Poeti italiani del Novecento

Si può dire che l’elenco della poesia italiana successiva al 1910 (e per circa un settantennio, fin verso quel 1975 che sembra essere una data di svolta) rechi dodici o tredici nomi, ossia Gozzano; Saba; Rebora; Campana; Ungaretti; Montale; Tessa; Luzi; Penna; Caproni; Sereni; Pasolini; Zanzotto.

A questi, con vario grado di consenso della critica, si associano almeno altri venti poeti: Palazzeschi; Corazzini; Onofri; Moretti; Jahier; Boine; Sbarbaro; Soffici; Cardarelli; Marin; Bertolucci; Quasimodo; Betocchi; Gatto; Noventa; Pavese; Sinisgalli; Sanguineti; Rosselli; Giudici; Raboni; Loi.

Trentacinque lirici in settant’anni: la “fredda posterità” ne conserverà certo meno della metà. Gli altri dovrebbero sapere fin d’ora, come diceva uno di loro, che l’onore di un poeta riverbera anche su altri poeti.

Franco Fortini

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Une fumée

André Frénaud (1907-1993). Traduzione di Giorgio Caproni.

La vie se rassemble à chaque instant
comme une fumée sur le toit.
Comme le soleil s’en va des vallées
comme un cheval à larges pas,
la vie s’en va.

O mon désastre, mon beau désastre,
ma vie, tu m’as trop épargné.
Il fallait te défaire au matin
comme un peu d’eau ravie au ciel,
comme un souffle d’air est heureux
dans le vol bavard des hirondelles.

Fumo

La vita si raccoglie ad ogni istante
come un fumo sul tetto.
Come il sole se ne va dalle valli,
come un cavallo a lunghi passi,
se ne va la vita.

O mio disastro, mio bel disastro,
mia vita, troppo m’hai risparmiato.
Sul mattino, avresti dovuto dissolverti,
come un po’ d’acqua rapita in cielo,
felice com’è nel volo delle rondini,
garrulo, una bava d’aria.