Aprire un giorno a Campli

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Campli. Scuola media statale. 1 giugno 1996. Presentazione di Aprire un giorno. Introduzione di Nicolino Farina; letture di Dario Iachini. Il M° Renato Marchese eseguì due sonate per violino solo di Eugène Ysaÿe. Al centro del gruppo, in abito scuro, il preside prof. Nicola Natali. Alla sua destra i gentilissimi impiegati della Scuola. Sulla sinistra, il M° Renato Marchese, Dario Iachini, Bob, e il prof. Giuseppe Benguardato.

 

Aprire un giorno 001

Ancora grazie a Nerio Rosa, che mi fece esordire pubblicando il libro nella collana Poeti d’oggi in abruzzo da lui diretta. Un attestato di stima e un incoraggiamento che per me sono stati fondamentali.

 

 

 

 

Il varco del presente

 

 

 

 

 

 

Il varco del presente
Intervista di Nerio Rosa a Ezio Sciarra

Prefazione a Aprire un giorno, Egi 1996.

Questa matura opera prima di Roberto Michilli nasce senza aspettative e quindi senza il peso di particolari responsabilità culturali. L’autore ha scelto come primo lettore dei suoi versi il Prof. Ezio Sciarra, epistemologo delle scienze sociali e professore del Dipartimento di Teorie dei Sistemi e delle Organizzazioni dell’Università degli Studi di Teramo. E ciò perché, fuori da consuetudini letterarie, Michilli voleva il riscontro di un’analisi fenomenologica che ponesse a confronto le sue poesie con le sue istantanee fotografiche, tutte improntate ad un’immediatezza espressiva e ad una essenzialità di modi.

Porgiamo quindi al Prof. Sciarra qualche domanda per avere indicazioni che possano introdurre alla lettura dei versi e alla fruizione delle immagini qui raccolte.

Rosa: Quali sono le fonti ispirative e qual è il carattere della poetica di Roberto Michilli?
Sciarra: Le fonti ispirative sono tutte legate a stati emozionali di attese, vagheggiamenti, trasparenze velate, smarrimenti nel ricordo, momenti vissuti sulle tracce di perdute stagioni, domande sospese, sapori sopiti, atmosfere di sogno impreziosite da tenuità intimistiche, desideri di silenzio, tempi dell’assenza.
I labili confini tra il velo del sogno e gli agguati del vero, entro cui il poeta sente dimidiata la sua vita, vengono ad una soluzione originale, perché una poetica dominante realizza in tutte le sue produzioni un varco per il rasserenamento. Si tratta di un rasserenamento in sospensione, costruito sulla forza della presenza attuale di una forte intimità vissuta, capace di riscattare nell’istantaneità ansie, ricordi, attese dello smarrimento del tempo trascorso.
Emblematica di tale poetica è la lirica “Finalmente sereno”. L’incipit immette nelle infinità del tempo eterno e degli spazi di perduti universi, dove il poeta si smarrisce nei fantasmi dei suoi ricordi e nell’attesa struggente di primavere dolci e crudeli. Ma queste proiezioni di stati emozionali nell’illimite non si risolvono in abbandoni romantici né in dissipazioni nichilistico-esistenziali. Sono solo atmosfere oniriche per ritagliare nell’illimite un tempo-ora di rasserenamento nel limite definito di una mano che stringe forte e di un riso gentile che dona la sicurezza del presente rendendolo immortale. C’è qui il culto di una riappropriazione pacata del vitalismo, quando l’identità è ritrovata nell’intimità di una presenza umana.

Rosa: Che senso hanno l’intimità vagheggiata del sogno rasserenante di Michilli, la sua elegia e la sua metafora del presente?
Sciarra: Hanno in poesia lo stesso senso delle immagini fotografiche. L’autore ritaglia un tempo sincronico che concentra su di sé anche la diacronicità del ripensamento. Lo smarrimento contemporaneo del nomadismo è contenuto nella fase processuale, in sui l’autore di distacca dalla quotidianità nella sospensione di un sogno vagheggiato. Non c’è fuga, ma fissazione di un luogo del rasserenamento ritrovato, che ribalta la memoria delle attese e l’ansia del labirinto contemporaneo nell’istantaneità, sorvegliata e intimamente ricercata, di una immagine emozionale che trasfigura il transitorio in permanente.

Rosa: Come mai una fase processuale che richiama svolgimenti, memorie, nostalgie, attese, riesce a fissare solo l’identità del presente?
Sciarra: Perché il vitalismo latente e raccolto dell’artista, che costituisce il segno della sua immediatezza espressiva, è il prodotto sofferto ma purificato di una elaborazione verso la linearità e l’essenzialità della visione del mondo, avendo l’autore evitato due estremi: da un lato la caduta nel vagheggiamento romantico delle emozioni forti, dall’altro la perdita di senso dello smarrimento negli artifici virtuali e sperimentali del Postmoderno.

Rosa: Per ciò che riguarda la concezione della vita nella poetica di Michilli, come viene alimentato il suo linguaggio espressivo sia nel racconto poetico che nelle immagini fotografiche?
Sciarra: Nella lirica “Noi attraversiamo” è depositata una concezione della vita che considera ogni opera umana autentica nascosta dietro un velo di sogno, immettendo una duplicità fra la vita e i suoi schermi. Apparentemente si rinvia a una concezione dolente ed alienante: amiamo mentre nessuno ci ama, guardiamo ogni cosa e non vediamo nulla. Ma in effetti l’attraversamento delle nostre stagioni è insieme velato e vissuto in una dimensione non estraniante, nel rinvio ciclico tra l’autentico e il nascosto, dove ogni estremo porge all’altro un dono raro e prezioso, per quanto costituisca una ferita dell’anima: la possibilità di emergere in un varco di questa ciclicità, attraversandola, senza esserne attraversati, con la liricità rasserenante e – perché no – felice di rotture istantanee delle linee d’ombra che velano il sogno della vita. La fonte ispirativa della concezione della vita e della linguisticità espressiva dell’autore non è né Prometeo, che espande la sua razionalità del dominio sul mondo, né Dioniso, che affonda nell’ebbrezza delle oscurità insondate oltre la vita, ma è Sisifo, nel suo sogno ciclico fra la delusione e la speranza, la fatica e il riscatto, perennemente disilluso e perennemente felice.
Così anche nelle immagini fotografiche non incombe una solarità apollinea del rischiaramento, né una estraniazione costruttivistica. Pur privo di connotazioni naturalistiche e realistiche, l’autore individua un mondo che, muovendo dal vagheggiamento di una decontestualizzazione onirica, crea l’apertura ad una prima insorgenza di slancio liberatorio, subito raccolto nell’istantaneità del presente. È l’apertura del varco della nascente limpidezza della parola e dell’immagine, a partire dalle costrizioni del silenzio e prima del volo spiegato cui allude Heidegger nella rammemorazione disvelante tra l’inespresso e l’esprimibile. Ecco perché Michilli, come opportunamente titola il volume, esprime la sua poetica nell’Aprire un giorno.