Simone Gambacorta su Fate il vostro gioco (2)

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Roberto Michilli torna nelle librerie col romanzo “Fate il vostro gioco”, che come il precedente “Desideri” appare per la scuderia Fernandel, la casa editrice di Giorgio Pozzi che ha regalato più di una sorpresa alla narrativa italiana degli ultimi anni.
Con questo libro Michilli torna ad esplorare il territorio dello “sconfinamento”, quello provocato dalla spinta incontrollabile del desiderio. Per lo scrittore teramano il desiderio è una forza motrice, un proiettile interno e invisibile che trascina i personaggi in uno stato liminare ed extrasistolico, “altro” rispetto ai canoni della normalità e della consuetudine. Il desiderio è un sogno che lascia intravedere un cambiamento decisivo, un’inversione di rotta: ma, al di là del fatto che questo e quella si realizzino (le sorti di un romanzo e di chi lo abita riservano sorprese), la narrativa di Michilli pare anzitutto coagularsi attorno a degli interrogativi: il desiderio, la speranza, il sogno, possono davvero tradursi in realtà? Oppure sono destinati a naufragare dopo una più o meno provvisoria (illusoria?) esistenza? È tutto scritto o tutto è affidato al caso?

“Fate il vostro gioco” prende le mosse nello scompartimento di un treno, dove siede un uomo di nome Alberto (l’io-narrante) che racconta di sé a un altro passeggero. Come nella tradizione archetipica del racconto orale, quando ci si riuniva attorno al fuoco per ascoltare storie, Alberto prende a svelare se stesso a quell’interlocutore occasionale e sconosciuto, gli parla della sua giovinezza, delle sue illusioni, di ciò che fu e non fu, e soprattutto della rovinosa ossessione per il gioco d’azzardo, una maledizione che lo ha scagliato nel baratro e che lo ha costretto a vivere una vita diversa da quella che sperava di avere. Il treno prosegue nel cammino e il racconto procede di pari passo (l’attraversamento della memoria), con le parole di Alberto che plasmano una storia sempre più avvitata e complessa, tutta incentrata sullo sviluppo di un sistema matematico escogitato per sconfiggere la roulette e realizzare l’agognata rivalsa contro il Casinò. Mentre fluisce, la voce di Alberto disegna le altre figure-cardine del romanzo, il giovane informatico Sandro e l’ex fidanzata Franca, presenze che vanno ben al di là della trama (non si tratta di semplici complici) e che consentono a Michilli di tracciare un affresco dove i sentimenti sopiti tornano a galla insieme con quelli sconosciuti. “Fate il vostro gioco” è una confessione laica, dove il treno/confessionale è il mezzo dell’evocazione e dove tutto riflette l’andamento sinusoidale dell’avventura che vi si narra (è appena il caso di sottolineare come “Desideri” e “Fate il vostro gioco” siano accomunati da due ordini di elementi: quello formale, cioè la fluidità della scrittura; quello tematico, cioè la normalità che “impazzisce” sulla spinta del desiderio).

Anche questa volta Michilli ha scritto una storia che si legge come se si bevesse un bicchier d’acqua. Tutto fila e va liscio, tutto torna, tutto si tiene, di sbavature e schegge che inceppino gli ingranaggi neppure l’ombra. Da esperto narratore, da “raccontatore” di razza, Michilli sa affascinare il lettore e sa catturarlo, grazie a un’abilità affabulatoria che rende i suoi romanzi pulsanti, sincopati, incalzanti (col climax che è parte della miscela che alimenta la narrazione). Del resto all’origine della sua scrittura c’è una sorta di congiuntura tra etica ed estetica: a suo parere il lettore non va truffato, non si può rubargli tempo, al contrario è necessario ripagarlo di quello che dedica a un romanzo. L’imperativo di chi scrive è uno: porsi al servizio di chi legge. Una visione delle cose in cui si scorge un riflesso della lezione dell’amico e maestro Pontiggia, quel Peppo (così voleva essere chiamato dagli intimi) che anni fa lo incoraggiò a proseguire nella strada della scrittura e che gli fu vicino dal punto di vista umano prima ancora che letterario, come peraltro testimonia un carteggio tuttora inedito. A ben guardare, però, le affinità col magistero pontiggiano non finiscono qui. Michilli ha fatto suo un altro importante comandamento (di cui Pontiggia parla in un saggio del “Giardino delle Esperidi”): se infatti è vero che «un testo è una stratificazione di significati di cui quello più superficiale deve essere comunque intelligibile», altrettanto certo è che ciascuno strato della torta debba avere un proprio sapore: sta poi a chi legge scegliere sino a quale profondità spingere il palato. Non è un caso, allora, che i romanzi di Michilli nascondano un’addizione di livelli, né che le sue parole rivelino un’aura centrifuga, un “raggio d’ombra” perpendicolare alla criticità e che, quasi di nascosto, come a non voler disturbare il lettore, o meglio, come a non volerlo obbligare al percorrimento di un’unica via, adotta per angoli gli estuari della complessità, con la sospensione del giudizio morale (si veda Kundera) e con gli epiloghi refrattari a emettere una risposta univoca e polivalente. In questo aspetto della narrativa di Michilli si può cogliere anche una testimonianza della sua intensa e porosissima vita di lettore, non foss’altro per la prossimità con le idee e le tecniche di altri maestri, per esempio Checov ed Hemingway, Chiara e Simenon. Certo, i modelli sono tali perché rimangono inarrivabili, ma resta il fatto che con la sua felicità fabulatoria, e con la naturalezza d’andamento delle sue partiture narrative (“Desideri” era impostato secondo un andamento musicale), Roberto Michilli conferma d’essere uno scrittore che pone le proprie storie davanti a se stesso, persuaso che un libro sia un organismo capace di vivere solo grazie al cortocircuito tra autore e lettore, nel momento in cui si realizza quella circolarità necessaria e perfetta che rappresenta la più severa verifica delle ragioni d’una storia.

(Roberto Michilli, “fate il vostro gioco, Fernandel, pp. 128, Euro 12).
Simone Gambacorta

Pubblicato su Roseto.com il 17 luglio 2008

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Bartolomeo Di Monaco su Fate il vostro gioco

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LETTERATURA: Roberto Michilli: “Fate il vostro gioco”, Fernandel, 2008

2 Maggio 2008

di Bartolomeo Di Monaco

Questo romanzo viene dopo Desideri, pubblicato sempre da Fernandel nel 2005.
Il caso e la passione del rischio – l’azzardo – sono messi dall’autore sotto una lente di ingrandimento per cercare di capire quanto taluni cosiddetti vizi siano ingovernabili dall’uomo e quanto sulla fortuna o la sfortuna giochi molto il caso, al di là e al di sopra, perciò, della nostra volontà e della nostra intelligenza: “ Non c’è modo di evitare questa soggezione al capriccio del caso.”; “una certa dose di rischio è ineliminabile dalla nostra esperienza umana, una larga parte della quale continuerà, a dispetto dei nostri sforzi per programmarla e pianificarla, a essere governata dal caso.”
La sfida che qualcuno tenta al rischio e al caso congiuntamente, determina il “vizio”, la passione inestinguibile ed inesauribile del giocatore.
Siamo in uno scompartimento di un treno qualsiasi ed è un ex giocatore, di nome Alberto, poi diventato croupier, ispettore e dirigente, ed ora in pensione, che racconta questa sua esperienza ad un passeggero che non ha niente di meglio da fare e si presta perciò all’ascolto.
La domanda che pone è di estremo interesse: Possibile che non ci sia un modo per asservire a noi stessi il caso?
“Che non si potesse, per esempio, escogitare un sistema sicuro per vincere su quel maledetto tavolo della roulette al quale m’ero ritrovato ad appendere la mia vita intera, da giocatore prima e da schiavo asservito dopo?”
Alberto, dunque, ci fa capire che ha speso buona parte della sua vita alla ricerca del “sistema perfetto”. Ci domandiamo: L’avrà trovato? Ce lo rivelerà con il suo racconto? Ci dice pure che “dopo aver tanto letto e riflettuto, alla fine mi convinsi che era possibile mettere a punto un sistema sicuro. E infatti ci riuscii.”
Michilli, con una bella scrittura chiara e lineare, ci sta seducendo abilmente, aiutato in questo da una ambientazione, quella di Venezia, nello stesso tempo discreta e complice, e noi affondiamo i nostri occhi laddove sentiamo il profumo di un mistero che sta per svelarsi, di una conquista che ci è sempre parsa mitica e impossibile.
L’autore ricorda lui stesso il celebre racconto di Dostoevskij, “Il giocatore”, ma viene in mente anche la suspence che vibra nel romanzo di Maurensig: “La variante di Lüneburg“, del 1993.
È la sua una volontà determinata: “una volontà addirittura incrollabile”;quella cosa la volevo e la dovevo fare: dovevo batter il casinò, e attraverso il casinò dovevo sconfiggere il caso, la sorte, il mio stesso destino.” Ecco scoperta, dunque, la chiave di lettura: in realtà non si tratta di una sfida (”affondare i denti nella giugulare della roulette”) per conseguire una ricchezza materiale, bensì per tornare ad essere l’artefice della propria vita: “non pensavo affatto al lato pratico della faccenda, glielo giuro. Ero riuscito in un’impresa impossibile: questo contava.”Una sfida quindi all’imprevedibile e al mistero.
Quando il narratore comincia a spiegare al suo interlocutore le procedure seguite per giungere al risultato, ci meravigliamo di quanto la scrittura di Michilli sia leggera ed intrigante su di un argomento quale quello sulle probabilità che non è facile rendere chiaro ed accessibile. Inoltre non dobbiamo dimenticare che abbiamo di fatto un solo protagonista, che non solo racconta ma in pratica è il factotum. È lui che fa sembrare animate le roulette, è lui che traforma il lavoro di Sandro (”il giovanotto dai capelli rossi”, con “il cervello di un genio del crimine“) nel percorso ostinato e ansioso che governa la vita di ciascuno di noi; è sempre Alberto che senza dargli mai la parola, ci fa lo stesso immaginare l’interlocutore che gli sta seduto davanti in quel vagone diretto chi sa dove. È ancora lui che, attraverso Franca, dà la risposta più importante alla sua sfida. Notate, infatti, come sa rimettere in scena la ex fiamma, necessaria al suo progetto (vedrete in che modo!), ancora bella, svelta e intelligente, e non avrete dubbi che vi siete trovati fra le mani un romanzo speciale. Franca lo illumina al pari di una stella che, spuntata all’improvviso tra le parole del protagonista, rivela con la sua luce la complessa e inafferrabile realtà in cui sono immersi i nostri destini.

Pubblicato su «Parliamone – Rivista d’arte» il 2 maggio 2008.

Gianluca De Salve su Fate il vostro gioco

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Il demone senza tregua del gioco d’azzardo

Il sogno di ogni scommettitore: il sistema infallibile

Un viaggio nella mente del giocatore d’azzardo. Un viaggio dettagliato per spiegare ciò che ai molti può apparire come irrazionale perché figlio di un istinto che non tutti hanno.
Michilli, l’autore, lo illustra perfettamente delineandone ogni particolare effetto e meccanismo in grado di generare quella spirale interminabile che porta alla completa rovina chi decide di assecondare senza limiti l’effetto “droga” della scommessa.
Si tratta, infatti, di un vizio incessante e terribilmente rapido nella sua capacità di trascinare dall’euforia invincibile alla depressione autodistruttiva che non risparmia nulla, dai soldi alla salute, dal lavoro agli affetti.

Il personaggio di questa vicenda è una di queste persone che non è più in grado di rinunciare all’adrenalina del gioco, a quella sensazione inimitabile che blocca il respiro e ferma il tempo mentre una pallina impazzita cerca di trovare il numero sopra il quale terminare la sua corsa. Il vizio della scommessa nasce in lui con qualche partita a carte con gli amici ma continua a crescere trovando il suo pieno appagamento nel gioco della roulette divorandolo senza tregua e trascinando la sua vita in un tunnel fatto di debiti e disgrazie che finirà con il creare il vuoto intorno a lui fino a quando deciderà, ormai completamente in rovina, di passare dall’altra parte della barricata lavorando come ispettore della sicurezza in vari casinò.

Da questa nuova posizione, egregiamente ricoperta perché meglio di chiunque altro conosce eventuali trucchi o inganni attuati per vincere ingenti somme di denaro, rivede come in uno specchio la persona che era.
Riconosce il demone che prima albergava in lui negli occhi di tanti disperati ma, inevitabilmente, si rende anche conto che quello stesso desiderio non è completamente sopito. La noia e la monotonia di tutti i giorni lo risvegliano e nel tentativo di compiere una vendetta verso quel sistema che gli ha portato via tutto si impegna a realizzare il sogno di ogni scommettitore, ideare il metodo sicuro, quello in grado di ridurre al minimo i rischi e garantire la vincita.

Inizia così a dedicarsi anima e corpo a questa impresa perseguita con tanta costanza quanta fatica, fatta di numeri e statistiche che inizialmente si scontrano senza senso fino a quando come per magia trovano una loro scienza precisa, talmente precisa da riuscire a togliere alla scommessa quella che è la sua componente principale ed essenziale: la sorte. Un elemento che però non si lascerà tanto facilmente aggirare perché attore principale di un gioco ancora più grande di quello della roulette, cioè la vita.

Gianluca De Salve

Fate il vostro gioco
Autore: Roberto Michilli
Casa Editrice Fernandel
123 pagine
Euro 12,00

Pubblicato su Il Re-Censore il 28 ottobre 2008

 

Intervista di Silvana Mazzocchi su Fate il vostro gioco

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Da scommettitore a croupier indagine su un’ossessione

di SILVANA MAZZOCCHI

Merito ai piccoli editori costretti a stare fuori dal circuito dei grandi marchi che fanno e disfano i banconi delle librerie per l’attenzione che mettono nello scoprire o valorizzare nuovi e validi scrittori. Uno di questi è Roberto Michilli, autore di romanzi e di racconti apparsi in riviste letterarie e già vincitore del Premio Teramo, che s’immerge nel gioco d’azzardo e nelle ossessioni di chi del rischio estremo s’è fatto dipendente, con la naturalezza e la profondità del fine conoscitore. Fate il vostro gioco, in questi giorni in libreria pubblicato da Fernandel, (il romanzo precedente, Desideri, era uscito per lo stesso editore nel 2005) è la storia di un uomo che, all’epoca in cui i computer erano un oggetto da pionieri dell’informatica, smette di scommettere al tavolo verde, si trasforma in croupier e finisce per cercare l’adrenalina dall’altra parte della barricata.

Fate il vostro gioco piace e interessa per l’attualità dell’argomento (attualmente, in Italia, sono quasi un milione i giocatori d’azzardo compulsivi), ma soprattutto cattura grazie alla scrittura agile e immaginifica, e all’abilità dell’autore di accompagnarci in un viaggio che ha a che fare con il desiderio di tutti di rinnovare le proprie energie attraverso passioni sempre nuove.

Un libro nasce sempre da un’idea. Quale è stata la sua?
Ho pensato spesso, e credo di non essere il solo, che mi sarebbe piaciuto rivivere la mia vita per poter cancellare gli errori commessi nel passato. Il mio libro racconta un tentativo in questa direzione.

Fate il vostro gioco è la storia di un ex giocatore che finisce per sfidare di nuovo la roulette. Il giocatore d’azzardo non cambia davvero mai?
Più che sfidare di nuovo la roulette, stavolta l’ex giocatore vuole prendersi una rivincita sul diabolico meccanismo che gli ha rovinato l’esistenza, e lo fa sfruttando le conoscenze che gli vengono dal nuovo ruolo. Da giocatore s’è trasformato in croupier, e in seguito è diventato dirigente in un casinò. E’ da questa posizione privilegiata che medita e poi organizza la sua vendetta.
Per quanto riguarda la possibilità di cambiare e quindi guarire dalla malattia del gioco, credo che con un adeguato aiuto psicologico sia senz’altro possibile. Probabilmente chi gioca in modo distruttivo ha nel carattere tratti di immaturità che lo portano a considerare il caso e la fortuna e non le proprie azioni come cause determinanti degli eventi. E’ un modo per autoassolversi ed evitare la responsabilità di prendere in mano la propria vita.
L’azzardo, a volte, può diventare dipendenza. Dipendenza da overdose di emozioni…
Chi cade nella trappola dell’azzardo sviluppa a tutti gli effetti una dipendenza assimilabile a quella indotta dagli stupefacenti. E’ un drogato che non assume sostanze, ma i meccanismi sono gli stessi.

Fate il vostro gioco è pura invenzione?
Credo sia difficile scrivere di emozioni che non si sono provate. Non mi sono fatto travolgere come il protagonista del romanzo, ma so cosa si prova ad aspettare che esca il numero su cui s’è puntato oppure l’arrivo d’una corsa di cavalli stringendo in mano il tagliando della scommessa. Ho capito anche quanto fosse pericolosa e difficile da governare quell’emozione, e perciò ho smesso completamente di giocare d’azzardo.

Pubblicata su Repubblica.it il 5 maggio 2008

Intervista di Simone Gambacorta su Fate il vostro gioco

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Ad aprile 2008 nuovo romanzo di Roberto Michilli. “Fate il vostro gioco” sarà pubblicato da Fernandel, editore tra i più qualificati nel panorama italiano, lo stesso che battezzò “Desideri”. In questa intervista Michilli ci da’ qualche anticipazione sul suo libro. A partire dal gioco d’azzardo.

Secondo romanzo con Fernandel. Dopo “Desideri” arriva “Fate il vostro gioco”. Una doppietta, ma anche una bella soddisfazione…

“L’editore continua a dimostrare stima per il mio lavoro. Spero non debba pentirsene”

E siamo sicuri che non se ne pentirà. Ma cosa racconti questa volta?

“La vicenda di un uomo che dopo aver distrutto con il vizio del gioco la sua esistenza e quella delle persone che gli erano accanto, passa dall’altra parte della barricata e fa carriera in un casinò. Un bel giorno comincia a pensare che forse può vendicarsi di quella roulette che lo ha rovinato. Si mette così a studiare un sistema sicuro per vincere e alla fine lo trova. Più in generale, racconto d’un tentativo di riscrivere la propria vita e cancellare gli errori del passato. Credo sia una cosa che molti vorrebbero fare”

Quando l’hai scritto?

“L’ho scritto parecchi anni fa, prima di “Desideri”. Aveva però una forma diversa, che non convinceva del tutto il mio editore. L’estate scorsa ho modificato la struttura e in questa nuova versione la storia è piaciuta”

Come mai il gioco d’azzardo?

“Il gioco d’azzardo, la sua capacità distruttiva e la psicologia del giocatore, li ha raccontati una volta per tutte Dostoevskij. Nel mio piccolo, mi sono servito del gioco come sfondo per narrare un tentativo di riscatto e una rivincita contro il Caso. Scrive Marco Lodoli: “Chi è il re del mondo? Un Dio lungimirante che sa come disporre le pedine, quali numeri estrarre, cosa deve accadere, e dove e quando; oppure un bambino cieco e dispettoso che mescola e distribuisce alla rinfusa, con l’unico scopo di far proseguire il gioco della vita e divertirsi alle spalle di chi progetta e spera?”. Il protagonista di “Fate il vostro gioco” propende per questa seconda ipotesi. Per lui la legge fondamentale dell’universo è il Caso. Forse è uno che ha letto Lucrezio, il quale diceva che gli atomi si spostano in modo fortuito dalla loro caduta verticale e in questa deviazione urtano quelli a loro vicini, determinando così gli eventi. Ma se c’è qualcosa a inceppare la libera caduta degli atomi, e se si riesce a scoprire qual è questa cosa, allora forse diventa possibile prevedere gli eventi futuri, e ci si può prendere una rivincita su un diabolico marchingegno che ci ha rovinato la vita e sul Caso che ne governa le sorti. Sarebbe bello se fosse così, non è vero? Significherebbe che c’è un margine di libertà all’agire umano. Se a reggere tutto è il Caso, in fondo abbiamo una possibilità; se invece tutto è scritto, allora non c’è davvero speranza”

Come in “Desideri”, hai cercato di raccontare una “spinta” che porta i personaggi a deviare dalle rotte consuete…

“Ma forse tutte le storie che vale la pena di raccontare nascono da uno scarto rispetto alla norma, da una qualche forma di fissazione. E se vogliamo veramente qualcosa, riusciamo a mobilitare energie che nemmeno sapevamo di avere e andiamo così oltre noi stessi e quelle che credevamo essere le nostre possibilità”

Lo hai definito un “romanzo da treno”. Perché?

“Perché vuole, innanzitutto, far passare un paio d’ore piacevoli a chi lo legge, in modo da fargli dimenticare, almeno per quel breve lasso di tempo, la noia e la fatica del viaggio, reale o metaforico che sia. La mia prima preoccupazione è sempre stata quella di rispettare il patto con il lettore. Lui non solo spende soldi per comprare il tuo libro, ma ti regala poi alcune ore della sua vita leggendolo; tu, in cambio di tutto questo che sicuramente non è poco, fai del tuo meglio per offrirgli almeno una storia interessante e di piacevole lettura. Se ci fossi riuscito, mi riterrei già più che soddisfatto. Se poi un lettore particolarmente benevolo scoprisse nel libro anche qualche spunto di riflessione, tanto di guadagnato. Non sarò certo io a lamentarmene”

Il libro sarà presentato a Teramo a giugno al Festival Lib[e]ri, da Gianluca Morozzi, ottimo scrittore e tuo “collega” nella scuderia Fernandel…

“Lo considero un amico, e di quelli preziosi. Gli voglio bene perché Gianluca, oltre ad essere uno scrittore di straordinario talento, è anche una persona gentile, disponibile e di grande generosità”

Simone Gambacorta

(Pubblicato su “La Città quotidiano”, Teramo)

Simone Gambacorta su Fate il vostro gioco

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Nuovo romanzo dello scrittore teramano. L’editore è ancora Fernandel.

Con “Fate il vostro gioco” Roberto Michilli prosegue l’indagine sugli sconfinamenti provocati dalla spinta incontrollabile del desiderio, quella spinta che induce chi vuole qualcosa a vivere in uno stato extrasistolico, sognando un cambiamento decisivo. Tra questo nuovo romanzo e il precedente “Desideri” c’è dunque una parentela stretta. Ma veniamo a noi: nello scompartimento di un treno, Alberto (io-narrante) racconta di sé a un altro passeggero e gli parla della sua giovinezza, della rovinosa ossessione del gioco d’azzardo e della ricerca di una rivincita impossibile prima e possibile poi, realizzata con l’aiuto dell’informatico Sandro e dell’ex fidanzata Franca. Il romanzo è perciò una confessione laica, dove il treno/confessionale è il mezzo dell’evocazione e dove tutto riflette l’andamento sinusoidale dell’avventura di Alberto e soci, veri e propri complici nell’ideare una sorta di rapina senza armi che, pian piano, li condurrà al sospirato coronamento dell’impresa: la sconfitta della roulette grazie a un sistema scientifico e una cascata di denaro (nessuno pensi però a un lieto fine). Appartiene a Michilli l’abilità di fare della scrittura un solvente ove disciogliere i dati dell’individualità (le movenze emotive e psicologiche sono silenziate, sottocutanee, ma pur sempre avvertibili), così come le ambizioni e le smanie, le voglie e le brame dei suoi personaggi. Gli appartiene anche la capacità d’impiantare questi e quelle in una narrazione tecnicamente impeccabile, e insaporita da una proteina affabulatoria che accorda le parti in un insieme compatto e pulsante. Ma in questo romanzo il gioco d’azzardo è il pretesto per una trama, l’innesco con cui far detonare una materia narrativa capace di parlare di un uomo e del suo personalissimo funambolismo. E forse quel che più conta sta in quel che meno si vede: nel racconto di tre fughe diverse da tre solitudini diverse.

(Roberto Michilli, “Fate il vostro gioco”, Fernandel, pp. 128, Euro 12)

Simone Gambacorta

(Pubblicato su “La Città mensile”, Teramo, aprile 2008)

Marcello D’Alessandra su Fate il vostro gioco

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Vita di un’ossessione
di Marcello D’alessandra

«Il sottoscritto», maggio 2008

Al suo esordio Roberto Michilli aveva scritto un romanzo sul desiderio che diventa totalizzante ossessione (Desideri, Fernandel 2005), variamente declinato in quattro storie a comporre un mosaico di piacevole, non pretenziosa lettura. Storie sulla rovinosa spirale in cui un uomo può cadere se abbandona tutto se stesso a un impulso passionale, in quel caso di specie quasi sempre erotica. Col suo nuovo romanzo (in verità precedente alla prova d’esordio, pubblicato solo ora dopo lavoro di revisione), l’autore ha scritto una storia che potrebbe facilmente accostarsi alle precedenti, sebbene priva di certi studiati rimandi che legavano tra loro quelle, e per una certa diversità d’intonazione. Anche questa è la storia di un’ossessione, e tra le più ricorrenti, anche letterariamente: quella per il gioco. Il protagonista, dopo aver dilapidato la propria fortuna al tavolo verde, trova un impiego e fa carriera presso un casinò – quando si dice il destino –, e la passione divorante, unita a una volontà di riscatto contro l’avversa fortuna, lo conduce ad accarezzare il sogno di mettere a punto un sistema di calcolo che gli consenta di prevedere, con buona approssimazione, contando anche sui difetti presenti in ogni roulette, dove la pallina andrà a fermarsi. Strumenti utili all’impresa sono i personal computer (la narrazione è collocata nella fase ancora pionieristica, primi anni Novanta, dei mezzi informatici, e c’è dentro lo stupore carico di aspettative per queste macchine cervellotiche). E così finalmente realizzare il sogno di ogni giocatore e vincere la sua personalissima sfida, la sua ossessione. «Si commette peccato – scrive Pavese nel suo diario – per liberarsi della sua ossessione»: possibile ideale epigrafe alla narrativa, almeno fino ad oggi, di Michilli. E’ ancora una storia, come già nel primo romanzo, della piccola provincia italiana, che l’autore – vive a Teramo – conosce dal di dentro; l’ambiente è quello della borghesia, tra un passato di nobiltà decaduta (il cui patrimonio il protagonista ha prosciugato col vizio per il tavolo verde) e intraprendenza tipica dei piccoli centri operosi (un negozio di foto-ottica era il luogo al centro della precedente narrazione, qui c’è un salone da parrucchiere ultimo grido che fa affari e detta uno stile). E della provincia Michilli racconta le ossessive manie, le smanie che facilmente conducono alla perdizione, alla rovina; o, come stavolta sembrerebbe, a fortune da leggenda, di quelle raccontate con stupore morboso dai paesani nei loro ritrovi. Ma qui rispetto al suo esordio il tono è più lieve, divertito. La narrazione piana, lineare, priva di particolari rivendicazioni linguistiche – una scrittura al servizio del lettore, ama ripetere l’autore –, qui si prende l’agio ulteriore di un tono conversevole anche più svagato e disteso. Durante un viaggio in treno, un passeggero racconta all’altro, per l’occasione conosciuto, una storia che si concluderà appena giunto alla stazione di arrivo. Un racconto, un libro di quelli buoni da leggersi in treno – suggerisce per metafora la narrazione –, per rendere il viaggio più lieve e se possibile perfino piacevole. Anche la tensione della vicenda narrata, carattere peculiare del precedente romanzo, con la passione che là accerchiava il personaggio, fino all’annientamento, qui facilmente si stempera nel tono scanzonato, quando non auto-canzonatorio, assunto dal narratore-protagonista. In fondo, sembra suggerirci, non è che un gioco tutto: la vita, il racconto che ne facciamo, come in treno a un signore curioso, che in mancanza di meglio, in quel momento, è disposto ad ascoltarci. Fate il vostro gioco è il titolo – ben scelto, anche per le suggestioni possibili – del romanzo: attorno a una roulette ciascuno è chiamato a puntare sul numero giusto, a scommettere con la sorte e col proprio destino; la pallina che corre, “tac, tac, tac”.