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Giuliano Mesa (1957-2011).

 

e poi (e poi) –
e poi è tutto nel ridursi?
dopo, nel dopo,
a poco, poco dopo?

non rosso d’anguria
(di globuli increspati d’ossigeno)
non questo giallo d’aria stinta
(eppure tinta, ancora, come se tingessimo)
non questo azzurro e il bianco
che fanno le nubi lassù,
che fanno, ancora, anche paura
(e ancora dire, e ancora – pensa – un tremito)

(e poi il nero, il nero –
e poi il nero che non finirà)

(una tua mano, nel tuo sonno, ti stava accarezzando –
non moriremo più)

Giuliano Mesa – [ne andranno gocce]

Giuliano Mesa (1957-2011)

ne andranno gocce, anche, lungo i muri,
screpolati, stinti, così come dev’essere
muffe su macchie, ruggini su steli di ferro,
pistilli, foglie color pastello vere e cancerose
così come dev’essere, dita rugose sopra,
dita impoltigliate e fatte lisce,
anche già pronte all’uso, a soffregare,
a sdilinquire, in tutta fretta a chiudere,
morse, tagliole, facendo tacche, anche,
per memoria, ne andranno gocce,
giù lungo qualcosa, e su può darsi,
e forse chissà dove, se càpita che soffi il vento.

da chissà, 2002