La fine degli incanti tradotta in francese

La fine degli incanti

Siamo il passatempo di noi stessi,
impariamo insieme il tempo e la morte.
Nel mondo alla fine degli incanti,
Sìsifo è il nostro eroe.
L’esistenza è una forma
di ostinato cinismo.

da L’orma lieve, Le Voci della Luna – Poesia, Milano 2011

 

Traduzione di Sylla Mballo, IV B del Liceo Linguistico “G. Milli” di Teramo:

La fin des enchantements

Nous sommes le passe-temps de nous même,
apprendons ensemble le temps et la mort.
Dans le monde à la fin des enchantements,
Sisyphe est notre héros.
L’exixtence est une forme
d’obstiné cynisme.

L’orma lieve al Festival

Sabato 4 maggio 2013, alle ore 20 e 30, presso il Palazzo convegni Kursaal di Giulianova Lido, nell’ambito del II Festival della letteratura “Città di Giulianova”, organizzato da Patrizia di Donato, Azzurra Marcozzi ed Enzo Rapagnà, presentazione con lettura scenica di

 

Copertina Orma Lieve

 

Conduce: Alba Barnabei; voci recitanti: Antonella Ciaccia e Antonia Renzella; interventi critici: Ubaldo Giacomucci; suonano: Graziella Guardiani, Carlo Di Silvestre e Guerino Marchegiani.

La rivista «Testuale» su L’orma lieve

Copertina Orma Lieve

Carissimi Amici,

riceviamo L’orma lieve e vi ringraziamo. Una raccolta a più mani assai accattivante. Testualità raffinata e rarefazione insieme rispondono al vostro intento di portare avanti un sensibile e non banale (come accade oggi con molte troppo pallide esperienze di scrittura) flusso biologico e cosmologico di parola.

La nostra rivista (troverete il n.50 in web al sito www.testualecritica.it ) in linea generale non pubblica, se non raramente, recensioni nel senso tradizionale del termine, ma esclusivamente saggistica e teoria generale. Comunque, è ovvio, ci piace… ‘scoprirvi’ (vediamo comunque dalle biografie che il vostro lavoro e ‘antico’ e le vostre ricerche assai mature – non vi conoscevamo per nostra ignoranza, e ci scusiamo).

Ci piace cercare quel filo rosso che (al di là del valore dei singoli testi) caratterizza in generale la vostra comune vocazione. Ecco allora, qui in questo breve spazio, il tentativo di cogliere i minimi momenti più suggestivi che accomunano il vostro sensibile lavoro:

…. il residuo della pazienza / lo dedico all’attesa che scorrano questi valzer… //…. ma puoi credermi non ho altre strade… // …. i desideri tendono l’ultimo laccio al vento… //… increspature nell’inganno del tempo….

Congratulazioni, auguri e buon lavoro.

TESTUALE (Gio Ferri)

29 dicembre 2012

 

Anna Maria Farabbi su L’orma lieve

 

Scrisse Raymond Andrè: beato l’homme che sa riconoscersi in un’orma lieve.

Questo fulmine lirico ci indica la via interiore della beatitudine camminata con lievità di passo, senza ostentazione né superbia, lasciando sì un impronta ma come segno di transito, di dono offerto, di qualità lasciata in eredità agli altri.

Proprio con questa tessitura significativa, Antonio Alleva, Raymond André, Leandro Di Donato, Roberto Michilli, creano l’opera cuore intitolata, appunto, l’orma lieve, dentro cui il filo della poesia viene passato di mano entrando nella stessa cruna. Poeti stretti a nodo nel sentimento, nel rigore etico del canto, nell’amore per il proprio territorio abruzzese. Fausto Cheng si congiunge a loro, con pari intensità, nell’espressione figurativa.

Tutto è presente, tutti sono presenti, quando la poesia è viva.

Dentro l’aorta del poema scorre il sangue di Raymond André.

 

Anna Maria Farabbi

 

 

L’Orma lieve

Nota critica di Ubaldo Giacomucci

Libro suggestivo e coinvolgente, questo edito da “Le Voci della Luna”, non solo per la qualità dei testi poetici di quattro autori di evidente forza espressiva e notevole efficacia formale, ma anche per la perfetta interazione con la grafica dell’artista Fausto Cheng, che attraversa e valorizza la scrittura poetica di questi autori.

La prefazione di Loredana Magazzeni inquadra perfettamente la dimensione stilistica dei nostri quattro poeti, il cui riferimento al territorio (della provincia di Teramo) è senz’altro casuale, dato che questi testi potrebbero essere tranquillamente proposti come emblematici delle tendenze espressive della ricerca poetica contemporanea nazionale e internazionale.

Antonio Alleva, nella sua sezione “Altri congedi nel moto perpetuo”, delinea la possibilità di far interagire le tematiche esistenziali con quella dimensione linguistica massmediologica con cui si è quasi da sempre confrontato nella propria ricerca poetica, e con esiti sempre felicissimi.
In quest’ultima silloge sembra trovar spazio in particolare una ricerca filosofico-esistenziale sulle domande “ultime”, quelle sul senso della vita e dell’essere, quella del confronto dell’essere umano con una dimensione ontologico-religiosa che sembra essere a tratti quasi deludente più che sfuggente o assente, o addirittura quasi inquietante nella sua lontananza dalla dimensione umana e terrena. Ne emerge una scrittura espressionistica e di grande attualità stilistico-espressiva.

La scrittura poetica di Raymond André si proietta lungo le diverse traiettorie psicologiche dell’introspezione per recuperare uno spazio simbolico ancor più esteso che nella lirica tradizionale. Da questo punto di vista la ricerca poetica non prevale sul testo, secondo un’impostazione moderna, libera da rigidi schemi formali e basata su un lessico quotidiano ricontestualizzato ai fini della dimensione espressiva e della struttura simbolica. La poetica dell’Autore punta anche sull’icasticità dell’espressione e sulla concettualizzazione del messaggio, per assumere pienamente la finalità esistenziale del testo, nell’esigenza di andare oltre gli idoli di un mondo dominato dalla dimensione materiale e consumistica e recuperare una dimensione di autenticità. In questo senso la fenomenologia delle emozioni definisce una poesia dal linguaggio vivo e palpitante, che si confronta con una forma comunicativa ma personale.

Leandro Di Donato ci offre una silloge di poesie incisiva e dal ritmo cadenzato, che concede al lettore versi misurati ma ricchi di senso e di significati. I contenuti legati all’impegno civile si integrano sempre più con una lirica che, pur cercando l’essenzialità del dettato, ha una sua autonomia dall’ormai inflazionato filone ermetico e postermetico, e suggerisce al lettore squarci surreali e motivi di riflessione, simboli intensi e scritture aperte all’interpretazione del lettore. Una poesia, dunque, di particolare maturità espressiva, grazie soprattutto a una cifra stilistica originale, in cui prevale la densità metaforica del testo e i riferimenti a un paesaggio inquieto e alla dimensione sociologica.

Roberto Michilli, in questa sezione “La fine degli incanti”, concilia la lirica con la narrazione in versi, per una forma poetica originale e ricca di sfumature espressive, che sfocia in riflessioni acute e spesso argute (“L’esistenza è una forma / di ostinato cinismo.”) L’autore suggerisce, grazie a questa novità espressiva, la possibilità di ricorrere a una sorta di dimensione concettuale della scrittura poetica, quella Logopea di cui scriveva Ezra Pound in relazione alle forme di poesia (la Melopea, legata alla musicalità, la Fanopea, legata all’immagine, e la Logopea, la più rara, legata alla concettualità, alla riflessione). Così la narrazione in versi si concede alla forza dell’idea e si fa riflessione attiva, al di là del mondo delle opinioni, nella ricerca di una verità parziale ma autentica, garantita dalla ricerca poetica.

Prove per la presentazione di L’orma lieve

Sala San Carlo del Museo Archeologico. Teramo, 7 giugno 2012.

Foto di Fausto Cheng

Con Antonella Ciaccia e Antonia Renzella

Con Alba Barnabei e Ubaldo Giacomucci

Con Antonia Renzella, Alba Barnabei e Ubaldo Giacomucci

Con Graziella Guardiani