In ricordo di Pia Pera: Lermontov

Michaíl Júr’evič Lérmontov (1814-1841)
Prefazione a Un eroe del nostro tempo (Геро́й на́шего вре́мени). Traduzione di Pia Pera.

In ogni libro la prefazione è la prima e anche l’ultima cosa; serve o da spiegazione del fine dell’opera, o da giustificazione e risposta alle critiche. Eppure, di solito, ai lettori poco importa del fine morale o degli attacchi dei recensori, ragion per cui non leggono le prefazioni. È un peccato che sia così, soprattutto da noi. Il nostro pubblico è ancora così giovane e ingenuo da non capire una favola a meno di trovarci alla fine una lezioncina. Non coglie lo scherzo, non avverte l’ironia; molto semplicemente, è male educato. Continua a ignorare che nella buona società e in un buon libro non c’è spazio per l’insulto diretto; che la civiltà contemporanea ha escogitato un’arma assai più affilata, quasi invisibile, eppure letale, che, sotto la veste dell’adulazione, sa infliggere colpi precisi e ineludibili. Il nostro pubblico è come un provinciale che, orecchiata la conversazione di due diplomatici legati a corti nemiche, ne tragga la convinzione che ciascuno inganni il proprio governo a vantaggio della più tenera amicizia reciproca.
Recentemente questo libro ha subito la deplorevole credulità di certi lettori e perfino delle riviste nel significato letterale delle parole. Alcuni si sono terribilmente offesi, e molto sul serio, che venisse loro portato a esempio un uomo così immorale come l’Eroe del nostro tempo; molto finemente altri hanno osservato che l’autore avrebbe ritratto se stesso e i suoi conoscenti… Che trovata vecchia e penosa! Ma si vede che la nostra Russia è fatta così, si rinnova in tutto fuorché in queste assurdità. Da noi il più fantastico dei racconti fantastici si sottrarrà a stento al rimprovero di attentato alla dignità della persona!
Un eroe del nostro tempo, miei cari signori, è proprio un ritratto, ma non di un singolo uomo: è un ritratto composto con i vizi di tutta la nostra generazione nel loro pieno sviluppo. Mi ripeterete che un uomo non può essere così malvagio, e io vi dirò: avete ritenuto possibile l’esistenza di tutti gli scellerati tragici e romantici; perché non credete dunque nella realtà di Pečorin? Avete ammirato finzioni molto più orripilanti e mostruose, e allora perché questo personaggio, perfino come finzione, non incontra la vostra indulgenza? Non sarà perché contiene più verità di quanto non vorreste?
Direte che la morale non ha nulla da guadagnarci? Scusate. Gli uomini sono stati nutriti anche troppo con i dolciumi; così si sono rovinati lo stomaco: urgono medicine amare, verità brucianti. Ciò detto, non crediate tuttavia che l’autore di questo libro abbia mai nutrito il sogno superbo di correggere i vizi degli uomini. Dio lo salvi da una simile dabbenaggine! Semplicemente si è divertito a disegnare l’uomo contemporaneo così come lo capisce e così come, per sventura vostra e sua, lo ha incontrato fin troppo spesso. Basti questo, avere indicato il male, quanto al curarlo… solo Dio lo sa!

Во всякой книге предисловие есть первая и вместе с тем последняя  вещь; оно или служит объяснением цели сочинения,  или  правданием  и  ответом  на критики. Но обыкновенно  читателям  дела  нет  до  нравственной  цели  и  до журнальных нападок, и потому они не читают предисловий. А жаль, что это так, особенно у нас. Наша публика так еще молода и простодушна, что  не  понимает басни, если в конце ее на находит нравоучения. Она не  угадывает  шутки,  не чувствует иронии; она просто дурно  воспитана.  Она  еще  не  знает,  что  в порядочном обществе и в порядочной книге явная брань не может  иметь  места; что современная образованность изобрела орудие более острое, почти невидимое и тем не менее смертельное, которое, под одеждою лести, наносит  неотразимый и верный удар.  Наша  публика  похожа  на  провинциала,  который,  подслушав разговор двух дипломатов, принадлежащих  к  враждебным  дворам,  остался  бы уверен, что каждый из них обманывает свое равительство  в  пользу  взаимной нежнейшей дружбы.
Эта  книга  испытала  на  себе  еще  недавно  несчастную доверчивость некоторых читателей и даже журналов к буквальному значению слов. Иные ужасно обиделись, и не  шутя,  что  им  ставят  в  пример  такого  безнравственного человека, как Герой Нашего Времени; другие  же  очень  тонко  замечали,  что сочинитель нарисовал свой портрет и  портреты  своих  знакомых…  Старая  и жалкая шутка! Но, видно, Русь так уж сотворена, что все в  ней  обновляется, кроме подобных нелепостей. Самая волшебная из волшебных сказок у нас едва ли избегнет упрека в покушении на оскорбление личности!
Герой Нашего Времени, милостивые государи мои, точно,  портрет,  но  не одного  человека:  это  портрет,  составленный  из  пороков   всего  нашего поколения, в полном их развитии. Вы мне опять скажете, что человек не  может быть так дурен, а я вам скажу, что ежели вы верили возможности существования всех трагических  и  романтических  злодеев,  отчего  же  вы  не  веруете  в действительность  Печорина?  Если  вы  любовались  вымыслами  гораздо  более ужасными и уродливыми, отчего же этот характер, даже как вымысел, не находит у вас пощады? Уж не оттого ли, что в нем больше правды, нежели  бы  вы  того желали?..
Вы скажете,  что  нравственность  от  этого  не  выигрывает?  Извините. Довольно людей кормили сластями; у них от этого  испортился  желудок:  нужны горькие лекарства, едкие истины. Но не думайте, однако,  после  этого,  чтоб автор этой книги  имел  когда-нибудь  гордую  мечту  сделаться  исправителем людских пороков. Боже его избави  от  такого  невежества!  Ему  просто  было весело рисовать современного человека, каким он его  понимает,  и  к  его  и вашему несчастью, слишком часто встречал. Будет и того, что болезнь указана, а как ее излечить – это уж бог знает!

Il prigioniero sul Primo amore

 

copIlprigioniero bordo

 

“Mi sono arrampicato fin sulla cima delle montagne coperte di neve, e non è stato facile. Mezza Georgia è visibile da lassù, come se fosse su un piatto d’argento… Non hai bisogno di niente in quegli istanti, potresti metterti seduto a guardare per tutta la vita.” La prima biografia italiana del grande autore russo, ricca di inediti, scritta da Roberto Michilli e pubblicata da Galaad.

pubblicato da t.scarpa
in dal vivo il 11 novembre 2015

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Il prigioniero

Michail Jur’evič Lermontov (1814-1841). Traduzione di Roberto Michilli.

Il prigioniero

Apritemi la prigione,
datemi lo splendore del giorno,
una vergine dagli occhi neri,
un destriero dalla criniera nera!
Io la giovane bellezza
prima dolcemente bacerò,
sul cavallo poi salterò,
nella steppa, come il vento, volerò.

Ma è alta la finestra della cella,
pesante la porta con la serratura;
Occhineri è lontana,
nel suo sfarzoso terem,
il buon cavallo è in un verde campo
senza briglie, solo, in libertà
galoppa allegro e vivace,
la coda spiegata al vento.

Sono solo — non ho alcun conforto:
nude pareti intorno,
debole il raggio del lume brilla
di un fuoco morente;
si sente soltanto: oltre le porte,
con passi risonanti e misurati,
cammina nel silenzio della notte
la sentinella rassegnata.

1837

 

Узник

Отворите мне темницу,
Дайте мне сиянье дня,
Черноглазую девицу,
Черногривого коня!
Я красавицу младую
Прежде сладко поцелую,
На коня потом вскочу,
В степь, как ветер, улечу.

*

Но окно тюрьмы высоко,
Дверь тяжелая с замком;
Черноокая далеко,
В пышном тереме своем,
Добрый конь в зеленом поле
Без узды, один, по воле
Скачет весел и игрив,
Хвост по ветру распустив.

*

Одинок я — нет отрады:
Стены голые кругом,
Тускло светит луч лампады
Умирающим огнем;
Только слышно: за дверями,
Звучномерными шагами,
Ходит в тишине ночной
Безответный часовой.

1837


copIlprigioniero bordo

 

4a di copertina bordo

 

Danilo Mandolini su 40 poesie

da Arcipelago Itaca (sedicesima apparizione). www.arcipelagoitaca.it

Roberto Michilli, il curatore del più recente lavoro in italiano su Lermontov (Quaranta poesie, Galaad Edizioni, Giulianova – TE, 2014) oggetto della nostra attenzione in questa sedicesima apparizione di “Arcipelago itaca” blo-mag, conosce molto bene sia le polemiche seguite alle pubblicazioni postume dell’opera del nostro (e, ovviamente, i relativi contenuti e criteri di selezione dei testi), che quanto svolto da Landolfi in Italia sulla stessa. Prima di illustrarci in dettaglio l’impostazione del suo lavoro, infatti, Michilli, nella sua puntuale Introduzione a Quaranta poesie, effettua una panoramica più che esaustiva sulla “storia dell’attenzione” che l’editoria russo-sovietica ed italiana ha dedicato al poeta moscovita.
Fissando a mo’ di “spartiacque” proprio il 1836 di cui in precedenza ed estrapolando materiale messo a punto dall’autore sia prima che dopo questo anno, Roberto Michilli ci ha offerto, nell’anno appena concluso, una prima edizione (uscita a marzo) contenente quarantaquattro testi in versi e due frammenti di Lermontov proposti con testo originale a fronte e traduzione in italiano. Nell’edizione ampliata dello stesso volume (uscita ad ottobre), e fermo restando i criteri organizzativi di base della prima edizione, sono state aggiunte quattordici liriche portando così il numero totale di queste a sessanta. Va segnalato che è già in diffusione la seconda ristampa della seconda edizione e che delle sessanta poesie della versione definitiva del lavoro, trentasette sono alla loro prima traduzione in italiano ed una parte di queste sono alla loro prima traduzione “tout-court” nelle principali lingue della letteratura mondiale.
Parallelamente all’implementazione del numero dei testi, è, evidentemente e proporzionalmente, cresciuto anche il preziosissimo e notevole apparato delle Note (il libro è composto, oltre che dal corpo dei testi in lingua originale e tradotti e dalla già citata Introduzione a firma del curatore, da una dettagliata crono-bio-bibliografia dell’autore e dal notevolis-simo apporto rappresentato, appunto, dalle Note di Michilli).
Le note in questione sono un vero e proprio libro nel libro; la cura di queste è tale da consentire al lettore la contestualizzazione di ogni singola poesia nell’ambito del “quadro” critico italiano, russo-sovietico ed internazionale, di quello bio-bibliografico dell’autore e di quello storiografico generale (in alcuni casi, il curatore arriva addirittura ad evidenziare i link per l’ascolto, in internet, dei testi di Lermontov interpretati in russo).

Le ultime annotazioni di questa sintetica presentazione sono ora per il traduttore e per l’editore.
Riguardo al primo occorre affermare che l’interpretazione che Michilli dà dei testi di Lermontov da lui selezionati e tradotti in italiano pare ricreare, esaltandolo al meglio e al massimo, proprio il “pathos” che immaginiamo abbia retto l’esperienza di vita e, conseguentemente, il percorso di ricerca artistica del grande scrittore russo. Non di meno, sembra evidente che il lavoro di traduzione in questione – il tono stesso e diretto (in qualche modo poco filtrato, pensiamo) della traduzione, verrebbe da dire – sia straordinariamente funzionale a porre l’accento sulle visioni nitide, che erano poi le istanze introspettive e civili al tempo stesso, proprie del versificare lermontoviano.
Riteniamo che Quaranta poesie meriti l’attenzione fornita in queste e nelle pagine che seguono perché rappresenta, nel tempo “disgraziato” di oggi, un felice esperimento, un esempio illuminante di come un piccolo ma lungimirante editore unito ad uno studioso – appartato, sì, ma con la “S” maiuscola – possano, semplicemente, produrre vera letteratura.

cop 40 poesie 1a 001

cop 40 poesia 4a 001