torna di grande vantaggio nella state, in ispecie se la stagione volge secca (89-90).

186. Un tale lavoro, usato poi ne’ giorni del gran caldo al torno ai piedi degli ortaggi, della vite e degli alberi, ma in questi  sino alla distanza di ottanta a cento centimetri, fa assai alla loro vegetazione; perchè ne allontana il soverchio calore, e non lascia mancare il calore presso le loro radici.

187. L’arare, il vangare, lo zappettare finamente il terreno è dunque cosa grandemente proficua in ogni tempo (90), ma sopratutto verso la fine de l’autunno (183), del verno (184),  né primi giorni di primavera (180) e nella state ( 184-185).

188. Dal fin qui detto è facile intendere la verità pratica di quel proverbio che corre per le bocche de’ nostri contadini, che cioè: «Una zappatura, in estate, val più ch’una bagnatura.»

Aprile

balavil_apr

 

Carciofaio e germinale

         

Il giorno

1

il sole si leva alle

5.43

e tramonta alle

18.26

11

5.26

18.37

21

5.10

18.48

Dal 1° al 30 la durata del giorno aumenta di 1 ora e 18 minuti.

 Alle 20.40 del giorno 19 il sole esce dalla costellazione dell’Ariete ed entra in quella del Toro.

Nei campi si approfitta dei giorni senza vento per diserbare il grano. Si diserbano anche bietole, patate, canapa. Si seminano  granoturco, soia, girasole, riso,  patate (in montagna), barbabietole da foraggio. Nel frutteto si esegue il trattamento con poltiglia bordolese al 2,5% per distruggere gli agenti infettivi che hanno svernato sulle piante. Si taglia l’erba sotto gli alberi e se ne imbiancano di calce i fusti. Nell’orto, a fine mese, vengono seminati basilico, cetrioli, fagioli, peperoni, pomodori, sedano, zucche, zucchini. Pomodori e fagioli, se piantati a file alterne, si proteggono a vicenda dalla mosca. Dopo la semina, si zappetta il terreno tra le file e si esegue poi la pacciamatura, ricoprendolo con paglia.

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Dal “Trattatello agrario-igienico ad uso delle scuole popolari d’Italia”
del sacerdote don Vincenzo Angelici
stampato presso la Tipo-litografia di Luigi Cardi di Ascoli Piceno nel 1885

DELLA RUGIADA (Capo quinto; § 2):

    250. La rugiada è vapore acqueo, condensato a mo’ di goccioline, che si mostra sulla superficie della terra e sulle foglie delle piante.

251. Il calore de’ corpi, dal tramonto al sorgere del sole, diminuisce per irradiazione verso gli spazi celesti; e l’umidità che da essi si evapora in tal tempo, si condensa sulla loro superficie in goccioline cui si dà il nome di rugiada.

256. La rugiada si mostra sempre in quantità maggiore sopra que’ corpi che più presto si raffreddano; e son tali quelli, in cui è più grande la proprietà di emettere il calore.

257. Tale proprietà è maggiore ne’ vegetali, che nella terra; nella sabbia, che nella terra compatta; nel vetro, che ne’ metalli; nelle vesti di lino e canapa, che in quelle di lana ecc.

258. E’ per questa ragione, che le foglie di alcune piante si veggono spesse irrorate d’una quantità maggiore di rugiada, e sopra quelle de’ cavoli, qualche volta la è tanta da scorrere a mo’ di rivoletto.

259. Si ha, d’ordinario, maggior copia di rugiada: 1° dopo una pioggia che ha prodotto molt’umido nella terra, se è seguita da calde giornate; 2° in estate e autunno, quando al molto calore del giorno tien dietro una notte calma e serena.

260. E’ la rugiada oltre modo vantaggiosa all’agricoltura, perchè, mediante il suo  umidore, favorisce la formazione della linfa e la nutrizione delle piante, e perchè accresce la fertilità del terreno col trasportarvi de’ gas ammoniacali e dell’acido azotico.

261. Torna però qualche volta nociva alle piante. In fatti le goccioline di rugiada, che sono sulle foglie del gelso, allorchè leva il sole, concentrano su di sè i raggi di quell’astro in modo, che i pezzettini di foglie, sottoposti, divengono giallo-rossigni: è desso il marino, malattia del gelso, tanto nocevole a’ filugelli.

266. La rugiada, in ispecie quella cui dà il vapore atmosferico, torna sovente insalubre e perniciosa agli uomini e alle bestie che si cibano de’ vegetali, mentre ne sono irrorati.

267. Nel formarsi della rugiada molti atomi  nocivi e, spesso, mortiferi, nuotanti per l’aria atmosferica, vengono attratti dalle nascenti goccioline e moltissimi trasportati da esse nella loro caduta sopra la terra: da qui la sua insalubrità.

269. […] la foglia dei gelsi e i frutti degli altri vegetali non dovrebbero esser colti al mattino, se non dopo  che l’azione calorifera del sole ne ha evaporata la rugiada e di nuovo volatilizzatine i corpuscoli; o pure converrebbe esporli per qualche tempo alla provvida azione dell’aria e del calore solare.

273. Tra i molti corpuscoli che trae seco la rugiada, v’ha de’ semi microscopici, di pianticelle ancor esse microscopiche, della specie de’ funghi, delle alghe ecc., sparsi per l’aria, i quali, nocevolissimi di lor natura, tornano funesti all’organismo animale nel momento della loro riproduzione.

274. Secondo il  chiarissimo A. Selmi detti semi, in ispecie, quelli dell’alga febbrifera o  virgiliana, da lui scoperta, i quali or più or meno abbondano nell’atmosfera de’ luoghi paludosi, formano i miasmi.

275. Possono essi semi vegetare, perchè vi trovano alimento, persino dentro il corpo dell’uomo, in cui poi  cagionano, nel tempo della loro riproduzione e vegetazione, febbri periodiche, perniciose e persino la cachessia palustre.

276. A’ miasmi in vicinanza di paludi, risaie acque stagnanti, letamai, gorghi maceratoi ecc., si aggiungono gli  effluvii di sostanze vegeto-animali, per lo più in putrefazione, e che pure son detti miasmi.

277. Quest’altra specie di miasmi rende anche per sua natura oltre modo malsana l’aria atmosferica; e però non è cosa che faccia alla salute il soggiornare e, molto meno, il dimorare là dove sono, o possono essere esalazioni tanto perniciose.

278. E’ un buon mezzo, per preservarne in qualche modo la salute, l’indossare camicie di lana sulla pelle, e coprire la persona con vesti di lino o canapa; perocchè queste sono poco assorbenti, e la lana, qual cattivo conduttore del calore, mantenendo una specie di eccitamento continuo sulla pelle, non permette al sudore d’essere riassorbito.

279. Perchè la rugiada sia di giovamento alle piante, un buon coltivatore deve usare dopo il tramonto del sole le zappature o triturazioni del terreno altrove ricordate; perocchè la terra, ridotta quasi in polvere, si mostra assai adatta ad assorbirla.

280. Tale espediente, usato nella coltivazione della vite, fa accrescere e, spesso, duplicare il ricolto del mosto. Da qui il proverbio: Chi zappa la vite d’agosto, la cantina riempie di mosto.

281. Non sono opera della rugiada que’ granellini fitti e di sapore dolcigno, appellati manna, che si vedono talvolta sopra le foglie di talune piante arboree come i tigli; ma vi sono lasciati da certi piccolissimi insetti, detti afidi o moscherini, durante la primavera o l’autunno.

282. Detta manna, di cui sono ghiottissime le api e le formiche che a grandi torme vi accorrono per cibarsene, nuocerebbe non poco alle piante, impedendone la respirazione e la nutrizione, se vi dovesse restare a lungo.

283. Oh quanto è grande la Sapienza e Bontà del nostro Dio! Que’ moscherini col lasciare sulle foglie degli alberi la loro manna operano secondo l’istinto di lor natura, e intanto apprestano un buon cibo ad altri animaluzzi senza numero, i quali cibandosene, liberano le piante da una pericolosa copertura.

 

DELLA BRINA (capo quinto; § 4):

    300. La brina è la rugiada stessa trasformata in ghiaccio per lo scemato calore de’ corpi, su cui essa si  mostra. Allo spuntare del giorno, bene spesso, copre le piante erbacee e i campi di un candidissimo strato.

301. La brina si ha nelle notti calme e serene, in cui la temperatura dell’atmosfera si raffredda tanto da far scendere a zero il mercurio nel termometro.

302. Dopo il tramonto del sole l’irradiamento del calore dalla terra e dalle piante non essendo compensato da’ raggi solari, cagiona un abbassamento di temperatura, che quando è sereno, fa trasformare in brina la rugiada.

303. Nelle notti nuvolose non si forma la brina, perché le nubi, a guisa di altrettanti specchi, rimandano verso terra il calore, e insieme impediscono che molto se ne irradi dalla superficie de’ corpi.

304. Gli stessi fiumi che nelle notti serene del verno gelano, quando il termometro segna due o tre gradi sotto dello zero, nelle nuvolose continuano a scorrere anche a quattro.

305. A prevenire i tristi effetti che le brine cagionano nelle parti tenerelle de’ vegetali gelandone i succhi, è mestiere coprirli di tela, foglie, paglia, giunchi ecc., perocché un riparo qualunque è sufficiente a impedire la irradiazione del calore e l’agghiacciamento de’ succhi.

306. Gli Africani del nord e i coltivatori di alcune contrade d’Italia, quando temono che la rugiada possa gelare, usano con grande vantaggio di formare una nuvola di fumo caldetto attorno alle piante bruciando in loro vicinanza della paglia o di checchessia altro, che faccia assai fumo.

307. L’aria atmosferica, resa per tal modo più calda della terra e delle piante circostanti, non sottrae da esse il calore; e però nè pure fa gelare la rugiada, di che sono cosperse.

Marzo

gocce di marzo

Amoroso e ventoso

Il giorno

1

il sole si leva alle

6.35

e tramonta alle

17.50

11

6.18

18.02

21

6.01

18.14

          Dal 1° al 31 la durata del giorno aumenta di 1 ora e 26 minuti.

Alle  8.35 del giorno  20 il sole esce dalla costellazione dei Pesci ed entra in quella dell’Ariete.

Nei campi si completa la concimazione e si erpica ancora il grano, se necessario; se il gelo ne ha scoperto le radici, si rulla il terreno. Si seminano l’erba medica,  le barbabietole, il granoturco, il tabacco (questo in letto caldo o semicaldo) e le patate (a fine mese e in terreno letamato).

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Dal “Trattatello agrario-igienico ad uso delle scuole popolari d’Italia”
del sacerdote don Vincenzo Angelici
stampato presso la Tipo-litografia di Luigi Cardi di Ascoli Piceno nel 1885:

DELL’ARIA ATMOSFERICA (Capo secondo) – segue:

    74. La respirazione degli animali e la combustione in quella che dànno dell’acido carbonico, consumano gran quantità di ossigeno.

75. A mano a mano che l’ossigeno diminuisce nell’aria di un dato luogo, essa vi diviene malsana; e però giova 1° non far uso se non con molta cautela de’ caldani, detti bracieri, pel riscaldamento delle stanze; 2° aver queste assai ampie per dormire o trattenervisi, sopratutto se vi si  adunano più persone; 3° rinnovarne l’aria di tempo in tempo o, meglio, stabilirvi un ventilatore permanente.

76. Nè pure è  cosa salutare il far ardere per più ore in una stanza da letto una lucerna a olio o una candela, e poi coricarvisi senza rinnovarne l’aria; perocchè e l’una e l’altra consumano poco a poco assai ossigeno, se bene, in parità di tempo, la lucerna ne consumi un volume tre o quattro volte maggiore.

77. Questi effetti della combustione sono assai più a temersi, quando ciò che brucia, sia lucignolo sia carbone ecc, è  in sullo spegnersi; perciò che in tal tempo si  forma nell’aria l’acroleoina, sostanza venefica, che spesso cagiona mal di nervi, asfissia e per sino la morte.

78. Apporta pure grave nocumento alla salute il  fumare, ne’ luoghi chiusi, la foglia di tabacco; perchè il  suo fumo contiene sempre elementi tossici, tra quali la nicotina ch’è un veleno de’ più potenti.

79. Nelle stanze da bigliardo, caffè, lettura ecc., ove sono adunate per ore ed ore molte persone, ben presto l’aria si rende nociva; non è quindi giovevole alla salute il convenirvi nè lo starvi lungo tempo, in ispecie, se vi si fuma tabacco, o bruciano altre sostanze vegetali.

80. Per  conservare innocua, in ogni tempo, l’aria di queste stanze fa mestiere collocarvi de’  ventilatori che la rinnovino del tutto, almeno ogni mezz’ora, ovvero delle cassettine di carbone e calce viva, ridotti in polvere; chè questa assorbe l’acido carbonico e l’umidità, e quello le esalazioni mefitiche.

81. Nella fredda stagione poi torna più salutare, pel riscaldamento delle stanze, l’uso de’  tubi conduttori del calore o, meglio, di caminetti, in cui brucino legna secche; stantechè in questi per le due correnti d’aria, calda e fredda, che si formano, non si ha a temere che la combustione riesca di nocumento alla salute come nell’uso de’ caldani.

82. Per le cose dette i coltivatori devono porre ogni studio nell’avere le stalle delle bestie assai ampie e ventilate mediante aperture su i muri di settentrione, levante e mezzogiorno; le quali bastino a conservar l’aria nella sua igienica composizione.

83. Si è provato, infatti, che nelle stalle, in cui l’aria atmosferica non è in gran copia nè del  continuo rinnovata, gli animali menano una vita stenta e punto appariscente, perchè poche sostanze si assimilano delle molte che mangiano.

84. In quelle invece, nelle quali l’aria atmosferica abonda, le bestie, a parità di governo, vengon su belle, nudrite, robuste e promettitrici di buoni guadagni.

85. Laonde non è lodevole l’usanza della maggior parte de’ contadini di passare le lunghe sere d’inverno, riunite in numerose brigata, nelle stalle de’ bovi, in ispecie se v’è del letame adunato. Con ciò sia che l’ossigeno ch’è nell’aria della stalla, si consuma più presto, l’acido carbonico si  forma in quantità maggiore, e l’ammoniaca che si svapora dal letame, vi abbonda sì, che tutta l’aria diviene nociva alle funzioni organiche delle bestie e delle persone.

86. Dal tramonto al sorgere del  sole e quando il calore è inferiore di qualche grado a quello richiesto dal momento vegetativo delle piante di una data specie, con le lor parti verdi e, specialmente, con gli organi fogliacei esse assorbono ossigeno ed emettono acido carbonico.

87. Non fa quindi alla nostra salute il trattenersi in tal tempo, nè pur passeggiando, ove sono molte piante in vegetazione, sopratutto nelle ore, in cui si forma la rugiada, nè il conservare nelle stanze da letto mazzolini di fiori, frutta o piante di qualsivoglia specie.

88. Dal fin qui detto è facile conoscere che una casa è salubre, se è bene esposta all’aria e al sole, netta dalle corruzioni degli esseri organici, non troppo lontana nè troppo vicina a piante in vegetazione.

Febbraio

lagogel_feb

 FEBBRAIO

 Potatore e piovoso

Il giorno

1

il sole si leva alle

7.14

e tramonta alle

17.14

11

7.02

17.27

21

6.49

17.39

                   Dal  1° alla fine del mese la durata del giorno aumenta di 1 ora e 9 minuti.

Alle 9.33 del giorno 19 il sole esce dalla costellazione dell’Acquario ed entra in quella dei Pesci.

Nei campi si zappa, si diserba e si continua a concimare. Ci si prepara per la semina delle bietole da zucchero, delle patate e dei semenzai del tabacco. A fine mese vengono seminate la canapa, il grano e l’orzo marzuolo. Si concimano i prati del trifoglio, dell’erba medica e della lupinella. Si erpica il grano. Si esegue la potatura degli alberi da frutto. Per la legatura del vigneto si utilizzano i vimini ricavati dalla pianta del salice.

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 Dal “Trattatello agrario-igienico”

 CAPO SECONDO – Dell’aria atmosferica.

    11. L’uomo, le bestie, i vegetali vivono, come i pesci nelle acque, in mezzo ad un oceano d’aria atmosferica, che circonda il nostro globo sino all’altezza forse di ventisette chilometri.

15. L’aria è necessaria agli animali, alle piante e alle terre; nè torna loro di nocumento, se non quando è ferma e soffocante.

33. Il dottore Ingen-houz fu il primo a dimostrare che le piante traspirano dell’ossigeno nelle ore, in cui sopra di sè hanno della luce solare. Da qui quel rezzo refrigerante, che, in tal tempo, si prova stando all’ombra d’un albero piuttosto fronzuto.

34. Le piante in dette ore rendono una certa quantità di ossigeno all’atmosfera, perché dall’acqua e dall’acido carbonico, che sono nel terreno e nell’aria che le circonda, ne assorbono tanto da riuscire soverchio ai bisogni della vegetazione.

35. Nelle belle giornate d’inverno e di primavera sentiamo in noi stessi una vigoria, un benessere che ne rallegra, e ristora. Questo salutare fenomeno si dee principalmente ripetere dalla quantità maggiore di ossigeno e minore di umidità nell’aria che n’è d’attorno.

36. Ne’ giorni nuvolosi invece e in quelli di pioggia siamo rattristati da un tedio, da un’uggia che ne opprime; l’ossigeno che scarseggia, e l’umidità che abbonda nell’aria atmosferica, sono la principal cagione di questo effetto.

47. L’ossigeno, come è nell’aria, è un elemento conservatore della vita negli animali e nelle piante; ma se viene respirato da solo, od è più del convenevole copioso la ov’essi vivono, può essere cagione di morte o d’infermità più o meno pericolosa.

48. Dobbiamo quindi esser grati al sapientissimo Iddio che non datore di morte ma lo ha reso di vita valevole sostegno mescolandolo a quattro quinti di azoto e conservando tale proporzione inalterata nel corso de’ secoli.

52. Ossido denominasi un composto cui dà la combinazione dell’ossigeno con un metallo o metalloide; così l’ossido di sodio, detto anche soda, è ossigeno e sodio insieme combinati.

53. La soda, combinata con l’acido carbonico, forma un sale detto carbonato di soda, del quale usiamo per fare la gazzosa, versandone pochi  grammi in mezzo bicchiere d’acqua insieme con un poco di acido citrico.

63. Gli animali adunque ritengono l’ossigeno che è traspirato dalle piante, e queste assorbono l’acido carbonico espirato da essi.

64. Questo duplice effetto della respirazione degli esseri viventi è una vera e permanente provvidenza; perchè per essa principalmente l’aria si conserva respirabile, e ne’ suoi elementi si perpetua la necessaria proporzione.

65. Ammiriamo la Sapienza Creatrice, la quale con lo stabilire che ivi abbondasse la vita degli uni, ove pur fosse in gran copia l’elemento vitale degli altri, per si maraviglioso modo provvide alla conservazione degli esseri che vivono sopra la terra.

66. A mantenere la naturale proporzione negli elementi dell’atmosfera oltre alla combustione, fermentazione e putrefazione delle sostanze organiche hanno pure gran parte i venti che del continuo la rimescolano, e trasportano a grandi distanze.

69. Secondo le più esatte osservazioni in un dato volume d’aria atmosferica v’ha una diecimillesima parte di acido carbonico; man mano adunque, ch’esso aumenta, l’aria diviene perniciosa all’organismo animale.

70. V’ha, spesso, molt’acido carbonico e poco ossigeno in que’ luoghi, ne’ quali sono adunate molte persone, o vivono assai animali, nè v’ha piante che diano questo, e assorbano quello.

71. Onde non provvede punto alla sua salute, chi vi s’introduce, e trattiene per lunghe ore, e per l’acido carbonico, che vi abbonda, e per le esalazioni mefitiche, che vi si respirano.

72. Affinchè le sostanze organiche in fermentazione e corruzione non guastino co’ loro effluvii l’aria de’  luoghi abitati, giova gittare sopra di esse, sopratutto se adunate ne’ cessi, una manata di carbone, gesso  e vitriolo verde polverizzati e mescolati nella proporzione di dieci parti di carbone, una di gesso e una di vitriolo.

73. Una cartolina di dette polveri, che pesi dodici grammi, basta per rendere innocuo un vaso  da notte, ove sieno depositati degli escrementi umani, se bene tenuto in camera di malati per notevole tempo.

Gennaio

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GENNAIO

Zappatore e nevoso

Il giorno

1

il sole si leva alle

7.28

e tramonta alle

16.39

11

7.27

16.48

21

7.23

17.00

Dal 1° al 31 la durata del giorno aumenta di 48 minuti.

Alle 19.23 del giorno 20 il sole esce dalla costellazione del Capricorno ed entra in quella dell’Acquario.

Nei campi si cura la sistemazione dei fossi e degli scoli, ripulendoli da foglie e detriti. Si concimano il grano, l’orzo e gli altri cereali a semina invernale, con 60/80 unità di azoto per ettaro, e i foraggi, con complessi di azoto, fosforo e potassio. Nell’orto si raccolgono cavoli e porri. Vengono sistemati gli attrezzi e lubrificate le macchine.

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Dal “Trattatello agrario-igienico ad uso delle scuole popolari d’Italia”

del sacerdote  don Vincenzo Angelici

stampato presso la Tipo-litografia di Luigi Cardi di Ascoli Piceno nel 1885

 CAPO SETTIMO – Della luce solare.

406. Senza la luce e cielo e terra e quanto in essi cresce o vive come che sia, perderebbe vaghezza, fecondità e vita, e da per tutto sarebbe funesto orrore e miserabile squallidezza.

407 La luce per mezzo dei raggi del sole ci fa vedere le meraviglie della creazione; e conferisce grandemente al benessere di ogni vivente.

408. I principali raggi che emanano da quell’astro benefico, sono i luciferi, i caloriferi e i chimici.

409. I luciferi, detti pure luminosi, eccitano la luce, le danno moto, e così ci fanno vedere le cose.

410. I caloriferi portano il calore, e insieme coi chimici cooperano sopra i vegetali alla trasformazione della linfa in nutrimento e alla loro respirazione. Più raggi solari, i luciferi i caloriferi ecc. formano i raggi chimici.

411. Comunemente i caloriferi sono detti calore; i luciferi luce.

412. Il rosso, l’ arancio, il giallo, il verde, l’azzurro, l’indaco e il violetto sono i principali colori, in cui si decompone, mediante un prisma di cristallo, un raggio di luce solare.

413. È tanta la velocità della luce, che un raggio di sole giunge a noi in otto minuti e tredici secondi: il che mostra che in un solo secondo la luce farebbe otto volte il giro della terra.

414. La luce può stare senza il calore. La luce infatti che ci viene dalla luna, dalle stelle, dalle lucciole, dallo specchio, dai fuochi futui ecc, non è accompagnata da calore.

415. Quando si dice che il calore non è nella luce che viene alla terra dalla luna, dalle stelle ecc, si deve intendere di quel calore che influisce vantaggiosamente sulla vita organica del nostro globo, come disse Aràgo, celebre astronomo.

416. Si è provato, per le esperienze di uomini assai dotti nelle cose naturali, che, sotto l’influenza de’ raggi lunari, il mercurio nel termometro giammai è salito di una sola linea, e nel termomoltiplicatore del nostro Melloni appena s’innalzò d’un decimo di grado.

417. Anche il calore può stare senza la luce; e i tubi caloriferi, che sono in molti appartamenti di abitazioni signorili e di pubblici e privati stabilimenti, lo provano in ogni luogo.

418. L’influenza de’ raggi luciferi del sole sulla natura è tanta, che per essi: 1° si forma nelle piante la clorofilla (32); 2° queste acquistano la forza di succiare il nutrimento terrestre (143) e di assorbire l’acido carbonico (147); 3° le così dette dormienti riaprono le foglie e i fiori; 4° la linfa diviene succo nutritivo (143).

419. La clorofilla ne’ vegetali è tanto più bianchiccia e languida, quanto minore è la luce che gl’illumina. Il grano, fatto germogliare nella oscurità, manca quasi del tutto di clorofilla.

420. In due vasi che contengono della terra fertile, si mettano due semi di pisello. Un vaso si riponga in luogo, ove manca affatto la luce, e abbondano l’aria, l’umido e il calore; e l’altro si tenga esposto all’azione diretta de’ raggi solari. Trascorsi venti o trenta giorni la pianticella al buio, già lunga circa cinquanta centimetri, sottile sottile, con due o tre fogliuzze giallognole, è quasi in sul morire; mentre l’ altra è tutta lussureggiante e piena di rigoglio.

422. I frutti sono più o meno saporiti e buoni, secondo che sono stati più o meno esposti all’azione diretta della luce del sole. Le mele infatti, le pesche, i grappoli d’uva ecc. sono più coloriti, nutritivi e saporiti in quella parte, in cui hanno goduto per più lungo tempo de’ raggi di quell’astro benefico.

423. Per la luce menano pure vita prospera e ben portante l’ uomo e gli animali (406); onde fa mestieri averne sempre molta mediante larghe finestre su i muri delle nostre abitazioni e delle stalle. Dice infatti un proverbio: “Dove non entra sole, cioè luce solare; entra medico.”

427. Gli alberi, acciò che godano di molta luce, si deggiono così piantare, che possano ricevere nelle ore di maggior caldo, dalle undici del mattino alle tre della sera, la quantità di luce che è possibilmente maggiore.  L’ ombra quindi ch’essi gittano all’una pomeridiana può servire di norma.

428. Negli orti dove sono molti alberi da frutta, gli ortaggi prosperano poco; 1° perchè la luce diretta de’ raggi solari non giunge mai sino a loro in tutte le ore del giorno; 2° perchè in proporzione della luce che gode una pianta, si forma sulle sue foglie il succo nutritivo(147-418-421).

429. Per impedire od almeno attenuare d’assai i danni che derivano alle piante dal difetto di luce solare (148-421), un coltivatore deve far uso de’ seguenti mezzi, indicati dai pratici, come i più adatti a favorire la fruttificazione ne’ terreni piuttosto freschi e freddi.

430. Primo Mezzo. – Innanzi che la linfa cominci a circolare su pel tronco dell’ albero, devesi fare un’incisione anulare sulla corteccia de’ rami fruttiferi o togliere un cerchietto superficiale della medesima, largo da tre a cinque millimetri, affine d’ impedire per tal modo, che la linfa discenda prima di essere trasformata in succo nutritivo (158)

431. Questo espediente fin dai tempi più remoti è usato con grande vantaggio nella coltivazione degli ulivi dagli agricoltori di alcune località degli Abruzzi e di altre contrade d’Italia.

432. Secondo Mezzo. – Nella potatura i rami fruttiferi devono disporsi in modo che venga ritardata la circolazione e la discesa del succo nutritivo verso le radici; torna quindi bene il legarli orizzontalmente, ad arco, pensoloni od altrimenti secondo che è meglio provato dalle esigenze climatalogiche locali.

433. Terzo Mezzo. -Il tralcio fruttifero della vite, nel momento della potatura, è bene che venga attorto o inciso ad anello là ove si separa dal capo a legno, detto da altri sperone, affinchè, guastati nel primo caso molti organi, la linfa non possa affluire in gran copia sulle foglie, e nel secondo, sia ritardata la discesa del succo nutritivo.

437. Non è cosa dannosa (104), ma utile (422) il togliere dalle piante fruttifere di alcune date specie, pochi giorni prima della raccolta de’ frutti, una certa quantità di foglie; perocchè la luce solare stando sopra di essi per più lungo tempo, ne accresce la bontà ed il colore: da qui il detto: “Il sol che si fa vino”.

438. Onde sotto alberi, specialmente fronzuti, non prosperano troppo le piante fruttifere, in ispecie le cereali (111); e se per la grande fertilità del terreno o per circostanze meteoriche eccezzionali vi dànno ubertosi ricolti, il sapore la fragranza il colore ecc. saranno esse tanto minori, quanto maggiore è stata la scarsezza della luce solare.

439. Un’ultima prova della grande influenza della luce sulla vita delle piante si ha negli ortaggi, i quali acciò che acquistino bianchezza e tenerezza insieme, si privano della luce con coperture di paglia, foglie, terra ecc; come s’usa fare con l’indivia, i cardi, i finocchi, i sellari ecc.