Nicola Vacca su Il prigioniero

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Lermontov

Michail Lérmontov ha segnato in maniera definitiva la lirica romantica europea e aperto, con «Un eroe del nostro tempo», la stagione dei grandi romanzi russi.

Questo lo sostiene Roberto Michilli, studioso di letteratura, scrittore e poeta, che da anni studia questo grande scrittore russo che senza dubbio merita di essere conosciuto a fondo.

Per i tipi di Galaad due anni fa Michilli curò l’edizione di quaranta poesie inedite di Lérmontov.

In questi giorni, sempre per l’editore abruzzese, esce «Il prigioniero», una corposa e appassionata biografia che Michilli dedica allo scrittore russo.

«Il prigioniero» è la prima biografia di Lérmontov scritta e pubblicata in Italia.

L’autore lavora sui, testi, sull’espistolario e su documenti, rigorosamente di prima mano, per ricostruire la vita, il tempo e le opere di Michail Lérmontov.

Tra studio e racconto, Michilli è abile nel ricostruire soprattutto i rapporti di con gli scrittori e gli intellettuali del suo tempo.

Interssanti le ricognizioni sull’epistolario che evidenziano l’importanza di una voce poetica che influenzerà la poesia e la letteratura non solo del suo tempo.

Michilli, che subisce dalla giovane età l’influenza letteraria di Lérmontov, parla di un uomo di esperienza che avendone passate tante aveva capito molto delle cose del mondo e degli uomini e nel suo libro più importante le raccontava con uno stile asciutto e mostrando una notevole dose di ironia, soprattutto verso se stesso.

La vita di Lérmontov – intrecciata con quella di Puskin – si è consumata nel passaggio breve di ventisette anni. Ma è stata, la sua, un’esistenza che ha bruciato le tappe della grande letteratura.

Questo grande russo merita una riscoperta e una nuova considerazione soprattutto perché lui è il vero precursore di una grande stagione di letteratura russa.

Robero Michilli nelle ottocento pagine del suo libro entra nel cuore del suo scrittore preferito e in maniera minuziosa ne racconta vita e opere senza tralasciare nulla della grandezza inattuale di questo straordinario personaggio della grande letteratura russa che meriterebbe la stessa fama e considerazione di Dostoevskij, Tolstoj e Gogol.

In appendice Michilli effettua anche una ricognizione delle tracce lasciate dagli scritti dell’autore russo nella musica, nel cinema e nella letteratura.

Sono numerosi gli adattamenti televisivi, teatrali e cinematografici che si sono ispirati all’oera di Lermontov.

Pasternak, Cechov e Tolstoj spesso nei loro libro lo anno citato più volte. L’autore del dottor Zivago dedicò a Lermontov la sua raccolta di poesie «Mia sorella la vita».

«Il prigioniero» di Robero Michilli offre ai lettori la possibilità di conoscere a fondo uno dei più grandi scrittori russi che senza dubbio merita più luce e visibilità.

Michail Lérmontov oggi dal punto di vista letterario ha tutte le carte in regola per essere un eroe del nostro tempo da scoprire attraverso le sue pagine intense che hanno raccontato in versi e in prosa un mondo ricco di intuizioni e di fermenti.

Uno scrittore immenso che ha fatto grande nel mondo la letteratura russa che tutti amiamo.

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Livia Bidoli su 40 poesie

Centro Russo di Roma. Michilli traduce Lermontov

Articolo di Livia Bidoli

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Fabio Brotto su Quaranta poesie

Per gli amanti della poesia: uno splendido libro.

 

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Ultra-romanticismo russo: questa è l’impressione che mi ha seguito durante tutta la mia lettura di questo libro. Un libro che anzitutto colpisce per la sua sobria bellezza fisica: carta e stampa di una qualità oggi rara, che fanno perfettamente capire come il mondo della carta e quello degli schermi e schermini siano mondi separati. Non conflittuali, ma separati. Con questo libro già prima della lettura godono il tatto e la vista.

Le quaranta poesie che indica il titolo (Galaad Edizioni 2014), sono scelte da Roberto Michilli assieme ad alcuni frammenti. A fronte c’è il testo russo. L’apparato critico è davvero eccellente, e guida anche il lettore che nulla sa di Lermontov alla comprensione della sua arte e alla conoscenza della sua vita, con note puntuali e meticolose, e anche mediante il confronto con altre versioni italiane degli stessi testi (come quelle di Tommaso Landolfi). Naturalmente, questo apre il discorso sulla traducibilità della poesia, soprattutto poi di quella in cui la sapienza metrica – è il caso di Lermontov – gioca un ruolo decisivo. Ma è questo un abisso da cui mi tengo sempre lontano. Pensiamo alla questione posta qui anche da un testo come Nel nord selvaggio solitario sta, che è un rifacimento lermontoviano della celebre Ein Fichtenbaum steht einsam di Heinrich Heine.

Nel nord selvaggio solitario sta
su nuda cima un pino
e dorme oscillando, e una neve fresca
lo riveste come un manto.

E sogna che in un deserto lontano
– nella terra dove si leva il sole,
sola e triste sopra una roccia ardente
cresce una bellissima palma.

Quella di Michail Lermontov è una figura impressionante per molteplici aspetti. Ma, in quanto muore in duello a soli 26 anni, nella condizione di espulso dal centro sociale-culturale della Russia, dopo aver scritto alcuni capolavori che lo pongono ai vertici della letteratura russa e mondiale, incarna una singolare fusione tra genio e vittima sacrificale. Una fusione che non è affatto misteriosa, purché si comprenda il meccanismo che sta – immutabile – sotto le sue innumerevoli declinazioni.

http://brotture.net/2014/07/16/quaranta-poesie/